“Bisogni e desideri. Società, consumi e cinema in Italia dalla ricostruzione al boom” di Agnese Bertolotti

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Prof.ssa Agnese Bertolotti, Lei è autrice del libro Bisogni e desideri. Società, consumi e cinema in Italia dalla ricostruzione al boom edito da Mimesis: quale mutamento subisce la società italiana negli anni del secondo dopoguerra?
Bisogni e desideri. Società, consumi e cinema in Italia dalla ricostruzione al boom, Agnese BertolottiLa società italiana negli anni del secondo dopoguerra esce dal ventennio fascista e dalla catastrofe del secondo conflitto mondiale, affacciandosi a una ricostruzione non solo materiale – quindi fisica, reale ed economica – dei beni distrutti dagli eventi bellici, ma anche intraprendendo un rinnovamento dei propri valori e una ricostituzione dei beni immateriali e morali necessari alla ridefinizione di una nuova identità nazionale. Infatti, la fine della seconda guerra mondiale lascia non pochi danni nel territorio fisico e mentale del nostro Paese: le immagini del tempo, oltre alle macerie, ci mostrano una popolazione prostrata, povera gente malvestita e denutrita, un paesaggio devastato dai bombardamenti e un’economia distrutta.

Nell’immediato dopoguerra, i consumi sono ancora bloccati ai livelli di pura sussistenza, propri di un’economia estremamente povera, basata soprattutto sulla produzione agricola e orientata all’autoconsumo, allo spirito di sacrificio e all’etica del risparmio.

Con questa situazione di partenza, l’Italia si avvia verso quella che sarà una lunga ricostruzione: sono anni difficili, durante i quali gli italiani si trovano alle prese non solo con la necessità della ricostruzione materiale ed economica del Paese, ma anche con l’inderogabile esigenza di ricostruire una propria identità e un territorio mentale di appartenenza, dopo vent’anni di retorica fascista che avevano influenzato a fondo istituzioni e cultura di massa del Paese, formando intere generazioni e lasciando il segno non solo nell’ordinamento dello Stato, ma anche nelle sue leggi, nelle sue strutture, nella sua amministrazione. Si avvertiva la necessità di un’opera di radicale rinnovamento dei valori condivisi dagli italiani e, attraverso la leadership americana, sono proprio i consumi ad assumere un ruolo centrale nella costruzione e legittimazione delle società occidentali nel nuovo contesto del dopoguerra. È grazie anche all’influenza statunitense che gli italiani possono lasciarsi alle spalle gli anni più duri della ricostruzione postbellica, nutrendo grandi speranze per il futuro: all’affacciarsi degli anni Cinquanta il ricordo della guerra, dei suoi patimenti e dei suoi bisogni insoddisfatti appartiene già a un passato sempre più estraneo dalla quotidianità della maggioranza della popolazione.

Proprio con le migliorate condizioni di vita, la dimensione del desiderio – e non più solo quella del bisogno – incarna la spinta verso i nuovi comportamenti di consumo della popolazione; una porzione sempre maggiore del reddito delle famiglie italiane non è più destinata a soddisfare i bisogni di pura e semplice sussistenza, ma può essere investita diversamente, assecondando i nuovi desideri di modernità, spesso privilegiando i nuovi consumi prodotti dall’influenza dello stile di vita americano: automobili, televisori, frigoriferi, lavatrici, vacanze. Così, nella società italiana del secondo dopoguerra, il consumo evolve da necessità strettamente legata ai bisogni, al desiderio di possedere oggetti connessi a un particolare stile di vita, fino alle aspirazioni sociali correlate all’acquisizione di un certo status.

In questa maniera, l’Italia vive un mutamento profondo, che innesca cambiamenti di rilievo nella quotidianità, proiettando il Paese verso la conquista di una certa modernità, ad esempio modificando il modo di abitare e dunque la realtà rurale, vissuta dalla maggioranza della popolazione, diventa una scelta urbana, che a sua volta è legata a idee, immagini e modelli di comportamento nuovi, ispirati al benessere e a nuovo e diverso modo di consumare: quella che era una società agricola si trasforma in una società a vocazione industriale e consumista.

Infatti nel nostro Paese più che altrove, la soddisfazione di bisogni primari e di antiche aspirazioni avviene contemporaneamente all’irrompere nella quotidianità degli italiani e delle italiane di nuovi consumi e culture: Bisogni e desideri. Società, consumi e cinema in Italia dalla ricostruzione al boom ripercorre proprio la storia della trasformazione dei consumi del dopoguerra che da bisogni mutano in desideri, rivelando come il cinema sia stato il portavoce dei cambiamenti in corso nella società italiana nel secondo dopoguerra.

