Prof.ssa Luisa Prandi, Lei è autrice del libro Bisanzio prima di Bisanzio. Una città greca fra due continenti edito da L’Erma di Bretschneider: quando e da chi venne fondata la Bisanzio greca?
Bisanzio prima di Bisanzio. Una città greca fra due continenti, Luisa PrandiBisanzio è uno degli esiti dell’espansione di Megara nella zona degli Stretti, come dimostrano il tipo di alfabeto e di dialetto greco, alcuni aspetti dell’organizzazione istituzionale, i riferimenti di tipo religioso. Megara, città posta fra Atene e Corinto, ha avuto un ruolo notevole nella cosiddetta colonizzazione greca di età arcaica, tanto ad oriente verso il Mar Nero quanto a occidente, verso la Sicilia. La fondazione di Bisanzio risale con ogni probabilità alla fine degli anni ’60 del VII secolo, in pieno arcaismo. Una serie di altre città molto diverse fra loro sono menzionate, in modo cursorio e senza particolari, come fondatrici o cofondatrici (p. es. Sparta, Mileto, Corinto, Argo, Caristo, Micene). La penuria, per non dire l’assenza, di resti archeologici sul promontorio dove era situata la città greca, all’incirca l’area del Topkapi, rende difficoltoso un discorso interdisciplinare; appare tuttavia improbabile che un insediamento strutturato potesse esistere già molti secoli prima, come suggerirebbe una tradizione su Byzas e gli Argonauti (v. domanda 2). Tutta l’area circostante Bisanzio apparteneva geograficamente alla Tracia, regione abitata e percorsa da molti gruppi etnici talvolta aggressivi ma semiorganizzati e privi di un potere centrale. E alla lingua dei Traci viene ricondotto il toponimo Bisanzio, così come quelli di altre località greche della zona.

Chi era Byzas, il suo fondatore eponimo?
Byzas è un personaggio che noi troviamo menzionato per la prima volta da Diodoro (I sec. a. C.) nella saga degli Argonauti, come re ed eponimo di Bisanzio al momento del loro passaggio per il Bosforo. Gli autori che in seguito si esprimono sulla sua origine non sono concordi. Dionisio di Bisanzio (II sec. d. C.) dice che Byzas era figlio di Keroessa, a sua volta figlia della ninfa Semistra, e di Poseidone, quindi lo presenta in sostanza come un autoctono. Invece uno scolio a Demostene lo dice di provenienza megarese, e quindi greco. Ambedue le tradizioni, Byzas locale o megarese, sono conservate con lievi differenze sulla origine materna o sulla grafia del nome da autori di età successive, come Esichio Illustre (che scrisse sulle tradizioni di Costantinopoli; VI sec. d. C.), Stefano di Bisanzio, Eustazio e Cedreno. Le due versioni non appaiono conciliabili ed in qualche modo sono lo specchio del rapporto non facile fra componente locale, anellenica e componente greca.

Lo stesso risulta da quanto scrive l’autore che conserva più notizie sul personaggio, cioè Esichio Illustre: Byzas, vissuto fra i Traci ed emergente per le proprie qualità, fonda Bisanzio, in un clima di segni divini, dopo essere risultato vincitore nel combattimento contro una belva al quale lo aveva sfidato Melìa, re dei Traci; dopo l’edificazione della città, egli deve respingere gli attacchi dei barbari, in particolare di Eno, definito tiranno di Tracia, che vince in un combattimento individuale; successivamente Odrise, re degli Sciti, attraversa l’Istro e pone l’assedio alla città ma viene respinto. Si tratta di racconti dall’evidente carattere mitico ma accomunati appunto dal riferimento ai difficili rapporti con le popolazioni anelleniche dell’area in cui Bisanzio venne fondata, che può essere un elemento dai contorni storici.

