Bud. Un gigante per papà, Cristiana PedersoliCristiana Pedersoli, Lei è autrice del libro Bud. Un gigante per papà edito da Giunti, la biografia di Bud Spencer, al secolo Carlo Pedersoli, Suo papà: che uomo era Bud Spencer?
Papà era un uomo elegante nel senso più profondo della parola, senza esibizioni e senza sfarzo, era molto discreto e poco mondano. Aveva grandi passioni e molta curiosità verso tutto, inoltre era pieno di allegria e positività. Amava leggere e documentarsi, nell’ultimo periodo della sua vita amava studiare la storia e la filosofia e conosceva tutte le capitali del mondo.

Era molto ingombrante in tutti i sensi, appena entrava in una stanza si percepiva immediatamente una grande energia e subito una grande tranquillità e tutto ruotava intorno a lui naturalmente, era il polo d’attrazione.

Bud Spencer è tra i personaggi del cinema più amati in Italia e all’estero: qual è la ragione del suo successo?
Mio padre è sempre stato molto semplice e umile anche nel successo: i suoi fan lo hanno amato anche per questo. Ha portato se stesso sullo schermo, la sua personalità, era molto istintivo ed empatico allo stesso tempo. Ha sempre rappresentato la difesa dei più deboli, la difesa delle donne e il senso di giustizia e nei suoi personaggi alla fine traspaiono sempre dei grandi valori come quello dell’amicizia. All’estero poi è diventato un vero idolo forse perché è riuscito ad arrivare nel cuore del bambino che c’è in ognuno di noi.

Chi era nella vita privata Bud Spencer?
Era un uomo divertente, molto simpatico che raccontava le barzellette mimandole con dei gesti che riuscivi ad immedesimarti nella storia. Amava cantare e ballare e ci coinvolgeva spesso a farlo insieme a lui iniziando a suonare la chitarra e il pianoforte pur non avendo mai studiato musica, era totalmente autodidatta ma di grande talento. Aveva imparato a suonare e cantare in Sud America.

Qual è l’origine del suo nome d’arte?
Spesso si è detto che il nome Bud sia nato dalla sua passione per la birra Budweiser, in realtà papà non amava bere. Ricordo che questo nome lo trovò proprio lui. Pensò che fosse divertente utilizzare il nome “bocciolo” (in inglese “Bud”) in contrapposizione al suo fisico così poco minuto.

Come nacque il sodalizio professionale con Mario Girotti, alias Terence Hill?
Il sodalizio con Terence nacque nel 1967 in occasione del film “Dio perdona io no” di Giuseppe Colizzi. Fino a quel momento papà non aveva mai pensato di diventare un attore ma avendo delle cambiali da dover pagare, accettò la proposta di Colizzi che aveva proprio bisogno di un uomo grande e grosso, con la barba e che sapesse nuotare quindi chiamò mia madre che già conosceva e gli chiese se suo marito aveva ancora quella stazza ed era disposto a recitare. Spinto dalla necessità accettò la parte. Inizialmente il suo coprotagonista doveva essere Peter Martel ma la sera prima delle riprese questi litigò con la fidanzata e si ruppe un piede dando un calcio alla porta. Impossibilitato a girare venne sostituito dal giovane e bello Mario Girotti che aveva appena terminato un altro film. Bud e Terence si incontrarono su quel set e non si lasciarono più. Da quel momento la loro vita sarebbe cambiata dando inizio ad un sodalizio magico e straordinario durato moltissimi anni.

Suo padre era una personalità poliedrica e straordinaria: campione sportivo, pilota di aereo ed elicottero, poliglotta. Quali altri interessi aveva Bud?
Nel mio libro “Bud un gigante per papà” ho provato a raccontare le sue mille vite ma è difficile racchiuderlo in un manoscritto, riesce sempre a strabordare. Non è stato facile raccontare tutte le sue avventure, le sue passioni. Tutto era smodato nella sua vita. È stato campione italiano di nuoto nello stile libero per dieci anni consecutivi, ha fatto due Olimpiadi, ha giocato nella nazionale di pallanuoto. Ha composto musiche e canzoni. La sua passione per il volo lo ha spinto a prendere il brevetto di volo di aerei ed elicotteri poi ha fondato una compagnia aerea, Mistral air. La passione per il mare lo ha portato a progettare un rimorchiatore, il Sant’Andrea che diventò la sua casa galleggiante nei periodi estivi. Ha scritto libri e ha partecipato alla costruzione della Panamericana come capo cantiere. Ha vissuto la sua vita intensamente e con tanta passione, senza nessun rimpianto e senza rimorsi.

Qual è la lezione più preziosa che Le ha lasciato Suo padre?
Il più grande insegnamento è stato quello di accettare la vita così come viene e accettare ciò che c’è di buono e anche di male, cercando di trasformare in positivo il negativo e andare comunque sempre avanti senza compatirsi. Mi ha insegnato a non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Era un uomo libero, buono, che aveva il dono di sognare, di far sognare gli altri ma soprattutto aveva il dono di far sorridere i bambini, riunire le famiglie e regalare la serenità. Lo ringrazio per aver sempre preso a pugni la tristezza.

Quale, tra i tanti aneddoti e ricordi da Lei raccontati nel libro, ritiene più evocativo della personalità di Suo papà?
L’aneddoto più divertente è stato quando a Torino atterrando all’aeroporto si diresse velocemente verso la macchina blu con autista che lo attendeva e soltanto alla fine del tragitto scoprì che in realtà l’autista era un avvocato che aveva appena accompagnato la moglie che partiva e vedendo Bud Spencer che si infilava nella sua auto non aveva avuto il coraggio di dirgli nulla ma era stato contento di poter passare dei minuti insieme al suo attore preferito. Ricordava spesso quell’aneddoto ridendo come un pazzo e noi con lui.

Cristiana Pedersoli è la seconda figlia di Bud Spencer, all’anagrafe Carlo Pedersoli. Vive a Roma dove lavora come artista e ideatrice, insieme al padre, del progetto “No Regrets” per la tutela dei diritti dell’infanzia e a sostegno delle donne vittime di violenza.

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