C'era in Atene una bella donna. Etère concubine e donne libere nella Grecia antica, Vittoria LongoniDott.ssa Vittoria Longoni, Lei è autrice del libro C’era in Atene una bella donna. Etère concubine e donne libere nella Grecia antica edito da Enciclopedia delle Donne: qual era la condizione delle donne nella Grecia antica?
Molto diversificata secondo le epoche, le città e le classi sociali. Erano donne che vivevano sempre in un contesto patriarcale, ma la condizione che ci è più nota è quella delle mogli e madri ateniesi di buona famiglia, relegate nelle case per la maggior parte del tempo, stimate in ambito privato ma inesistenti sul piano pubblico. Diversa era invece la condizione delle donne aristocratiche in età arcaica, che potevano partecipare a volte ai banchetti; molto più libera era invece la vita delle donne dell’isola di Lesbo, di cui ci parlano i frammenti poetici di Saffo, quella delle donne spartane, che vivevano soprattutto a contatto tra di loro nei gruppi di coetanee, quella dell’area ionica e cretese. La condizione delle donne evolve poi in età ellenistica, nel mondo della “koiné” che prevedeva maggiore istruzione in generale e molte figure di principesse e regine nei vari regni, e in età romana, quando anche nel mondo greco si diffusero le leggi e un certo grado di emancipazione femminile, prevista dalla società della Roma imperiale.

Chi erano le donne greche libere da Lei raccontate?
Mi sono soffermata soprattutto sulle figure di donne che non si sono rassegnate a stare nelle “caselle” previste dall’ordinamento patriarcale (o mogli o concubine o etère o schiave). Quindi Saffo, Aspasia, le altre poetesse di età classica ed ellenistica come Anite e Merò, le più note regine come Artemisia, Berenice, Arsinoe, Cleopatra, e tra le etère, quelle che hanno raggiunto un grado maggiore di autodeterminazione e di affermazione sociale: Rodopi,Laide, Teodote, Neera, Frine ecc. E pensatrici come la pitagorica Teanò. Il tutto entro il secondo secolo d.C, per questo non parlo ancora di Ipazia di Alessandria, per esempio, o dell’imperatrice Teodosia.

Nel Suo libro emergono alcune figure singolari: Laide, Neera, Teodote, Frine, Clitennestra e Cassandra, etère, sorelle, concubine, donne libere che non vissero nel solco del destino moglie/madre. Quale fama ne hanno tramandato le fonti?
Purtroppo le figure di queste donne, molto note nel mondo a loro contemporaneo, sono state oscurate nella tradizione greca successiva e ancora di più nelle fonti successive del mondo occidentale. Nei miti, le donne che compiono gesti di trasgressione, come Elena o Clitennestra, sono figure negative, anche se poi i vari autori possono aver compiuto delle rivisitazioni successive di altro genere. Nonostante la generale scarsità di notizie e di testi, tuttavia ci restano frammenti di testi poetici e di riflessioni morali, titoli di opere scritte da loro, e numerose testimonianze che si ricavano dagli storici greci, dai commenti alle tragedie e commedie e da notizie varie raccolte dai compilatori di età romana. Ci restano poi le trasfigurazioni letterarie che delle figure delle etère hanno compiuto per esempio Menandro, Luciano, Alcifrone, Ateneo e altri.

Come si conduceva la vita di una etèra?
Se era affermata, poteva in certa misura scegliere tra i suoi clienti le persone con cui intrattenere rapporti di durata prestabilita, a volte anche piuttosto lunga nel tempo. A volte una singola etèra si legava a due o più amici contemporaneamente, con contratti che definivano il numero di notti da trascorrere con l’uno o con l’altro. Partecipavano a banchetti, spettacoli teatrali, conversazioni culturali, facevano da modelle agli artisti. In età ellenistica alcune etère diventarono amanti e concubine di sovrani e generali. In età classica però la loro esistenza era soggetta a discriminazioni e a cattiva fama; inoltre quando diventavano anziane potevano conoscere un grave declino, e spesso erano esposte a violenze, o ai disagi derivanti da una vita molto promiscua o dall’alcolismo. Alcune però diventavano a loro volta formatrici di giovani da avviare al mestiere e gestivano bordelli, più o meno “di lusso”, pagando regolarmente le tasse sui proventi.

