“C’è del marcio in Occidente” di Piergiorgio Odifreddi

C'è del marcio in Occidente, Piergiorgio OdifreddiC’è del marcio in Occidente
di Piergiorgio Odifreddi
Raffaello Cortina Editore

«Una critica oggettiva dell’Occidente può solo venire da una disamina impersonale e distaccata, che affronti razionalmente e fattualmente gli aspetti costitutivi del nostro mondo. Questo è appunto il compito che mi prefiggo nel libro: elencare dieci categorie che mi sembrano caratteristiche della civiltà occidentale, e analizzarle una a una in altrettanti capitoli, sia pure in maniera necessariamente breve e concisa.

Per mediare il distacco tra il soggettivo e l’oggettivo, apro e chiudo il libro con venti visioni dell’Occidente, ben più significative e autorevoli del mio sguardo individuale. Le ho suddivise in due capitoli, temporalmente separati dal 1989: cioè, dalla data della caduta del Muro di Berlino, che per un istante sembrò segnare il trionfo definitivo dell’Occidente, e del suo modello di vita e di società.

Trovo sorprendente che le ampie divergenze geografiche, culturali e politiche fra gli autori citati, che spaziano dagli europei agli asiatici, dai letterati agli scienziati, dai pacifisti ai terroristi, dagli uomini di stato ai papi, non impediscano loro di esprimere critiche convergenti nei confronti dell’Occidente, anche e soprattutto nel nuovo millennio.

Solo uno schizofrenico potrebbe condividere tutte le loro contrapposte premesse. Ma solo un ottuso potrebbe non accettare la loro condivisa conclusione. Infatti, un semplice principio logico assicura che ciò che discende da ipotesi fra loro contraddittorie è necessariamente vero. […]

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C'è del marcio in Occidente
  • Odifreddi, Piergiorgio (Autore)

Sono stati gli scritti di Russell e Einstein, e gli insegnamenti di Rotblat e Atiyah, a introdurmi all’utopia matura di un mondo senza chiese, senza stati, senza possessi e senza armi […].

Le recenti guerre in Ucraina e in Palestina non hanno invece influito sulla mia visione, e si sono limitate a confermare una posizione che avevo già maturato negli anni. Una posizione di avversione per il modello autoreferenziale, giudaico-cristiano, colonialista, militarista, razzista, classicista, idealista, capitalista, antidemocratico e illiberale di un Occidente che mi appare sempre più come un insopportabile bambino capriccioso ed egoista, o uno scostante adolescente immaturo e presuntuoso.

Oggi gli occidentali infantili o adolescenziali credono che un mondo senza dèi, senza frontiere, senza multinazionali e senza atomiche sia solo una pia o un’empia illusione. Forse un giorno gli occidentali maturi si accorgeranno che altrettanto illusorie apparivano le nazioni ai tempi delle città-stato, le confederazioni o gli imperi ai tempi degli stati nazionali, e le superpotenze prima della Guerra Fredda.

Purtroppo, come le nazioni si sono costituite con guerriglie fra le città, le confederazioni e gli imperi con guerre fra le nazioni, e le superpotenze con la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, anche il nuovo ordine mondiale si costituirà con una Terza Guerra Mondiale, combattuta tra l’Occidente e il resto del pianeta. La Quarta, come disse Einstein, si combatterà poi tra bande armate di pietre e bastoni. […]

In realtà, ci sarebbe anche una soluzione alternativa: che l’Occidente ammettesse le proprie secolari malefatte, compensasse gli enormi danni provocati, rinunciasse a dominare l’intero pianeta, e concordasse insieme al resto dell’umanità un governo mondiale democratico. Sarebbe la soluzione razionalmente più sensata, eticamente più equilibrata, moralmente più giusta e politicamente più pacifica, ma non rientra nel carattere aggressivo, arrogante e prevaricatore dell’Occidente, come questo libro ha cercato di dimostrare. E dunque, non verrà scelta spontaneamente.»

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