Quali miti si svilupparono intorno alla fondazione della città che sarebbe poi diventata la Nuova Roma?
Caratteristica principale che accomuna le nostre testimonianze è l’assenza di un reale racconto di fondazione e l’appartenenza degli autori che le conservano a periodi tardi, o molto tardi, rispetto al momento fondativo di Bisanzio. Si tratta infatti di scrittori successivi alla trasformazione di Bisanzio in Costantinopoli (330 d. C.), e quindi condizionati dal fatto che l’intera storia della Bisanzio greca era divenuta in pratica la storia arcaica della nuova capitale. La rivisitazione del passato remoto di Costantinopoli in chiave celebrativa era inoltre esemplata sulla storia di Roma, soprattutto quella arcaica, dando luogo a costruzioni ed invenzioni di cui ancora Esichio Illustre è testimone: la successione di comandanti in Bisanzio, figure più o meno storiche e soprattutto con ruoli istituzionali fraintesi, che tuttavia evocano i 7 re di Roma; l’episodio dei cani che abbaiano la notte in cui Filippo di Macedonia cerca di prendere d’assalto alla città (v. domanda 7), e svegliano gli abitanti salvandola, ricorda il più celebre comportamento delle oche del Campidoglio.

Quale vantaggio offriva la sua posizione geografica?
Un’affermazione molto presente in pubblicazioni, specialistiche o divulgative, è che Bisanzio controllava il canale del Bosforo, via d’acqua commerciale da e per il Ponto Eusino, e ne ricavava in vari modi dei proventi. Le testimonianze adatte a suffragare tale controllo non sono però inequivocabili o numerose. Senza dubbio la posizione di Bisanzio è sempre apparsa favorevole, tanto che Calcedone, fondata pure da Megaresi 17 anni prima di Bisanzio sulla sponda “asiatica” del Bosforo, portò il marchio di “città dei ciechi”, come se i suoi fondatori non fossero stati capaci di vedere i vantaggi del sito di Bisanzio. E Polibio (II sec. a. C.) ci ha lasciato una lunga digressione sui pregi della posizione di Bisanzio, anche rispetto alle correnti e ai venti, quando racconta la guerra degli Stretti del 220 a. C. Questo conflitto rappresenta tuttavia l’unica occasione per cui noi siamo in grado di affermare con sicurezza che Bisanzio impose dei dazi sul passaggio del Bosforo, decisione che provocò una vasta reazione negativa da parte dei Greci ed appunto una breve guerra contro di lei. Ed è anche l’occasione di constatare l’importanza della città: benché sconfitta ed isolata, nel trattato di pace non fu penalizzata ma risarcita delle perdite subite.

Forte era l’interesse di Bisanzio non soltanto per il controllo territoriale della chora intorno alla città, ma anche per la realizzazione di una perea, di un territorio oltre mare sulla sponda asiatica della Propontide. Tale politica richiedeva autorevolezza da parte della città, oppure la protezione di un egemone forte rispetto al mondo anellenico circostante. Mentre la seconda è più una costante in età classica, la prima contraddistingue le iniziative di Bisanzio in età ellenistica. Le vicissitudini che caratterizzano nei secoli i rapporti fra Bisanzio e i Traci, e in età ellenistica anche quelli con i Galati, fatte di conflitti ma anche di onerosi pagamenti per ottenere temporanea sicurezza, testimoniano di una coesistenza mai definitivamente risolta (v. domanda 8).