Come si trasforma l’immaginario collettivo?
I consumi hanno la capacità di entrare nell’immaginario e plasmarlo, poiché non cambiano solo le abitudini materiali, ma modificano anche l’autopercezione che gli italiani hanno della propria identità: grazie all’affermarsi di nuovi consumi si creano degli orizzonti esistenziali differenti, che ampliano lo spettro delle scelte di vita possibili per le nuove generazioni.

Con la diffusione di nuovi modelli di consumo si concretizza quindi un cambiamento che rimodella i bisogni e i valori degli italiani. La possibilità offerta dalle migliorate condizioni di vita e il poter acquistare beni prima inaccessibili per la maggior parte della popolazione comportò, infatti, un mutamento dei valori alla base della società: i bisogni, i desideri e le aspirazioni degli italiani cambiarono in modi che influenzarono profondamente non solo l’immaginario collettivo, ma anche la quotidianità, i rapporti di genere, le strutture familiari, i rapporti con la politica, la religione e la stessa evoluzione economica.

Questo cambiamento avviene grazie anche al ruolo svolto dal cinema e alla sua importanza come veicolo di immagini e comportamenti per l’immaginario collettivo. Il cinema è in questi anni il medium più diffuso, grazie al quale si misero a fuoco questi cambiamenti strutturali nella vita quotidiana degli italiani che dalla condizione di miseria, in cui emergenti erano i bisogni primari per la sopravvivenza dell’individuo, si proiettano verso la nuova società dei consumi e del benessere, stimolati dalla diffusione del modello americano, pietra di paragone per un prototipo di modernità e benessere sul quale si focalizzavano i nuovi desideri e le aspirazioni degli italiani e delle italiane.

Il dopoguerra si caratterizza così come una stagione complessa durante la quale l’immaginario collettivo ha un’importanza preponderante come vettore della trasformazione e della modernizzazione del Paese. Nel primo quindicennio postbellico, l’immaginario degli italiani è inoltre prettamente cinematografico, veicolato e allo stesso tempo raccontato dai film coevi, e il rapporto fra il grande schermo e la vita quotidiana si connota per un profondo legame con l’attualità vissuta. Gli anni Cinquanta furono, infatti, un’età dell’oro per il cinema italiano: aumentarono il numero di sale cinematografiche, crebbe il pubblico, si moltiplicarono le produzioni. Gli spettatori dimostrarono di preferire le commedie e le produzioni d’oltreoceano; la sala cinematografica divenne così un luogo privilegiato, dove i desideri degli italiani presero forma. Infatti, erano in particolare le immagini provenienti da Hollywood a consolidare l’idea di benessere e prosperità legata all’America e a conquistare l’immaginario degli italiani, specialmente delle giovani generazioni: proprio da un’ottica rivolta ai cambiamenti dei consumi e dei costumi della società è possibile intuire quanto l’american way of life passi in quegli anni dal grande schermo alla vita quotidiana e al costume degli italiani.

Il modello culturale proveniente da oltreoceano consentiva, infatti, di valutare il consumo come un’attività gradevole e meritoria, e i nuovi consumi da esso ispirati funzionarono socialmente come simbolo di successo nella vita e come strumento di realizzazione personale. Tuttavia, il passaggio dalla cultura tradizionale – sia laica sia cattolica –, che promuoveva l’etica del risparmio al nuovo modello consumistico, non fu lineare e generò ibridazioni culturali e distorsioni economiche.

In che modo la produzione cinematografica registra e rivela i cambiamenti avvenuti nella società italiana?
Il cinema è in grado di raccontare con eccezionale efficacia la storia dell’Italia post bellica, collocandosi in una posizione privilegiata proprio grazie al suo duplice ruolo di fonte e agente di storia, in grado cioè non solo di fornire all’indagine storica degli elementi documentari di un certo presente, ma anche poiché svolge un ruolo attivo nella definizione dell’immaginario collettivo di una società. Va ricordato che nel secondo dopoguerra, infatti, il cinema era il medium più popolare, non solo come forma di svago e intrattenimento, ma anche come luogo di aggregazione e momento fondamentale di apprendimento sociale: la fonte cinematografica si rivela, quindi, particolarmente utile per indagare l’immaginario collettivo, ed è in particolare il genere comico-commedia a ricevere il maggiore favore da parte del pubblico, caratterizzandosi come spettacolo “omogeneizzante” dei gusti degli spettatori. Infatti, il cinema mise in immagine la trasformazione sociale, rendendola “evidente” e permettendo al pubblico di conoscerla e riconoscersi in essa. I film italiani del dopoguerra raccontano così le dinamiche e le trasformazioni nella vita degli italiani, nei comportamenti e nella mentalità collettiva, come un “diario pubblico” in cui si sovrappongono e condensano, senza soluzione di continuità, eventi reali e immaginazione, andando a comporre il patrimonio di immagini della memoria collettiva del Paese, restituendo agli spettatori uno spaccato dell’Italia del tempo.

