Professoressa Marmodoro e Professor Mayr, voi siete co-autori del libro Breve introduzione alla metafisica, pubblicato per i tipi di Carocci: di cosa si occupa la metafisica?
Breve introduzione alla metafisica Anna Marmodoro Erasmus MayrLa metafisica, nella sua accezione più ampia, si occupa di ciò che esiste e di com’è ciò che esiste; essa solleva e tenta di risolvere domande relative alla natura della realità, come per esempio: quali sono i costituenti ultimi della realtà? Che tipi di entità popolano il mondo in cui viviamo? Come cambia il mondo e come interagiscono causalmente le cose nel mondo? …E molto altro.
La metafisica è antica quanto il pensiero umano. Il nome della disciplina deriva dal titolo di un’opera di Aristotele (anche se Aristotele stesso non lo utilizzò mai). Fu un commentatore di Aristotele (molto probabilmente Andronico di Rodi), almeno cento anni dopo la morte di Aristotele, a dare il titolo “Ta meta ta physika” a uno dei suoi lavori, che significa letteralmente “dopo i libri di fisica”, dove “i libri di fisica” è la collezione di libri che adesso noi chiamiamo la Fisica di Aristotele.
Come altre scienze, la metafisica ha il proprio obiettivo e la propria metodologia: in termini molto generali, il suo obiettivo è di condurre a una maggiore conoscenza della realtà tramite l’analisi di problemi e lo sviluppo di modelli esplicativi, i quali vengono poi “messi alla prova” da possibili controesempi che il modello in questione potrebbe non essere in grado di spiegare.
Nonostante il dominio di interesse della metafisica si sia evoluto continuamente dai tempi di Aristotele, c’è una continuità che connette la metafisica antica e quella contemporanea che riguarda il suo oggetto di studio e la sua metodologia. È proprio questa continuità che cerchiamo di mettere in luce nel nostro libro, attraverso una presentazione degli sviluppi più recenti del dibattito in metafisica e delle loro radici nella storia della filosofia.

Quali sono i principali orientamenti della metafisica contemporanea?
I due principali orientamenti che hanno caratterizzato la metafisica degli ultimi decenni possono essere denominati rispettivamente neo-humeanismo e neo-aristotelismo.
Sia i neo-humeani che i neo-aristotelici abbracciano una concezione “tradizionale” della metafisica, secondo cui i metafisici non hanno il mero compito di analizzare i nostri “schemi concettuali” (eccetto quando fare ciò costituisce un metodo efficace per trovare risposte a domande metafisiche). Al contrario, i metafisici sono impegnati in un’indagine della natura del reale — un’indagine la cui legittimità non è messa in dubbio nonostante le numerose difficoltà epistemologiche che la caratterizzano. David Lewis, uno dei maggiori rappresentanti del neo-humeanismo degli ultimi decenni, scrive:
“Quando il menù delle teorie ben sviluppate è davanti a noi, la filosofia è una questione di opinioni. Ciò vuol dire che non c’è nessuna verità? O che la verità è una nostra creazione, e che ognuno può crearne una differente? Per nulla! Se tu dici categoricamente che non c’è nessun dio, e io dico che ci sono innumerevoli dei …uno di noi, almeno, sta commettendo un errore di fatto. Chi di noi sia nel torto dipende da ciò che c’è.” (Lewis 1983, p. xi, trad. nostra).
In aggiunta, sia i neo-humeani come David Lewis che la maggior parte dei neo-aristotelici condividono l’interesse per la domanda su quale sia la struttura ontologica fondamentale del mondo.
I neo-aristotelici (come Kit Fine, Jonathan Shaffer, David Armstrong e E.J. Lowe, per menzionarne solo alcuni) adottano un’ontologia di sostanze e proprietà (universali); solitamente essi accettano una qualche forma di essenzialismo (da cui derivano la modalità) e di spiegazione ilemorfica degli oggetti materiali. Quest’ultima è una visione che al giorno d’oggi sta generando molto dibattito e viene sviluppata in moltissime direzioni diverse. Ridotta all’osso, questa visione, come presentata nella Metafisica, sostiene che le sostanze individuali siano un “composto” di materia e forma, dove ogni sostanza di questo tipo è costituita da un aggregato particolare di materia organizzata funzionalmente da una forma specifica. Per esempio, una particolare casa ha come materia di cui è direttamente composta dei mattoni, della malta e del legno, organizzati in un modo specifico che è adatto a svolgere la funzione di dimora. In modo simile, un particolare cavallo ha come materia di cui è direttamente composto carne, sangue e ossa, organizzati in un modo specifico, che è adatto a sostenere un tipo specifico di vita, quella di un quadrupede erbivoro. Tramite l’essenzialismo, la metafisica neo-aristotelica offre un fondamento per le verità modali che, contrariamente alla metafisica di Lewis, evita ogni riferimento a “mondi possibili”, e che rende le verità modali oggettive, indipendenti dai soggetti coscienti, ma al contempo conoscibili per gli esseri umani.

