Biografia non autorizzata della Seconda Guerra Mondiale, Marco PizzutiMarco Pizzuti, Lei è autore del libro Biografia non autorizzata della Seconda Guerra Mondiale edito da Mondadori: quanto possiamo fidarci della storia ufficiale della seconda guerra mondiale?
La storia ed in particolare quella contemporanea, può essere paragonata a un tribunale dove a redigere le sentenze non è un giudice imparziale ma la parte in causa che è riuscita a prevalere sull’altra con la forza bruta. Per questo motivo, già 2500 anni fa, il drammaturgo greco Eschilo dichiarò senza mezzi termini che “in guerra, la verità è la prima vittima”.
Bisogna essere consapevoli del fatto che la maggior parte degli storici del dopoguerra non è stato libero di esporre tutti i fatti per come erano andati realmente e ancora oggi chi prova a essere oggettivo viene accusato ingiustamente di nutrire delle simpatie nazifasciste.

I vincitori avevano interesse a nascondere i propri crimini per apparire solo come i liberatori dei popoli oppressi e così è stato. Gli storici insomma, si sono dovuti attenere a quanto stabilito dal tribunale di Norimberga con una giuria formata da sovietici, americani, britannici e francesi in totale assenza di altre nazioni neutrali che avrebbero potuto garantire maggiore onestà e imparzialità di giudizio.

Ammettere quindi la presenza di queste “storture” nella storia non significa certo assumere le difese degli sconfitti, ma solo aspirare a conoscere la verità nuda e cruda, senza i fronzoli rassicuranti della propaganda bellica. Purtroppo infatti, la letteratura storica ufficiale ci racconta solo una versione mendace perché invece di indagare sui crimini commessi da tutte le nazioni belligeranti, ci ha descritto solo un mondo surreale diviso tra buoni e cattivi. Tale tipo di rappresentazione infantile della realtà, non solo ci ha impedito di giungere a una visione matura del secondo conflitto mondiale ma ci ha anche abilmente nascosto i suoi veri protagonisti: l’élite finanziaria internazionale e il complesso industriale militare che si sono arricchiti e hanno acquisito potere sulla pelle di entrambi gli schieramenti in guerra.

Quali legami univano la grande industria e il sistema bancario statunitensi al regime nazista?
Quando si ricostruisce fedelmente la storia dell’ascesa del partito nazista, del suo Führer e della sua impressionante macchina da guerra non si può più far finta di non sapere che l’élite finanziaria internazionale e la grande industria americana hanno contribuito enormemente allo scoppio del conflitto. L’IBM, la General Motors, la Ford, l’ITT, la DuPont, la Standard Oil e molte altre corporation USA collaborarono pienamente con il regime nazista cambiando semplicemente nome alle loro sussidiarie tedesche per mantenere attiva la produzione anche durante il conflitto. Senza il denaro fornito dalle grandi banche d’affari e i mezzi (motori, cingolati, automezzi, carburante, etc.) assicurati dalle fabbriche americane, la Germania non avrebbe mai potuto scatenare un conflitto mondiale. Hitler infatti, per poter muovere le sue divisioni corazzate aveva assolutamente bisogno di petrolio e il colosso chimico della Farben ricevette la licenza per ricavare il carburante sintetico dalle miniere di carbone dalla Standard Oil dei Rockefeller. Il fatto più scandaloso dell’intera guerra è tuttavia un altro, ovvero che ai bombardieri alleati venne impedito di colpire le fabbriche americane della Germania che stavano sostenendo lo sforzo bellico nazista. Così quando i soldati americani sbarcarono in Normandia rimasero sorpresi nello scoprire che molti dei mezzi tedeschi erano di produzione statunitense e non poterono credere ai loro occhi quando trovarono lo stabilimento della Ford di Colonia totalmente integro mentre la città era stata completamente rasa al suolo dai loro bombardieri. In quelle fabbriche americane sul suolo tedesco inoltre, veniva sfruttata la manodopera a bassissimo costo dei prigionieri di guerra tedeschi e degli ebrei dei lager.

Se non fosse quindi, per le prove fotografiche e l’eccezionale mole di materiale documentale raccolto nel saggio, non si potrebbe neppure riuscire ad immaginare che fatti simili possano essere accaduti realmente. L’insegnamento che possiamo trarre da una rilettura oggettiva della Seconda Guerra Mondiale è che dal XX° secolo in poi, la macchina capitalistica della grande industria e della finanza internazionale, ha raggiunto un potere tale da poter agire indisturbata al di sopra delle nazioni per perseguire i propri interessi particolari. E ciò, persino quando si tratta di affari derivati da veri e propri crimini contro l’umanità.

È vero che Stalin aveva elaborato un piano segreto per invadere l’Europa?
Stalin ha vinto la guerra ma questo non basta a cancellare i suoi crimini. Anche se la maggior parte degli storici sovietici ha sempre negato categoricamente l’esistenza del piano d’invasione dell’Europa denominato Groza (tempesta), quanto rivelato dagli ex agenti dei servizi segreti sovietici ha trovato piena conferma nei fatti storici e nei documenti desecretati del Kgb.