Inoltre, la produzione cinematografica del dopoguerra mantiene un particolare rapporto con la realtà anche nelle opere non facenti parte della produzione neorealista. Anzi, proprio dal viraggio contenutistico del neorealismo nascono i film che si rivelano preziosi documenti nel ricostruire il percorso compiuto dalla società italiana nel periodo che va dalle miserie del secondo dopoguerra all’affermarsi della società dei consumi; infatti, è possibile rintracciare i bisogni degli italiani grazie alla visione delle commedie cinematografiche prodotte nel periodo che abbraccia i primi anni del dopoguerra fino ai primi segni di benessere: questi film sono documenti che rivelano una narrazione storica direttamente collegata al contesto sociale, in quanto prodotti che sono espressione della cultura del tempo. Sono opere permeate di attualità e costituiscono validi esempi di come alcuni aspetti della storia italiana siano entrati nella memoria collettiva, anche grazie alle immagini e alle vicende vissute sullo schermo dai personaggi più amati del cinema.

Quali sono gli esempi più significativi di tale evoluzione nelle commedie cinematografiche coeve?
La produzione italiana è davvero prolifica in quegli anni: per la ricerca alla base di Bisogni e desideri. Società, consumi e cinema in Italia dalla ricostruzione al boom, solo guardando al genere popolare della commedia, sono state identificate oltre seicento pellicole, che poi è stato necessario razionalizzare ai fini della ricerca, operando scelte successive, come quella di identificare i motivi ripetuti per esplicitare la capacità di questi film di farsi fonte inedita di aspetti della storia sociale del Paese. Ne è un esempio l’insistente presenza del tema “fame” nella produzione dell’immediato dopoguerra, non solo nelle immagini del neorealismo come l’assalto ai forni in Roma città aperta, ma anche in tutto il filone comico con Totò come protagonista: le privazioni della guerra e la fame avevano segnato profondamente la quotidianità degli italiani e grazie al cinema gli spettatori possono finalmente riderci su, prendendo le distanze con il recente passato, grazie a situazioni paradossali come il fantasioso panino che in Fifa e arena Totò si prepara usando come pane una spugna e come companatico dentifricio e sapone.

Ma se inizialmente le tematiche delle pellicole ruotavano quasi esclusivamente attorno a dei bisogni primari, come la fame, la necessità di avere una casa e un lavoro, presto, superato il periodo della ricostruzione e affacciandosi al benessere che condurrà al miracolo economico a fine degli anni Cinquanta, la produzione cinematografica si differenzia, spesso abbandonando le ambientazioni povere e rurali in favore di nuovi contesti urbani nei quali è possibile osservare l’incremento dei consumi e la modernizzazione della società, in cui i nuovi protagonisti sono per lo più donne e giovani, come in Poveri ma belli.

Alcuni film si sono rivelati particolarmente significativi nel loro essere “rappresentazione”, tanto da apparire come assimilabili a delle istantanee dello “spirito del tempo”, ovvero dei veri e propri instant movies, preziosi documenti della propria epoca. Ne è un esempio il famosissimo film di Steno Un americano a Roma che costituisce una testimonianza dell’originale modalità di assimilazione del modello culturale statunitense nella società italiana, ma anche lo spassosissimo Totò Lascia o raddoppia, testimonianza preziosa della febbre da quiz che aveva contagiato gli italiani al quale partecipano anche i reali protagonisti della trasmissione.

Agnese Bertolotti è docente presso l’Università degli Studi della Tuscia. Nel 2015 è stata Visiting Research Student presso l’Università di Warwick in Inghilterra e dal 2017 è redattrice della rivista Officina della Storia (www.officinadellastoria.eu). È socia fondatrice del Centro di Studi Europei e Internazionali (CSEI). Ha di recente curato la pubblicazione del volume La Nostra Repubblica: il 2 giugno nella Storia e nelle memorie civili (2020) ed è autrice di Bisogni e desideri. Società, consumi e cinema in Italia dalla ricostruzione al boom (2021).

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