“Battaglie e avvenimenti in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale” di Giovanni D’Onofrio

Battaglie e avvenimenti in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale, Giovanni D'OnofrioBattaglie e avvenimenti in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale
di Giovanni D’Onofrio
Rossini Editore

Una ricostruzione storica della Seconda Guerra Mondiale con battaglie e avvenimenti in Europa e in Africa Settentrionale. I fatti politico-militari più importanti accaduti in Germania e in Italia in quegli anni e gli incontri tra i leader dell’epoca, in particolare quelli tra Stalin, Roosevelt e Churchill. In tutti i capitoli sono presenti un notevole numero di informazioni, come la quantità di divisioni attive nelle battaglie, i nomi dei comandanti e dei gruppi d’armate, le date degli scontri e le perdite subite dagli schieramenti, tutto ciò per fornire un quadro completo di uno dei più aberranti conflitti mai avvenuti. Nell’ultimo capitolo si riportano alcune informazioni politico-militari sul Giappone e si descrivono, in modo breve ma chiaro, due avvenimenti tragici che hanno caratterizzato la guerra: le due bombe atomiche lanciate dagli americani su Hiroshima e Nagasaki e lo sterminio di massa avvenuto nei campi di concentramento nazisti.

Presentazione del libro, a cura dell’Autore

Il mio libro non è un romanzo, non è nemmeno una storia inventata: è un testo prettamente storico, che nella fattispecie si occupa di storia militare e strategica, e infatti è frutto di un’opera di ricerca e di documentazione piuttosto approfondita che ho condotto io stesso nel corso di qualche anno.

Non nego, soprattutto all’inizio, di aver avuto il dubbio di non riuscire a portare a termine quello che avevo iniziato, anche perché la bibliografia da cui ho attinto le informazioni è praticamente sterminata e argomentare le linee del conflitto può essere davvero complicato. Per riuscire nell’intento ho letto libri, riviste, visto documentari e devo dire che ognuno di loro, col suo punto di vista, è stato arricchente.

Ho deciso di occuparmi di storia militare e di strategia, da una parte perché sono appassionato di questo argomento, quindi volevo studiare e approfondire anche per me stesso e, dall’altro, per fare luce su alcune dinamiche della Seconda Guerra Mondiale che spesso non sono chiare o passano inosservate nei libri di storia più generalisti sull’argomento. Infatti, spesso nei libri la sensazione è che la storia sia raccontata come un romanzo: l’equilibrio e cioè l’Europa prima della guerra, la rottura dell’equilibrio e cioè l’invasione della Polonia, la massima tensione e cioè gli avvenimenti del 1942-1943 e infine il 1945, che porta in dote l’inevitabile conclusione positiva della guerra. Ecco, in realtà le cose sono molto più complesse di così e all’epoca il finale non era né scritto e né scontato.

Come tutti sanno, la Seconda Guerra Mondiale è il conflitto più deflagrante della storia, e ha coinvolto praticamente tutto il mondo occidentale ma anche l’Asia, l’Africa, l’Oceania. Per farsi un’idea della portata, ricordiamo che i morti causati dal conflitto, militari e civili, ammontano a circa 70 milioni di persone, senza contare gli effetti a lungo termine delle due bombe atomiche, lanciate dagli americani sul Giappone. Fra il 1939 e il 1945, l’URSS ha perso il 15% della popolazione, la Polonia il 16%, la Germania il 9,5%. I Paesi baltici, la Grecia e molti altri paesi non si discostano molto da tali catastrofiche percentuali. Analizzando i dati duri, l’Italia sembra più fortunata, con “solo” l’1,07% di vittime in rapporto a tutta la popolazione, ma parliamo sempre di 500.000 persone, fra soldati riarsi nel deserto o congelati sul Don e civili morti sotto i bombardamenti, o vittime della barbarie dei rastrellamenti nazifascisti.

