“Autoritratto con Varrone” di Silvana Errico

Dott.ssa Silvana Errico, Lei è autrice dell’opera Autoritratto con Varrone. In essa si è focalizzata sulla figura del colto pensatore Marco Terenzio Varrone, dando rilievo non solo alle vicissitudini biografiche, ma anche all’operato che egli ha perseguito, con energica dedizione, in ragione della passione politica e del suo amore per i campi dello scibile umano. Ritiene che la letteratura classica possa rivelarsi di prodigiosa contemporaneità nel veicolare valori fondamentali per la collettività?
Autoritratto con Varrone, Silvana ErricoLa letteratura classica suggerisce soluzioni per i nostri tempi e, in particolare, la visione disincantata e ironica di Varrone ‒ malgrado le persecuzioni politiche e le confische dei beni ‒ incita a ricostruire quanto perduto e a elaborare nuove opere. Oggi, per non smarrirsi nelle relazioni con gli altri ‒ in un mondo ostile ‒ bisogna seguirlo nell’amore per il sapere e la sua diffusione; nel senso del dovere tramite principi morali, amicizia e solidarietà; nel disincanto verso politica e potere. Imitiamolo al più presto nella sostenibilità ambientale, sorretta da una tecnologia rispettosa della natura, come lo scrittore espone nell’insuperato De re rustica.

Jean Mabillon, Museum Italicum, Vol. 1, Paris 1687-89: Abbazia di Montecassino e città di San Germano nel 1685. Nel cerchietto, in basso, la zona ascrivibile alla tenuta di Varrone

Nelle sue trattazioni, la poetica varroniana (si pensi, ad esempio, al De Re Rustica) eleva, sovente, ad elemento chiave il tema della natura, dando vita ad approfondimenti interdisciplinari nei quali si afferma il connubio tra architettura, ambiente ed arte. Quali ritiene siano gli insegnamenti che ogni generazione dovrebbe trarre dal patrimonio valoriale e culturale presente nel complesso delle opere varroniane e che, peraltro, debbono essere concepiti come un vero e proprio monito?
Varrone (De re rustica, libro I, cap.4,1) e Vitruvio (De Architectura, libro VI, cap. VI) fanno riferimento alla salubrità. Il primo nota che: “la salubrità, che proviene dal cielo e dalla terra, non è in nostro potere, ma in quello della natura, malgrado tuttavia molto ci competa, per cui possiamo trasformare, con una certa oculatezza, le cose più nocive esistenti in cose più sopportabili”. Il secondo, che cita Varrone come suo predecessore, osserva: “Prima di ogni altra cosa si esaminino i siti quanto alla salubrità, secondo le regole date per una città, e poi si collochino le ville rapportandole, in grandezza, a quella del podere o alla quantità dei prodotti”. Oggi l’inquinamento di acque, aria e terreni conferma l’importanza di tale principio per l’ambiente e le varie specie esistenti mentre l’analisi varroniana rimedia alle contaminazioni con scienza e tecnologia. Dall’equilibrio tra natura e artificio scaturiscono opere dell’ingegno umano, come invenzioni, studi letterari e scientifici fino all’arte di sculture, pitture e architetture. Dovremmo reiterare quest’antica saggezza, avvalorata nei secoli ‒ forse inconsapevolmente ‒ da parchi e giardini ispirati alla poetica varroniana.