Quanto era diffusa la prostituzione nella Grecia antica?
Diffusissima, ovviamente, come in tutto il mondo patriarcale, con in più la presenza “normale” delle schiave. A Atene la legislazione di Solone aveva prescritto l’istituzione di bordelli in ogni quartiere della città. C’erano anche casi di prostituzione “sacra” presso i templi, per esempio a Corinto.

Cosa rappresentava per una donna greca il matrimonio?
Il matrimonio, a cui le ragazze do norma arrivavano vergini, intorno ai 15 anni, era negoziato tra i suoi genitori e il futuro sposo (almeno trentenne). Era un fatto che cementava alleanze tra famiglie e comportava una dote (mentre in età “omerica” è il futuro sposo che deve gareggiare con altri pretendenti nell’offerta di doni nuziali da dare alla famiglia della ragazza, nell’Atene di età classica è la famiglia della ragazza che deve versare la dote al marito). Ad Atene, la figlia che restava unica erede di un patrimonio per morte del padre e assenza di fratelli doveva sposare un parente maschio molto prossimo, per non disperdere l’eredità familiare. Insomma l’amore di norma non era previsto, almeno all’inizio, e alla ragazza non si chiedeva un consenso esplicito: doveva fidarsi della scelta fatta dai suoi genitori. La Medea di Euripide per esempio dice: “Noi donne dobbiamo comprarci a caro prezzo, insieme al marito, un padrone del nostro corpo, e non sappiamo in anticipo se sarà un padrone buono o cattivo.” La separazione e il divorzio, pur essendo teoricamente possibili per le donne, avvenivano in pochissimi casi e comportavano rischi e cattiva fama. Il matrimonio, con l’acquisto dello status onorato di moglie e di madre, era considerato l’apice del destino femminile, ma veniva scontato con una forte sottomissione, quanto meno in area ateniese. Le mogli riconosciute e di buona condotta avevano tuttavia anche ad Atene dei loro momenti di incontro e di vita collettiva, in occasione delle festività dedicate a Demetra e Persèfone.

A completamento di queste mie risposte, aggiungo qualche notizia in più sulle linee portanti del mio libro.

Sviluppare la storia delle donne, nello spazio e nel tempo, significa poter avere uno sguardo più lungo e più profondo su temi che ci stanno molto a cuore: il significato della libertà femminile, le origini del patriarcato, il ruolo delle varie forme di prostituzione nelle società androcentriche, la dicotomia storica tra la figura della moglie e quella dell’amante, o dell’etèra.

Il mio libro si basa su dati storici rivisitati e su testi di autori greci, tra Omero e il secondo secolo d.C., riletti e analizzati in base alle riflessioni dei femminismi contemporanei, e su alcuni interessanti e frammentari testi di autrici (Saffo e altre 8 poete greche di epoca classica ed ellenistico-romana, e alcune lettere della filosofa pitagorica Teanò) che ci sono arrivati filtrando tra le maglie strette di una tradizione maschilista e misogina, durata tre millenni. La figura delle concubine e delle schiave è legata alla pratica continua delle guerre – insieme causa storica e grande metafora dell’asservimento femminile- che si combattevano nell’antica Grecia per conquistare innanzitutto le donne, oltre che i beni, delle città sconfitte. L’epica omerica ci parla di questa appropriazione dei “corpi” femminili da parte dei guerrieri con una chiarezza impressionante e brutale; la figura della moglie, onorata in quanto sottomessa e fedele, si contrappone a quella delle amanti (Elena, Clitennestra) e a quella delle concubine, di norma prigioniere di guerra, secondo una regìa patriarcale del tutto funzionale alle esigenze e ai criteri maschili. A partire dal VII secolo a.C. nelle pòleis greche in pieno sviluppo economico e sociale compaiono molte figure di etère: donne belle e colte, esperte in arti musicali ed erotiche, capaci di conversazione brillante, compagne di banchetti e feste, mantenute dai loro amanti, ma discriminate dalla comunità cittadina, esposte a molti rischi e bersagliate da una costante cattiva fama, frutto tipico ed evidente delle dicotomie patriarcali. Con lo scorrere dei secoli, il panorama delle figure femminili diventa più vario, i confini rigidi che distinguono la moglie dalla concubina e dall’etèra si allentano in parte, le relazioni tra i sessi diventano più fluide: per evoluzione della società, ma anche per l’influsso di donne ammirevoli e capaci di una grande ascesa sociale, da Rodopi a Laide, Frine, Neera, Teodote, fino alle regine di età ellenistica.