Se nella guerra del 1914-18 le fasi iniziali sono motivo di valutazioni e si è discusso moltissimo sulle cause vicine e lontane, al netto dell’attentato di Sarajevo, la Seconda Guerra Mondiale, in realtà, ha un inizio che è, tra virgolette, meno bisognoso di spiegazioni: la causa lontana è senz’altro il trattamento iper punitivo subito dalla Germania col Trattato di Versailles del 1918, che ha causato un sentimento di rivalsa che ha alimentato i tedeschi per tutti i disastrosi anni Venti. Tale sentimento, unito alla disperazione, alla disoccupazione galoppante, all’umiliazione, ha senz’altro favorito la nascita di movimenti e partiti estremisti, ed è sfociato nella vittoria di Adolf Hitler e del suo partito, il partito Nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi, alle elezioni del 1933, peraltro perfettamente regolari. Adolf Hitler diventa cancelliere quello stesso anno, presto anche Capo di Stato e dell’esercito, dando inizio al Terzo Reich che, nelle sue intenzioni, sarebbe stato millenario. E la Seconda Guerra Mondiale è figlia di questo, del riarmo voluto da Hitler, delle sue idee deliranti sulla necessità di uno spazio vitale per la razza ariana, della sua visione del mondo. Se attorno a Hitler e alla Germania ci fosse stato un contesto diverso, magari meno vendicativo alla fine della grande guerra, ma meno permissivo nel periodo del riarmo, dell’annessione dell’Austria e, soprattutto, dell’invasione della Cecoslovacchia, quest’ultima avvenuta senza alcun tipo di fondamento, in un contesto che non avesse permesso il fallimento della conferenza di Monaco probabilmente la storia sarebbe stata completamente diversa, ma coi se e coi ma non si fa la storia, e la Seconda Guerra Mondiale non fa eccezione.

Quindi, il 3 settembre del 1939, a seguito dell’invasione della Polonia da parte di Hitler, la Gran Bretagna e la Francia dichiarano guerra alla Germania. L’Italia, come ben sapete, non partecipa subito alla guerra, ma non per chissà quali nobili motivi: Mussolini, semplicemente, si sente offeso per il fatto di non essere stato avvisato in anticipo delle mosse imminenti dal suo grande alleato. Inoltre, le alte sfere militari sanno benissimo che l’esercito è impreparato, ma in generale tutti i distretti dell’Italia non sono assolutamente pronti per iniziare un conflitto di così enorme portata. In ogni modo il 3 settembre del 1939 inizia la guerra, che si può sempre analizzare da tantissimi punti di vista, e di questo la Seconda Guerra Mondiale rappresenta il massimo esempio.

Si può fare un’analisi diplomatica, che sarebbe ricchissima, un’analisi storica, un’analisi culturale senza precedenti. In realtà, ogni guerra porta con sé il tentativo di imporre una visione del mondo. Una visione evidenziata chiaramente durante la Seconda Guerra Mondiale, in cui l’Asse prevedeva la risistemazione dell’intero mondo, oltre al genocidio degli ebrei e alla schiavizzazione degli slavi, senza contare il fatto che chiunque non rientrasse nella visione del Reich millenario, vale a dire Rom, omosessuali, disabili, testimoni di Geova, criminali comuni, oppositori politici e quant’altro non meritava di vivere. Il patto tripartito prevedeva espressamente la divisione del mondo in tre sfere di influenza, anche per questo parlo di risistemazione dell’assetto Mondiale. Contro questa visione combattevano i campioni della democrazia, i campioni del capitalismo e, insieme, l’URSS di Stalin. È evidente la portata apocalittica di un simile scontro. La vastità della Seconda Guerra Mondiale si apprezza chiaramente anche dal punto di vista geografico, perché coinvolge tantissimi fronti: in Europa occidentale, in Europa orientale, in Africa e poi in Italia, senza contare il fronte del Pacifico. In sostanza, per essere il più possibile preciso e dettagliato, un libro sull’argomento deve giocoforza concentrarsi su un singolo aspetto, limitando anche le aree geografiche di studio, e io ho deciso di fare così, cioè ripercorrere la Seconda Guerra Mondiale evitando però il fronte del Pacifico, dove prevalentemente combatterono statunitensi contro giapponesi. Quindi mi sono concentrato maggiormente sulla strategia militare e sulle battaglie più significative avvenute in occidente e in Africa Settentrionale.

