“Berta Isla” di Javier Marías

Berta Isla, Javier Marías, trama, riassunto, recensione«Tom e Berta non sapevano che quella sarebbe stata la cifra di gran parte della loro vita insieme, insieme ma con poca presenza e senza limiti precisi, insieme ma dandosi le spalle». In queste poche righe è racchiusa la storia di Berta Isla, struggente racconto d’amore di Javier Marías pubblicato nel 2017, edito in Italia da Giulio Einaudi editore nella traduzione di Maria Nicola. Attorno a intrighi e misteri che tratteggiano le vicende politiche di un paese, conosciamo la storia di una coppia che pian piano realizza di star vivendo, forse, in una menzogna.

Segreti e politica inevitabilmente si abbattono sulla relazione dei due protagonisti, scardinando e stravolgendo l’innocente idea di un amore perfetto nato tra i banchi di scuola, e destinato a sopravvivere tra infinite attese e assordanti silenzi. La sopravvivenza è proprio uno dei fil rouge del romanzo di Javier Marías, pluripremiato autore spagnolo che in Berta Isla dipinge il suo personaggio femminile più bello mai realizzato, come lo ha definito l’Huffington Post.

Narrato attraverso più punti di vista, in Berta Isla si mente e si sopravvive, ma soprattutto si attende che qualcosa accada, che un telefono squilli o che un citofono suoni all’improvviso. Si attende per giorni e mesi, se non addirittura anni, il ritorno di un amore già compromesso dall’inizio, incline a segreti e attese fino a partire dal lontano 1974. È in questa data, in una tiepida giornata di maggio, che Tomás e Berta si sposano nella chiesa di San Fermin de los Navarros, proprio vicino alla scuola dove si erano incontrati per la prima volta.

I due si giurano amore eterno dopo anni di fidanzamento vissuti lontani e senza aver mai fatto l’amore, consapevoli però di essere stati con altre persone prima di quel fatidico sì. Questo è solo il primo di un tacito accordo pronto a insinuarsi nella loro quotidianità verso una lunga lista di misteri e non detti.

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Berta Isla
  • Marías, Javier (Autore)

Berta continua a essere convinta che solo con Tomás realizzerà il suo futuro, anche se il ragazzo ha già troppi segreti per riuscire a rispettare le aspettative della donna, la sua Berta, l’unica che riuscirà mai ad amare profondamente per il resto della sua vita.

«Per molto tempo non avrebbe saputo se suo marito era suo marito». Berta Isla ne prende pian piano consapevolezza quando realizza che la sua storia d’amore è come un monologo solitario, una finestra su una relazione sfuggente perennemente in bilico tra devozione e risentimento. Dove va Tomás quando scompare per mesi? Perché non è possibile rintracciarlo?

Pian piano Javier Marías apre uno spiraglio sulle domande in sospeso svelando il motivo delle lunghe attese di Berta, vittima di un abbandono doloroso e inaspettato. La svolta avviene infatti nel 1976, quando la donna scopre da alcuni “amici” che il lavoro di Tomás non consiste affatto in quello che crede.

Proprio la bella e affascinante Berta, giovane spagnola di buona famiglia, ha sposato Tomás, «quel suo marito insieme spagnolo e inglese» con uno spiccato talento per le lingue. Questa è la grande fortuna che fa di lui l’individuo ideale per essere notato dai servizi segreti inglesi. Opportunità che un giovane studente di Oxford come Tomás rifiuta prima con una grossa risata, ma che poi, costretto da strane circostanze, accetta di buon grado. A questo punto Tomás non ride più ma si fa serio, e diventa Tomás Nevinson, spia ufficiale al servizio dello Stato della Corona per la quale è pronto a dare la vita, proprio quella appena iniziata al fianco di Berta.

In un contesto che si fa sempre più politico, Marías si addentra nella descrizione dei diversi periodi storici vissuti dai personaggi tra gli anni settanta e ottanta. Partendo dalla opprimente dittatura franchista, fino a entrare nel vivo dei disordini del secondo dopoguerra tra crollo economico e politico dell’Unione Sovietica, culminando infine con le poco ricordate, ma per la narrazione fondamentali, guerre delle Falkland. Solo adesso Berta comprende che Tomás le ha sempre mentito su chi è veramente.

Quella zona d’ombra finalmente le si rivela, e per questo non le resta che accettarlo. «E poi è meglio che tu non sappia», le aveva tempo prima consigliato Tomás un po’ per obbligo, un po’ perché consapevole che sarebbe stato spiacevole per lei conoscere le sue storie tristi destinate a un “finale infelice”.

Tomás, infatti, fa un lavoro molto più pericoloso che lavorare in un’ambasciata inglese. Forse offre i suoi servizi al Foreign Office, oppure lavora per l’MI5 e l’MI6, i servizi segreti inglesi. Quel che è certo è che Berta si trova da sola in quell’appartamento in calle Pavia con i suoi figli, spostandosi da un balcone all’altro piena di domande che non avranno mai risposta.