Autoritratto con Varrone
  • Errico, Silvana (Autore)

Ecco che nella Sua opera l’attuale città di Cassino rinviene una vivida testimonianza di ciò che è stato il suo passato. Per il tramite di Autoritratto con Varrone Lei ha riscritto pagine di storia della città, rendendo le peculiarità della Villa Varroniana emblematiche nello sviluppo di ciò che assume la denominazione di “Villa Perfetta”. Quali sono i caratteri identificativi di siffatta realizzazione? Quali potenzialità reca con sé la ricostruzione dell’Aviarium di Varrone alla quale Lei è pervenuta?
Varrone osserva che alla base di coltivazioni agricole e/o allevamenti di bestiame siano utilitas et voluptas, dove utilitas costituisce il profitto economico e voluptas il piacere del lavoro. Le strutture di queste attività devono essere ben costruite, funzionali e proporzionate, da godere con l’animo e i sensi: la ‘villa perfetta’ individua una fattoria modello, inserita in un opportuno contesto, prossimo all’acqua di rivi perenni, ai piedi di un monte boscoso e con vasti pascoli ventilati, accanto a vie e/o fiumi navigabili. “Quella orientata al sorgere degli equinozi è la più adatta, perché in estate sta in ombra e d’inverno al sole”: quindi bisognerà scegliere la posizione dell’est (alba) dell’equinozio di primavera o autunno ‒ evitando che qualche fiume o acquitrino diventi nocivo per il clima o la salute. A Casinum, perciò, Varrone scelse un sito ricco di acque, da lui sistemate opportunamente e ancora oggi se ne ammira la bellezza, tra rigogliosa vegetazione e limpide acque, per cui la voliera ‒ come confessa lo scrittore ‒ deriva da un’intima profonda emozione (animi causa). Per trovare questo ‘tesoro nascosto’ accorsero studiosi da tutta Europa, mossi dalle edizioni stampate di De re rustica, di cui la prima è del 1472. Così iniziarono le molte analisi testuali e le interpretazioni dell’Aviarium mentre i disegni di Pirro Ligorio del 1558, asseriti rilievi della voliera, influenzarono famosi architetti, tra cui Vignola e Le Nôtre. Nell’Ottocento l’avicoltura cassinate fu inserita nei piani di studio di Accademie di Belle Arti e Scuole di Architettura, come si rileva da splendidi progetti nell’Archivio dell’École nationale supérieure de Beaux-Arts a Parigi e dalle opere di Semper e Bluntschli, architetti e docenti dell’ETH a Zurigo.

Aggiungo che il ritrovamento della voliera di Varrone, esposto nel mio libro, è puramente virtuale: il suo profilo, ricavato da un’analisi termografica con rilievo aerofotogrammetrico, smentisce tutte le interpretazioni grafiche precedenti. Sono riuscita a decifrare questo rilievo, negletto per circa 30 anni, traducendo con ‘piccola passerella’ il termine plumula del brano varroniano (cfr. S. Errico, Novità su forma e ubicazione della voliera di Varrone (rust. III, 5, 9-17) in SPOLIA, Essays 2022, anno XVIII, n. 8 n.s., pp. 198-212). Purtroppo, alcuni scavi, effettuati dalla Soprintendenza nel 2001, furono sospesi e interrati di nuovo senza arrivare al famoso reperto. Saranno necessari fondi straordinari per mettere in luce l’aviario: ci riusciremo?

La voliera di Varrone rielaborata secondo un rilievo termo-aerofotogrammetrico del 1991-1992 (grafico di Silvana Errico, 2022)

Da ultimo, è possibile scorgere delle consapevolezze, in relazioni ai mutamenti di ordine sociale, dettate dalla realizzazione di questo progetto architettonico?
Il tema progettuale apparteneva alle case del potere, come mostrano influssi varroniani nella villa di Tiberio a Sperlonga (forma planimetrica e uso di specchi d’acqua); nella cenatio rotunda della Domus Aurea di Nerone a Roma (uso di sofisticate tecnologie per la rotazione, esposte da Villedieu nel 2011); nel Teatro Marittimo di Adriano a Tivoli (specchio d’acqua anulare intorno alla costruzione). Il progetto della voliera ha attraversato il tempo ed è ancora presente ‒ come eco di un Eden perduto ‒ in sistemazioni di parchi e giardini in tutto il mondo: quelli che secoli addietro erano privilegio di ricchi e potenti, ora sono liberamente disponibili ai visitatori.

Fabiana Di Fazio

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