“Bisogna prendere sul serio i Deipnosofisti?” di Christian Jacob

Bisogna prendere sul serio i Deipnosofisti?, Christian JacobBisogna prendere sul serio i Deipnosofisti? (Faut-il prendre les Deipnosophistes au sérieux?) si interroga Christian Jacob, già autore dell’introduzione all’edizione italiana – nonché prima traduzione integrale – dei Deipnosofisti di Ateneo di Naucrati, nel titolo del suo nuovo libro dedicato alla monumentale opera e pubblicato per i tipi dell’editore francese Les Belles Lettres.

I Deipnosofisti è un’opera che genera domande: chi è Ateneo? Qual è il suo legame con P. Livio Larense? Ne è forse il bibliotecario? E qual è il significato, la finalità, di quest’opera senza pari nella letteratura greca conservatasi? Ma soprattutto: bisogna prendere sul serio la messa in scena e il quadro narrativo di questa immensa raccolta erudita, vale a dire i colloqui tra gli ospiti di un banchetto nella casa del loro ricco patrono romano?

Si domanda Jacob: «Non potrebbe invece trattarsi di una satira comica sull’eccesso di erudizione, una grande burla? I confini tra il serio e il faceto non sono universali ma variabili storiche e culturali. E se è vero che le battute brevi sono le migliori, questo non vale certo per i quindici libri dell’opera di Ateneo, frutto di un lavoro considerevole di cui possediamo solo lo stadio finale, peraltro completo in maniera irregolare. Che ci sia una parte di gioco, di intrattenimento, di commedia, è innegabile. Ma ogni gioco ha delle regole.»

Il libro si incarica così di scoprire così le trame nascoste nel testo, indagandone «le strutture, il funzionamento, le sorgenti narrative, i diversi campi semantici, gli echi di temi e parole, per far emergere i fili comuni, i leitmotiv».

«I Deipnosofisti si presta all’osservazione quasi etnografica di un circolo di lettere e studiosi che si riuniscono regolarmente secondo i protocolli molto standardizzati della sumposion greca» per «condividere le loro letture e dedicarsi a giochi da tavolo accademici, table talk, sotto forma di domande-risposte, i cui antecedenti risalgono, oltre Plutarco, ad Alessandria, ai circoli aristotelici che hanno composto il corpus dei Problémata e allo stesso Simposio di Platone.»

«La forma del dialogo, spesso drammatizzata in modo comico, è alla base di quasi tutto il testo, in una maglia più o meno fitta, a seconda del libro. Essa ci invita ad osservare la dimensione illocutoria dell’attività accademica, il carattere performativo delle affermazioni così scambiate, le posture e le posizioni che esse fondano, in modo ludico, agonistico e collaborativo allo stesso tempo. I Deipnosofisti presentano letterati ed eruditi che costruiscono domande, forniscono risposte, invocano testimonianze per sostenere le loro affermazioni, mobilitano diverse tecniche accademiche, si criticano o si approvano a vicenda.»

L’augurio che Christian Jacob rivolge dunque al lettore è di poter affermare, un giorno, come Isaac Casaubon, il filologo francese tra i maggiori commentatori dell’opera: «Abbiamo attraversato un grande mare, siamo stati sballottati da forti tempeste, e spesso siamo naufragati; ma finalmente giungiamo in porto».

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