«Tu sei il battere, io il levare. Divisi siamo niente, insieme siamo perfetti». Questa frase, che compare in una delle lettere scambiate dai protagonisti, esprime con immediatezza il senso di complementarità e connessione che anima il romanzo epistolare Battere e levare di Sergio Cardinali. Il libro racconta la storia di Ascanio Manzini e Aida Manzoni, due trentenni che condividono non solo una certa affinità nei cognomi, ma soprattutto una condizione esistenziale comune: quella della reclusione volontaria. Entrambi hanno deciso, per motivi diversi, di vivere chiusi nelle loro abitazioni, mantenendo il contatto con l’esterno solo attraverso il computer. Da questa scelta nasce la corrispondenza, fatta di email e lettere, che rappresenta l’ossatura narrativa dell’intero libro.Il romanzo si apre con l’ultima lettera scritta da Ascanio ad Aida il 2 giugno 2019. Da lì si torna indietro nel tempo, ripercorrendo i momenti più significativi di questa comunicazione epistolare cominciata il 18 settembre 2018. Le lettere si susseguono come capitoli e diventano lo strumento attraverso cui i personaggi rivelano sé stessi, esplorano le proprie fragilità e condividono le proprie riflessioni e ricordi.
Ascanio ha scelto di vivere in isolamento. Non esce di casa neppure per le necessità più essenziali, come fare la spesa; per questo si affida all’aiuto di Antonietta, una donna che si occupa di lui e della sua casa. Osservatore attento, capace di cogliere i minimi dettagli, Ascanio racconta il suo quotidiano attraverso una scrittura densa e riflessiva dove ogni pensiero diventa un’occasione di riflessione esistenziale: «Superare l’uscio di casa e il portone del palazzo. Lasciare il tanfo di chiuso del mio appartamento per annusare i rimasugli odorosi degli altri condomini nella tromba delle scale. Il salto di una vita; superare la soglia di marmo dell’ingresso dell’edificio, per poi appoggiare le suole delle mie scarpe sui marciapiedi polverosi e inumiditi dalla gran pioggia di questo pomeriggio».
Nella palazzina di fronte, Aida vive una situazione altrettanto complessa. Anche lei ha smesso di uscire di casa in seguito a un evento traumatico: una violenza sessuale subita da parte di un compagno di scuola. L’evento l’ha segnata irrimediabilmente, alimentando un senso di colpa e un desiderio di annullarsi. Aida vive con i genitori ma si isola nella sua stanza, dove passa gran parte della sua giornata e da cui ascolta le liti dei suoi genitori. In una delle sue lettere più intense, riflette sul tempo e sul peso degli anni perduti: «Mi piacerebbe lucidare i meccanismi del tempo, ripulirli per bene e oliare i suoi infiniti sistemi. Soprattutto vorrei riprendermi i miei giorni, gli anni perduti, le risate sguaiate.»
Tra i due protagonisti si sviluppa una comunicazione sincera e profonda, dove non mancano le difficoltà e le incomprensioni, soprattutto legate al loro passato. Ascanio riconosce di non poter comprendere fino in fondo le esperienze di Aida e questo crea momenti di distanza. Tuttavia, la scrittura diventa per entrambi uno spazio sicuro, un luogo dove raccontarsi senza filtri e senza timore di essere giudicati. Le lettere non sono semplici resoconti ma veri e propri flussi di coscienza, dove i pensieri si commentano a vicenda.
Uno dei temi centrali del romanzo è il rapporto con la morte. Aida la evoca attraverso un’immagine potente e disturbante, attribuendo a Dio una falce affilata: «con la falce acuminata per straziare le vite che prima ha plasmato». Come riflette lei stessa, la morte è femmina: una donna-scheletro evocata dallo stesso Dio, che crea la vita ma è anche all’origine della sua fine. È un’immagine provocatoria, che mette in discussione la coerenza di una divinità insieme generatrice e distruttrice, e che riflette il senso di rabbia e smarrimento che può derivare da un dolore profondo e irrisolto. Entrambi i protagonisti si sentono in qualche modo “sepolti vivi”, imprigionati in una vita che non sentono più propria. Ma la loro corrispondenza rappresenta anche un gesto di resistenza, un modo per affermare la propria esistenza attraverso le parole. La scrittura, infatti, diventa un modo per condividere il peso del dolore: «Prendi il peso dei miei pensieri; se lo dividiamo diventa più leggero».
Nonostante la natura dolorosa delle esperienze raccontate, il romanzo lascia spazio anche alla speranza. Il desiderio di incontrarsi, di uscire, di affrontare la vita emerge piano piano nelle loro lettere. È un processo lento, fatto di esitazioni e paure ma anche di bisogno reciproco. La relazione tra Ascanio e Aida non è una classica storia d’amore, ma un legame profondo che nasce dalla comprensione delle rispettive ferite e dalla volontà di non arrendersi.
Battere e levare si presenta come un romanzo che affronta con sensibilità e sincerità temi delicati e complessi. La forma epistolare permette di entrare in contatto diretto con la voce interiore dei personaggi, rendendo la lettura intima e coinvolgente. È un libro che esplora con profondità la condizione di isolamento e il bisogno di connessione, dando voce a due personaggi autentici, fragili ma determinati a ricostruirsi.
Giorgia Carta
L’Autore
Sergio Cardinali è nato a Jesi (An), dove attualmente vive. Musicista, docente di educazione musicale e Scrittura Creativa, ha scritto e messo in scena diversi testi teatrali anche tratti dai propri libri. Ha pubblicato i romanzi: Fiori primaverili, Le ragazze entrano gratis, Non aveva la faccia, Il bambino che seppelliva chitarre, Un regalo utile, Il viaggio che vorrei, Il regalo, Io sto bene spero anche di te, Finis laus Deo, Il nome prima del cognome, Una felicità asintomatica, Battere e levare. Si è dedicato alla narrativa per bambini con i romanzi seriali: Alice, il castello noioso, Alice, il pianeta ghiacciato e Alice, il gelato di nuvole. Ha curato le antologie Storie da ragazzi, Storie da ragazzi 2, Storie da ragazzi 3, Storie da ragazzi 4 e La notte delle storie cadenti: racconti ideati dai suoi alunni. Ha svolto attività concertista in tutto il territorio e ha ottenuto numerosi riconoscimenti in premi letterari nazionali.