Questo, a mio avviso, permette al lettore di capire diverse cose; in primis, è molto interessante notare come all’inizio la Germania sembrava sul punto di vincere senza difficoltà, specialmente dopo la caduta della Francia. Nel giugno del 1940, nessun esperto, nessun politico, nessun analista avrebbe potuto prevedere l’evoluzione degli eventi a favore degli Alleati. A stravolgere tutto è stato probabilmente l’entrata in guerra degli Stati Uniti, ma anche la visione di alcuni politici di altissimo livello, primo fra tutti Churchill, perché nessuno avrebbe garantito che la Gran Bretagna non si sarebbe arresa se al governo ci fosse stato qualcun altro, unita a qualche valutazione tragicamente sbagliata da parte dell’Asse.
Quando si studia la Seconda Guerra Mondiale, c’è la tendenza, almeno per quel che riguarda l’Europa, a considerare come spartiacque la battaglia di Stalingrado, che inizia nel 1942 e finisce all’inizio del 1943, una delle battaglie epocali della storia dell’umanità, che ha visto la distruzione completa di una città, con soldati e popolazioni che combattevano di casa in casa, di muro in muro, per guadagnare dei pezzi di strada, per poi perderli presto, sotto il tiro incrociato dei cecchini. Probabilmente è lì che la Germania ha iniziato davvero a disgregarsi, nella disperazione dei soldati e dei suoi generali.

È evidente per gli storici che, dopo la fine della battaglia di Stalingrado, non era più in discussione chi avrebbe vinto, ma solo quando questo sarebbe accaduto. Quindi l’idea che esce dai libri che non trattano specificatamente di storia militare è che dopo l’inizio del ‘43 le sorti siano segnate: invece, studiando e dettagliando la strategia militare, si coglie che in quel momento nulla era segnato. Certo, per la Germania dopo la battaglia di Stalingrado le possibilità di vincere si erano assottigliate, ma la vittoria era ancora possibile.

La Germania ha comunque continuato a riportare grandi vittorie, e ci sono stati, anche nella controffensiva sovietica, momenti di stasi e di pericolo, non solo per le popolazioni civili che hanno continuato a essere vittima della mattanza, ma anche per l’andamento stesso della guerra. Insomma, quello che si ricava dai libri di storia, per quanto ben fatti, è una certa sensazione di sicurezza e ineluttabilità, ma al contrario la vittoria degli Alleati è stata segnata da criticità, passi indietro, momenti di blocco. Un resoconto militare vuole rendere giustizia di questo, dell’importanza delle singole strategie, delle singole battaglie e di quanto anche una decisione giusta o sbagliata presa da un uomo o da un gruppo di uomini può stravolgere le sorti del conflitto.

Il mio obiettivo è che, leggendo il libro, ci si riesca a fare un’idea davvero di come siano importanti i singoli uomini e i singoli eventi nell’evoluzione di un conflitto complesso e globale, a prescindere anche dalle alte sfere, e questo mi sembra molto interessante anche al giorno d’oggi, dal momento che ancora le guerre si combattono e sono considerate da molti come un mezzo giusto e legittimo per far valere i propri diritti e presunti tali. Ancora oggi fiori di politici e analisti si prestano a fare previsioni che, a detta loro, sono sicure e incontrovertibili, e al contrario il campo di battaglia ogni giorno sovverte tutto quello che era dato per certo. La guerra non è mai una strada segnata, un’avventura dal finale già scritto e scontato: l’unica cosa certa sono i morti e il cumulo di macerie che lascia dietro di sé.

Giovanni D’Onofrio, ha 54 anni e ha vissuto molti anni della sua vita a Salle (PE), un piccolo paese inerpicato tra le dolci colline e le maestose montagne d’Abruzzo, nel cuore del Parco Nazionale della Majella. Oggi vive e lavora in Emilia Romagna, nel comune di Terre del Reno (FE), in un’azienda specializzata in campo meccanico come tecnico dell’automazione ma non ha mai interrotto il suo legame con la sua terra d’origine, dove continua a trascorrere le sue vacanze e a coltivare la passione per la scrittura.

Giudizi sul libro

«La lettura del saggio è molto interessante e cattura l’attenzione. Il testo contiene molte informazioni, è ricco in termini di nozioni ma allo stesso tempo riesce a trasformare eventi storici complessi in narrazioni avvincenti. Il taglio divulgativo funziona, la prosa è elegante, in più l’analisi è sempre puntuale, fluente, bilanciata fra rigore accademico e accessibilità narrativa. Questo saggio, insomma, è un buon esempio di come la storia possa essere resa vivace, senza perdere in accuratezza.»

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