A tratti terrorizzata, a tratti consapevole che Tomás non tornerà mai più, almeno non come quello di una volta, nella mente della donna risuonano le parole di T.S Eliot e della sua The Waste Land: “Nella strada devastata mi lasciò. Con un vago commiato… And faded on the blowing of the horn”.

Questa è la ricorrente immagine di desolazione aggiunta dallo scrittore per rappresentare al meglio l’idea di una crisi del presente alleggerita soltanto dal ricordo di un passato ormai lontano e irraggiungibile. «Però si sopravvive, che fortuna e che disgrazia».

Anche l’Enrico V di Shakespeare emerge spesso tra le righe. Sempre Berta, in uno dei momenti di pausa dal lavoro di Tomás, cita il testo per affrontare con il marito il dilemma della menzogna. Proprio come quel re che la notte prima della battaglia si camuffa tra le sue truppe in attesa di scoprire se i suoi soldati lo tradiranno. Ma è passando per le teorie dell’inconoscibilità di Dickens che lo scrittore ammette infine che, nonostante tutto, ogni essere vivente rappresenterà sempre un segreto e un mistero per tutti gli altri.

«Per un certo periodo non fui sicura che mio marito fosse mio marito, o forse avevo bisogno di non esserne sicura e per un po’ giocai a non esserlo». Il narratore, dopo aver fatto parlare Tomás e averne descritto il contesto politico e sociale in cui agisce, finalmente lascia la parola alla protagonista di questa storia. Per la prima volta dall’inizio del romanzo Berta può

finalmente sfogare in prima persona la delusione di quell’amore imperfetto che le è capitato, gridando al mondo di esistere ancora e di essere stanca di sopravvivere dietro le quinte.

Accettando il destino che ha fatto della sua vita un eterno riflesso di quella del marito scomparso, Berta è pronta ad aggrapparsi alle sue sole forze per andare avanti, soprattutto per il bene dei suoi figli, anche dal punto di vista economico. Non si tratta certo di una vendetta al male causato da Tomás, ma dell’unico modo possibile per guarire da una profonda ferita che mai del tutto passerà.

L’unico fragile contatto con il ricordo di Tomás è dato dall’arrivo di Bertram Tupra, anche lui uomo dell’MI6 decifratore di codici segreti e messaggi, già presente in un altro importante romanzo di spionaggio di Marías come Il tuo volto domani (edito in tre volumi da Giulio Einaudi editore).

Con la presenza di Tupra, adesso, ogni doloroso istante trascorso ad aspettare e a chiedersi se Tomás sia morto o vivo perde d’importanza. Per la legge è ufficialmente morto, e sebbene Berta non ne abbia l’assoluta certezza, può timidamente provare a rifarsi una vita. Per assurdo, tuttavia, proprio quando Berta recupera apparentemente il controllo della sua esistenza, Tomás viene derubato della sua, ancora una volta.

Considerato non più idoneo per svolgere il suo logorante mestiere, Tomás è rigettato da quegli stessi uomini che avevano fatto di tutto per reclutarlo. Il prezzo da pagare è altissimo, e alla fine a essere sconfitto non è soltanto quel lontano e misterioso nemico da combattere, ma lo stesso uomo che per tantissimi anni lo ha combattuto in segreto.

Sconfitto ma libero, Tomás può finalmente tornare a casa, provando a recuperare una relazione con Berta la quale, inevitabilmente, lo accoglierà come si accoglie un fantasma. L’incontro avviene all’alba di una fredda domenica come tante altre, abbastanza presto da far desistere Berta ad aprire la sua porta allo sconosciuto. «È tutto tranne che presto, Berta. Può darsi che sia troppo tardi». Queste le parole proferite da quel fantasma dopo dodici lunghi anni di assenza.

L’attesa è dunque finita per queste due vite che non furono mai protagoniste delle loro storie e che non si conobbero mai abbastanza. Due vite che, nonostante tutto, attesero talmente a lungo da rincontrarsi per ricominciare a vivere il resto della loro esistenza insieme, amanti ed estranei allo stesso tempo.

Che si tratti di una vittoria o di una sconfitta non ci è dato saperlo. È dopotutto volontà dello stesso Marías, uno dei più importanti scrittori spagnoli scomparsi troppo presto, lasciare il lettore con in mano un romanzo di rinuncia e accettazione dell’altro in una condizione di inevitabile rassegnazione.

Unendo l’emozionante spy story al fragile racconto d’amore, Berta Isla è un romanzo che scorre lentamente ma in modo deciso e appassionante. Una storia che pagina dopo pagina aggiunge un nuovo tassello a un oscuro mistero destinato a restare tale nel cuore di tutti. Nel cuore di Berta, in quello di Tomás, e in quello di chi è ancora in attesa di scoprire se sia presto o tardi per continuare ad amarsi, persino dandosi le spalle.

Silvia Di Gregorio

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