Quali vicende segnarono la storia di Bisanzio durante le guerre persiane e la guerra del Peloponneso?
Alla fase dell’espansione dei Persiani nel VI sec. a. C. risalgono le prime notizie di carattere storico che abbiamo sulla città e che provengono da Erodoto. Un’ostilità di Bisanzio all’inclusione nel sistema persiano è suggerita da varie notizie. Un tempio di Era venne incendiato da alcuni soldati persiani come vendetta per non meglio specificate colpe della città, al momento la spedizione di Dario in Tracia nel 514. Dopo il 493 ed il fallimento dell’insurrezione ionica contro i Persiani, gli abitanti di Bisanzio (e di Calcedone) abbandonarono le città senza attendere la controffensiva e si trasferirono a Mesambria sul Ponto. Bisanzio fu occupata ed abitata dai Persiani. Una vicenda interessante è la sorte delle due stele di marmo bianco, fatte erigere dal re Dario sul Bosforo con l’elenco dei contingenti che egli guidava contro l’Europa nel 514: gli abitanti di Bisanzio le portarono in città (al più tardi nel secolo successivo) e le usarono per realizzare un altare di Artemide, tranne un blocco che rimase abbandonato presso il tempio di Dioniso e sul quale erano visibili lettere “assire”. I suoi abitanti, evacuati, non parteciparono alle guerre persiane propriamente dette ma i Greci, dopo aver respinto l’invasione persiana, si recarono nel 477 a liberare Bisanzio fra le altre città greche della Tracia e dell’Asia Minore.

Sia nel Cinquantennio che separa dalle guerre persiane la guerra del Peloponneso, sia durante questo conflitto, l’esistenza di un bipolarismo fra Sparta e Atene fece sì che le fasi in cui Bisanzio non apparteneva alla sfera di influenza ateniese, come membro della I lega navale soggetto ad un’elevata imposizione finanziaria, corrispondessero a periodi di controllo da parte della città peloponnesiaca. Si trattò di rapporti su cui siamo parzialmente informati ma che furono segnati da defezioni e più o meno forzati ritorni. Invece la prima metà del IV secolo, per il mutato scenario e rapporto di forze, è fatta di fasi più nette, prima una di dipendenza da Sparta, poi una di vicinanza ad Atene come membro della II lega navale, intrecciata a collaborazioni fra Bisanzio e Tebe, emersa dopo il 371 come terza egemone sulla scena greca.

Quale forma di governo adottò Bisanzio?
Premesso che le informazioni sull’assetto interno della città sono scarse ed assolutamente discontinue, bisogna ammettere che dei regimi di Bisanzio è possibile dire poco. Nel 514 a. C. governava un tiranno di orientamento filopersiano, tale Aristone. Nel V secolo non è dimostrabile che il regime della città abbia subito automatici mutamenti in senso democratico oppure oligarchico, ad imitazione di Atene o di Sparta, ogni volta che prevaleva la fazione filoateniese oppure quella filospartana. Va comunque tenuto presente che le fasi di controllo spartano implicavano la presenza di uno o più uomini di Sparta con responsabilità di controllo e disponibilità di truppe. Qualcosa di più chiaro emerge per il IV secolo, verso la metà del quale Bisanzio concretizzò una politica di espansione territoriale in direzione di Calcedone: essa venne realizzata anche tramite l’”esportazione” del proprio regime democratico nella città vicina – un sistema ben collaudato da Atene nel V secolo – per propiziarsene la collaborazione. Quello che si coglie della vita quotidiana della città e dei suoi abitanti, attraverso le poche notizie di tipo economico e gli accenni delle commedie, restituisce l’immagine di una vivace realtà insediativa commerciale, in cui i traffici e i movimenti di persone erano intensi, e di conseguenza le strutture di sosta e intrattenimento dovevano essere numerose. Da qui il forte collegamento fra Bisanzio, le taverne e il vino, che si prestava anche ad interpretazioni di segno negativo, e quello con la pesca ed il commercio del pesce.