Quali sono i concetti centrali della metafisica?
Quelli che abbiamo selezionato per il nostro libro sono ampiamenti considerati concetti centrali della metafisica: sostanza, proprietà, relazioni, causalità, modalità e libero arbitrio. La lista potrebbe naturalmente essere più lunga.

Cosa sostiene la metafisica dei “poteri”?
In una sua versione diffusa e influente, la metafisica dei “poteri” sostiene che tutte le proprietà fondamentali alla base della realtà (come massa, spin e carica elettrica) siano definite essenzialmente dal tipo di cambiamento che possono generare, in condizioni appropriate. Altre versioni della teoria affermano che almeno alcune di queste proprietà sono poteri, ma che altre sono proprietà categoriche (ovvero proprietà non “potenti”, inerti).

Quale relazione esiste tra causalità e libero arbitrio?
In metafisica, uno dei più grandi rompicapo di tutti i tempi concerne il quesito su come la nostra visione della natura e del mondo permetta che gli individui possano agire e decidere liberamente. Molti filosofi hanno sostenuto che la questione della causalità giochi un ruolo chiave a questo proposito: se le nostre azioni e le nostre decisioni sono causate da eventi accaduti in precedenza, sembra che tali azioni e decisioni dopotutto non possano essere libere. Ma se le nostre azioni non sono causate, allora esse sembrano essere il risultato del puro caso o della sorte. Ma quando agiamo liberamente vogliamo attribuire l’azione a noi stessi (e infatti solitamente pensiamo di poter essere orgogliosi o vergognarci per essa), e tale attribuzione sembra impossibile se l’azione è puramente “dovuta al caso”. Dunque, la libertà sembra richiedere la causalità, ma al contempo, sembra impossibile da conciliare con essa. Tuttavia, molti filosofi sono giunti a pensare che questo annoso dilemma sia solo apparente, ed emerge solamente quando pensiamo che la causalità debba essere deterministica (ovvero, sia tale che la causa rende l’effetto necessario). Se uno non la pensa così, e accetta che una causa possa rendere il suo effetto solo più probabile, senza necessitarlo, si può avere al contempo causalità e libertà.

Che visione del libero arbitrio propone il “nuovo disposizionalismo”?
Il “nuovo disposizionalismo” offre una via d’uscita differente per l’antico problema riguardante il libero arbitrio, e mostra come le azioni possano essere attribuite all’agente nonostante il determinismo. Secondo questa antica e intuitiva visione, il libero arbitrio richiede come condizione che l’agente possa agire altrimenti: agiamo liberamente solamente quando avremmo potuto agire diversamente. Spesso è stato sostenuto che questa condizione non possa essere soddisfatta se il mondo è completamente deterministico, ovvero se è un mondo in cui tutto ciò che accade è reso necessario da eventi che sono accaduti precedentemente. Il nuovo disposizionalismo offre una soluzione a questo problema, perché offre una nuova interpretazione del fatto che l’agente “avrebbe potuto” agire altrimenti. Questo “avrebbe potuto” significa semplicemente che l’agente possiede le abilità rilevanti per agire in modo differente, e una persona può possedere tali abilità anche se il mondo è completamente deterministico.