Quando Hitler diede il via all’operazione Barbarossa il 22 giugno del 1941, Stalin aveva già mobilitato in gran segreto ben 240 divisioni (5.000.0000 di uomini e 10.000 carri armati) che il successivo 6 luglio avrebbero dovuto invadere il Terzo Reich usando come testa di ponte la regione della Bessarabia (parte della Romania occupata illegalmente dai sovietici). Le mire espansioniste di Stalin sono dimostrate oltre ogni ragionevole dubbio dal piano di spartizione della Polonia con i nazisti, dall’invasione dei paesi baltici, dall’attacco contro la Finlandia e dall’occupazione di parte della Romania. Se Hitler non lo avesse anticipato di 2 settimane accerchiando le armate sovietiche che si stavano preparando all’attacco in massa, Stalin avrebbe occupato l’Europa e imposto un’altra dittatura sanguinaria che avrebbe finito per uccidere e deportare nei gulag chiunque si fosse opposto al suo regime. Anche Stalin infatti, oltre alle stragi di prigionieri inermi come il massacro di Katyn (ufficiali polacchi catturati e disarmati) è stato responsabile della morte di milioni di persone (“purghe” e deportazioni). Nessuno giudice ha mai avuto il potere di condannarlo per le atrocità commesse ma nessuna ideologia può giustificare ciò che ha fatto.

Le autorità americane sapevano dell’attacco di Pearl Harbor?
Anche se scarsamente noto, il presidente Roosevelt proveniva da una famiglia di banchieri e di industriali che aveva le sue radici in Wall Street. In pratica, era un esponente di spicco dello stesso complesso finanziario industriale che aveva sostenuto Hitler e la sua macchina bellica.  Per Wall Street, l’entrata in guerra dell’America era un ghiotto affare ma la costituzione USA vietava qualsiasi tipo di azione militare offensiva e Roosevelt aveva bisogno di un casus Belli per giustificare un coinvolgimento di Washington nel conflitto. Per questo motivo iniziò a provocare il Giappone con il Piano McCollum e lasciò una piccola flotta a Pearl Harbor come esca. La popolazione americana era fortemente contraria alla guerra e il massacro di americani con il “vile attacco a sorpresa” dei giapponesi era esattamente ciò che gli serviva per far cambiare idea all’opinione pubblica. Quando i giapponesi decisero di reagire alle provocazioni (continui sconfinamenti di navi militari USA in assetto di guerra), i servizi segreti americani avevano già intercettato numerosi messaggi sui loro piani e conoscevano perfettamente il giorno e il luogo dell’attacco ma non allertarono la base di Perl Harbor.  Secondo la versione ufficiale emersa dalle commissioni d’inchiesta conclusesi in dei clamorosi insabbiamenti, Roosevelt non venne mai a conoscenza del piano di provocazione ma di fatto è esattamente ciò che fece la flotta USA del Pacifico e le sue impronte digitali sono state trovate su ogni pagina del documento. Numerosi alti ufficiali hanno anche testimoniato la sua insistenza nel voler provocare il Giappone con ogni mezzo affinché compisse il primo atto di guerra. Le prove del suo coinvolgimento sono schiaccianti ma per ovvie ragioni di Stato, le istituzioni USA non potranno mai ammettere quanto realmente avvenuto.

Di quali efferati crimini ai danni dei civili liberati si macchiarono le truppe di liberazione?
Le truppe alleate infierirono sulla popolazione civile tedesca anche quando l’esercito germanico era totalmente in rotta e la guerra praticamente conclusa. La meravigliosa citta di Dresda (era stata soprannominata la Firenze dell’Europa orientale) ad esempio venne bombardata a tappeto negli ultimi due mesi del conflitto nonostante fosse completamente priva di obiettivi militari e fosse sovrappopolata da profughi disperati in fuga dal fronte russo. Molte altre città furono bombardate allo stesso modo solo per fiaccare il morale di una nazione già irrimediabilmente sconfitta e mostrare i “muscoli” ai sovietici in previsione della spartizione del mondo tra i due blocchi.

Persino durante lo sbarco in Italia e in Normandia, gli alleati si macchiarono di delitti efferati come stupri di gruppo, rapine e stragi di militari e civili inermi. Non si trattò affatto di rari casi isolati ma di fatti all’ordine del giorno che sono stati completamente rimossi dalla memoria storica ufficiale per essere sostituiti con rassicuranti filmati e foto delle camionette americane che entravano nelle città in festa distribuendo cioccolate e caramelle. La verità è molto più complessa di come è stata fatta apparire fino ad oggi sui libri di testo e in alcuni luoghi come la Ciociaria (sud del Lazio) o l’isola d’Elba, le truppe di occupazione di origine africana (ma non solo) diedero libero sfogo ad ogni istinto più bestiale saccheggiando le case, violentando le donne (comprese bambine, anziane, invalide) e perfino degli uomini.

Un anno dopo la fine della guerra, il governo tedesco denunciò la scomparsa di 900.000 prigionieri e gli alleati diedero la colpa ai sovietici. Molti decenni dopo però è stato scoperto che quasi un milione di soldati tedeschi venne lasciato morire di fame, di stenti e di malattie nei campi di concentramento alleati all’aperto, dove furono ammassati e abbandonati senza servizi igienici, ospedali, dormitori o mense. La Croce Rossa internazionale denunciò le loro gravi condizioni ma Eisenhower non mosse un dito per salvarli e fece in modo che le provviste per i prigionieri non arrivassero mai a sufficienza.

Le autorità statunitensi hanno sempre negato che fossero loro i responsabili della morte dei 900.000 prigionieri tedeschi “scomparsi nel nulla” ma a denunciare la verità sono stati proprio alcuni storici militari americani e britannici mentre le loro ricostruzioni sono corroborate da numerose testimonianze di civili, ex prigionieri, ufficiali e sottufficiali dei lager alleati a cielo aperto.