“Breve storia della letteratura rosa” di Patrizia Violi

Breve storia della letteratura rosa, Patrizia VioliBreve storia della letteratura rosa
di Patrizia Violi
Graphe.it

Bistrattata e dileggiata dalla cultura ufficiale, la letteratura rosa rappresenta tuttavia «un’incredibile fucina di best seller. Con i romanzi d’amore sempre in vetta alle classifiche è nata una vera e propria industria del rosa: imperi editoriali internazionali hanno capitalizzato sulle storie d’amore. Nel mondo si vendono due romanzi rosa al secondo, come rivela con soddisfazione la portavoce di Harlequin, la casa editrice canadese, leader indiscussa di mercato. Arrivata nel nostro Paese nel 1981 è divenuta Harmony, crasi fra il nome della casa madre e Mondadori, primo editore italiano a importare il catalogo romance». Nonostante la crisi dell’editoria, infatti, «il settore non conosce flessioni di vendite.»

Il libro di Patrizia Violi ripercorre «cambiamenti e trasformazioni della narrativa rosa: dagli albori nel diciottesimo secolo fino ai giorni odierni» con «l’obiettivo di comprendere e approfondire i dettagli dello storytelling sentimentale: dai romanzi di appendice di Carolina Invernizio per arrivare all’erotismo delle Cinquanta sfumature e alla fan fiction come After di Anna Todd.»

«Il segreto del successo del rosa sta nel patto implicito fra autore e lettore: le aspettative non vengono mai tradite»: tutte le storie, «nonostante scenari, ambientazioni e tipologie differenti», raccontano «un amore che sorge all’improvviso ma stenta a realizzarsi in una vita di coppia, perché ostacoli di ogni genere si frappongono fra i due innamorati. Poi fra colpi di scena ed escamotage letterari si arriverà al lieto fine, garantito», nel quale tutti vivono felici e contenti. Lo schema, onnipresente, del resto è lo stesso delle favole: «c’è sempre una lei, in cui le lettrici si identificano, che incontra un lui irresistibile.» Dopo varie traversie, i due protagonisti finalmente realizzano il loro sogno d’amore: sono proprio «le aspettative femminili, la speranza di un riscatto e una vita più felice, già presenti nelle favole che provocheranno poi la nascita del romanzo rosa.» Nel romanzo rosa, però, è la love story «il soggetto principale del plot».

Il prototipo di questo genere letterario è Pamela, o la virtù premiata, romanzo epistolare dell’inglese Samuel Richardson, pubblicato nel 1740 con grandissimo successo. Il romanzo rappresentava «il primo tentativo di rivolgersi soprattutto al pubblico femminile, usando il sentimento dell’amore come elemento fondamentale dell’intera storia». Verso la fine dell’Ottocento, nel pubblico delle lettrici, «scattò, oltre alla voglia di un riscatto attraverso il matrimonio, anche un bisogno di compensazione rispetto alla propria inferiorità sociale. […] La risposta a questa esigenza arrivò con il romanzo d’appendice», creato da Carolina Invernizio. Nel suo universo letterario la giustizia trionfava sempre: «non esistevano delitti che non fossero puniti, virtù senza premio, […] operosità non ricompensate, intrighi non svelati.» La Invernizio «si rivolge direttamente alle donne, che chiama affettuosamente «le mie gentili lettrici». È la prima scrittrice capace di instaurare un intenso rapporto confidenziale, un’affettuosa e compiaciuta intesa con il proprio pubblico femminile.»

La sua «produzione, vastissima, si prolunga per quarant’anni e consta di ben centoventitré opere; si identifica nel feuilleton e infatti i testi furono inizialmente pubblicati a puntate su varie riviste dell’epoca.» Tra i titoli più famosi: Rina o l’angelo delle Alpi (1877), Il bacio di una morta (1886), Sepolta viva (1896), L’albergo del delitto (1905), Il cadavere accusatore (1912).»

La fama di Carolina Invernizio causava fastidio e la sua intelligenza era continuamente fatta oggetto di scherno tanto che per lei, nativa proprio della cittadina in provincia di Pavia, venne coniata la famosa espressione “casalinga di Voghera”, «per indicare tout court una sensibilità femminile ottusa».

È poi la volta dell’astro di Liala, pseudonimo di Amalia Liana Negretti Odescalchi, inventato per lei da D’Annunzio. Il suo primo romanzo Signorsì (1931) andò esaurito venti giorni dopo la pubblicazione, segnando «l’inizio di un successo ininterrotto che nessun’altra scrittrice italiana di rosa ha più eguagliato».