Cosa significò per Bisanzio la conquista macedone?
La città va annoverata fra quelle che hanno sperimentato da vicino la pressione macedone, perché nel 340 a. C. venne assediata, insieme alla vicina città di Perinto, da Filippo II di Macedonia. Il re, già alleato di Bisanzio, stava conducendo un’espansione verso est, la regione tracica e l’area degli Stretti, espansione che fu per così dire preparatoria rispetto alla spedizione contro l’impero persiano, che egli progettò ed avviò e che dopo la sua morte venne realizzata dal figlio Alessandro il Grande. A differenza di altre città, come Olinto nella penisola Calcidica, presa e distrutta da Filippo, o più tardi Tebe, presa e distrutta da Alessandro, Bisanzio oppose resistenza all’assedio macedone e non subì danni gravi. Può essere interessante ricordare che Bisanzio venne assediata subito dopo aver mandato forse e mezzi in aiuto a Perinto, e che per questo si trovò in maggiore difficoltà. Non possediamo una narrazione sistematica dell’assedio di Bisanzio ed è soprattutto noto l’intervento in suo aiuto di Atene, che da sempre aveva interesse per gli Stretti. Un dato di fatto è che Filippo rinunciò a proseguire le operazioni e condusse invece una campagna in Tracia; un secondo dato di fatto è che nel 335 a. C., prima di partire per la spedizione asiatica, Alessandro si impegnò in una campagna nell’area danubiana e che contò su Bisanzio come porto di partenza di una flotta che attraverso il Mar Nero doveva dare appoggio alle sue truppe.

Nei rapporti con i Successori di Alessandro, la città sembra dar prova di notevole autorevolezza e capacità di posizionarsi perché non risente né delle lotte scatenatesi dopo la sua morte, e prolungatesi fino alla fine del IV secolo, né dei contrasti fra i regni ellenistici che allora si formarono e che si consolidarono poi nel III. Vediamo Bisanzio interloquire con personaggi come Lisimaco o Antigono Monoftalmo, ambedue con interessi per la zona intorno agli Stretti, e godere poi di donazioni di territori in Asia da parte di Tolemeo II d’Egitto.

Come si concluse la storia della Bisanzio greca?
Non si conclude alla vigilia della proclamazione di Costantinopoli come capitale. Se è vero che il 330 d. C. è stato un inizio, non è altrettanto vero che tale data abbia significato anche una fine, se non altro per il fatto che in precedenza, nel 196 d. C., Bisanzio aveva pagato il proprio schieramento a favore dell’usurpatore Pescennio Nigro con la distruzione ad opera di Settimio Severo, dopo un lungo assedio, e con la riduzione a sobborgo di Perinto (il tutto narrato da Dione Cassio e da Erodiano).

Il punto d’arrivo della storia della polis greca di Bisanzio va forse individuato nel periodo in cui si esauriscono le caratteristiche che la rendevano tale (v. domanda 4). La sistemazione territoriale dell’area in cui la città sorgeva, che era l’esito normale della provincializzazione romana, si realizzò con la costituzione nel 46 d. C. della provincia di Tracia: l’assetto che ne scaturì non garantiva alla polis una posizione di particolare prestigio o di particolare autonomia ma poteva tutelare la sua sicurezza territoriale e, in definitiva, la sua prosperità. Può essere interessante constatare che Tacito, dando conto in maniera dettagliata di un’ambasceria inviata nel 53 d. C. da Bisanzio all’imperatore Claudio per ottenere una riduzione dei tributi, fa emergere come la città dichiarasse nel proprio passato recente (dalla metà del II secolo a. C. ad allora) un’ininterrotta serie di collaborazioni con i Romani.

Luisa Prandi insegna Storia greca presso l’Università di Verona. Ha scritto saggi brevi su istituzioni ed epigrafia di età arcaica e classica e sulla conservazione di tradizioni greche in autori di età romana. Si occupa di storiografia, in particolare quella su Alessandro il Grande. Fra le monografie recenti: Memorie storiche dei Greci in Claudio Eliano, Roma 2005; I papiri e le storie di Alessandro Magno, Pisa – Roma 2010. Diodoro Siculo. Biblioteca Storica. Libro XVII. Commento storico, Milano 2013. Ha curato EstOvest. Confini e conflitti fra Vicino Oriente e mondo Greco-Romano, Roma 2019.

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