Bambini eccezionali. Superdotati, talentosi, creativi o geni, Cesare CornoldiProf. Cesare Cornoldi, Lei è autore del libro Bambini eccezionali. Superdotati, talentosi, creativi o geni edito dal Mulino: come si manifesta l’eccezionalità dei bambini?
Eccezionalità è un termine generico che si riferisce a tutti i casi in cui una persona ‘fa eccezione’ per qualche sua caratteristica. È indubbio, però, che quando si parla di ‘bambini eccezionali’ si pensa a un aspetto particolare della eccezionalità e cioè a qualche dote particolare da loro manifestata, di solito nell’ambito della intelligenza, del talento o della creatività.

Cos’è l’intelligenza e come si misura?
L’intelligenza è l’insieme delle abilità cognitive, memoria, linguaggio, pensiero, immaginazione, ecc., per cui un individuo si diversifica da un altro. I test di intelligenza più soddisfacenti sono quelli che offrono una stima delle abilità in diversi di questi aspetti, anche se è vero che alcuni aspetti sono più centrali giustificando la scelta di misurare solo questi ultimi.

Esistono forme diverse di intelligenza?
Il modello gerarchico a cono dell’intelligenza assume una certa unitarietà dell’intelligenza, ma anche una sua articolazione in molti diversi aspetti con la conseguenza che non ci sono persone intelligenti allo stesso modo, ma ogni individuo si caratterizza per particolari punti di debolezza e, si spera, di forza.

Come è possibile riconoscere le diverse forme di eccezionalità?
Io nel mio libro ho distinto forme diverse di eccezionalità e osservato che nessuna di esse è riconoscibile con totale sicurezza, ma comunque alcune possono essere identificate con una certa approssimazione: il superdotato intellettivo con buoni test di intelligenza, il talentoso con buoni test di abilità, il superesperto per la capacità di affrontare aspetti specifici. È un po’ più difficile, ma sempre possibile, riconoscere le persone altamente creative e quelle dotate di passione e persistenza. È solo invece la storia a dirci se una miscela di questi aspetti ha portato una persona ad essere riconosciuta come un vero e proprio genio.

Come si struttura la personalità del genio?
Vi sono molte prove del fatto che alcune caratteristiche di personalità favoriscono l’emergere del genio. Io le ho chiamate ‘supportive’ per il fatto che non ineriscono alla genialità, ma la sostengono. Rispetto alle dimensioni fondamentali della personalità descritte dal modello dei ‘big five’ è la dimensione dell’ ‘apertura al  nuovo’ a contare, presumibilmente per la relazione che ha con la creatività. Io credo comunque che ‘passione’ e ‘persistenza’ siano chiavi fondamentali per far sì che un individuo dotato di talento e creatività sia portato a perseguire con tenacia i suoi obiettivi.

Perché i bambini eccezionali possono incontrare difficoltà a scuola e nella vita?
Un bambino eccezionale non può essere eccezionale in tutto e quindi inevitabilmente si caratterizza per squilibri fra gli aspetti in cui è eccezionale e gli altri aspetti della sua persona. Questo squilibrio può portare a frustrazioni, disagi e insofferenze di fronte alle richieste della vita e ai rapporti con gli altri, che rendono difficile un normale adattamento.

Cosa può fare e cosa non deve fare il genitore di un bambino eccezionale?
Nel mio libro ho fatto presente che i casi di eccezionalità possono essere molto diversi e presentare differenti necessità. Comunque, un suggerimento generale che ho dato è quello di valorizzare i talenti, cercando i modi per cui meglio possano essere sviluppati, e invece non incalzare eccessivamente, ma offrire il terreno favorevole per la crescita dei superdotati intellettivi le cui capacità potranno esprimersi col tempo.

Quale ruolo spetta alla comunità e alla scuola?
Come nella parabola biblica un talento sprecato è più di un’occasione persa, è una grossa lacuna che va evitata. Il primo compito di comunità e scuola è quello di riconoscere le persone dotate per evitare di trovarsi nella situazione di non avere valorizzato, per non aver saputo. Un secondo compito è quello di domandarsi quali sono le responsabilità proprie, andando oltre l’idea che abbiano bisogno di un aiuto individualizzato solo i bambino con deficit e non anche quelli con dotazioni particolari. Il terzo compito è quello di far rete per creare le condizioni più favorevoli per lo sviluppo della eccezionalità.