«L’ho scritto per non impazzire», dichiarò l’autrice; il romanzo racconta la sua vera storia: «A ventidue anni sposa l’affascinante marchese Cambiasi, molto più anziano di lei; la passione però finisce presto, il marito riprende la sua vita gaudente da scapolo e lascia spesso sola la giovane moglie. Ma Liala è bella e la solitudine dura pochissimo, incontra un altro marchese, più giovane e aitante. Si chiama Vittorio Centurione Scotto ed è un eroico pilota di idrovolanti. Fra i due è colpo di fulmine. Liala vuole lasciare il marito e anche la figlia nata da poco, il destino però ci mette lo zampino e il bellissimo pilota perisce, precipita in mare durante un allenamento e muore. Siamo nel 1926: Liala si dispera, il marito, che stava anche per concederle il divorzio all’estero, […] la consola riprendendola nel focolare domestico. Si ameranno ancora e avranno anche un’altra figlia. […] Da qui in poi praticamente tutti i suoi romanzi avranno più o meno lo stesso canovaccio: Liala pone la sua biografia amorosa come prototipo del rosa».

Nel dopoguerra, per stare al passo con la sempre maggiore domanda di storie sentimentali, nascono le riviste: nel 1946 i fratelli Del Duca dell’Editoriale Universo fondano Grand Hotel. Sempre nel 1946, Mondadori lancia Confidenze di Liala, «che la celeberrima scrittrice dirige per due anni, rendendo ancora più saldo il rapporto con le sue lettrici che possono avere con lei un contatto più stretto e diretto, scrivendo al giornale.»

«Dopo la presa di coscienza femminista degli anni Settamta e Ottanta e il relativo disprezzo verso il successo planetario dell’impero Harlequin, la letteratura femminile cerca una nuova direzione», che dia voce a un nuovo modello di donna: «indipendente e consapevole sia delle proprie ambizioni che dei limiti e paure». Come Madeleine Sophie Townley, in arte Sophie Kinsella, che «nel 2000 raggiunge la fama con I love shopping, diario di una giornalista economica (goffa, simpatica, insicura e divertente […]) che ha una pericolosa assuefazione agli acquisti compulsivi.» Un successo da quaranta milioni di copie, venduto in sessanta Paesi e tradotto in quaranta lingue che diventa anche un film ed è seguito da dieci romanzi fra sequel e spin off. O Helen Fielding, autrice nel 1996 de Il diario di Bridget Jones, che narra «le disavventure della simpatica Bridget, single londinese pigra e romantica», vendendo più di quindici milioni di copie in quaranta Paesi.

Intanto la letteratura rosa vive la rivoluzione di internet: con il self publishing «il successo di un autore non deve più necessariamente passare attraverso il filtro di una casa editrice». «Amazon diventa terreno di caccia per gli editori che scrutano le classifiche di vendita per trovare autori avvincenti.»

All’inizio degli anni 2000, all’interno della subcultura fandom, si sviluppa il fenomeno della fan fiction. Nel 2008 Erika Leonard James, sceneggiatrice e produttrice televisiva, dà vita al sito fiftyshades.com dove prendono vita due best seller mondiali: Cinquanta sfumature di grigio (maggio 2011) e Cinquanta sfumature di nero (settembre 2011). l’autrice si autopubblica le prime versioni dei romanzi, a firma Snowqueen’s Icedragon e distribuite su Amazon per essere lette su Kindle. Alla trilogia della James seguono due spin off, Grey (2015) in cui racconta la storia d’amore e di sesso dei protagonisti dalla parte di lui, e Darker (2018) nel quale sempre il miliardario Christian spiega meglio e in maniera più torbida la situazione.

E.L. James rappresenta un punto di svolta nel rosa, lanciando nel mercato mainstream la letteratura erotica al femminile. Il suo successo planetario dimostra non solo che le lettrici hanno voglia di leggere vicende erotiche ma anche che, autopubblicandosi, è possibile farcela. Sono in poche, tuttavia, a emergere: tra queste, un’estetista dell’Ohio, Anna Todd, che, nel 2013, grazie a una nuova piattaforma, Wattpad, ispirandosi alla fan fiction e alle Cinquanta sfumature, comincia a scrivere una storia simile dedicata però alle più giovani. Anna, «sposata a soli diciotto anni con un soldato partito subito per il fronte, ha un sacco di tempo per sfogarsi […]. Scrive sul cellulare un capitolo al giorno per un anno.» Nel 2014 pubblica After; da allora l’autrice non si ferma più pubblicando ogni anno dopo un sequel, un prequel e vari spin off e sancendo, ancora una volta, la vitalità e la forza di un genere letterario che appare come «un utilissimo anestetico con moderati e sopportabili effetti collaterali».

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