“Australia, gli antipodi vicini. Tasselli geografici” di Flavio Lucchesi

Prof. Flavio Lucchesi, Lei è autore del libro Australia, gli antipodi vicini. Tasselli geografici edito da Pàtron: com’è strutturato il volume, e con quali finalità l’ha scritto?
Australia, gli antipodi vicini. Tasselli geografici, Flavio LucchesiQuesto libro costituisce il punto d’arrivo, seppure provvisorio, di un percorso di studi geografici sull’Australia che ho iniziato circa quarant’anni orsono e che tuttora continuo a praticare. Il volume è suddiviso in più parti dedicate a temi specifici della Geografia fisica e antropica di questa immensa isola-continente: tratto dunque di ambiente, di economia, di politica, di società, di resoconti di viaggio, di flussi migratori, ecc. L’insieme di questi scritti si propone pertanto di contribuire a delineare con una serie di tasselli il grande mosaico australiano, rendendo gli antipodi meglio conosciuti e, dunque, più vicini.

Quali sono le principali caratteristiche fisiche e antropiche dell’Australia?
A causa delle sue antichissime origini e dell’evoluzione che ne ha contraddistinto la storia geologica, l’Australia presenta specifici elementi geo-morfologici, climatici e biotici che caratterizzano ambienti dalle peculiarità uniche. Dal punto di vista fisico, si possono individuare un articolato ed estesissimo perimetro costiero; un’orografia caratterizzata da un’immensa depressione centrale, da un tavolato desertico e dalla presenza di modesti rilievi erosi; un’idrografia che, eccettuato un unico bacino fluviale rilevante, manifesta una sostanziale carenza di acque superficiali; un clima in molte regioni segnato dall’aridità e dalla persistente scarsezza di precipitazioni. Inoltre, il lungo isolamento dal resto delle terre emerse ha determinato il permanere di specie animali e vegetali altrove inesistenti o scomparse: ne derivano una biogeografia e una serie di paesaggi naturali molto peculiari. In tale contesto, la distribuzione della popolazione si è inevitabilmente concentrata nella cosiddetta “Australia utile”, cioè in un’area circoscritta lungo la fascia costiera orientale e sud-occidentale. Ulteriore causa e conseguenza di questi fattori è la forte urbanizzazione, che vede quattro quinti della popolazione complessiva concentrata nella capitali statali.

In che modo l’economia australiana è integrata nel mercato globale?
L’economia australiana si è basata sin dai tempi della colonizzazione su alcuni settori specifici: l’agricoltura, l’allevamento, la produzione mineraria. Le immense estensioni a pascolo per gli ovini e i bovini, la diffusione di coltivazioni molto diversificate in relazione alle regioni climatiche, l’inestimabile ricchezza di minerali presenti in molte parti del continente, hanno infatti costituito per molto tempo il fulcro dell’economia e delle esportazioni australiane. Pur rivestendo anche attualmente notevole importanza, questo settore ha però oggi lasciato sempre più spazio al terziario e al quaternario che -a differenza di un’industrializzazione progredita in modo rallentato nel passato a causa di scelte protezionistiche poco lungimiranti- hanno conosciuto negli ultimi decenni uno straordinario sviluppo (penso per esempio ai trasporti e alle telecomunicazioni, alla finanza, agli investimenti internazionali, alla ricerca scientifica e tecnologica e, non ultimo, al turismo). Oggi l’economia australiana è decisamente integrata nel mercato globale: in particolare Canberra -pur mantenendo un approccio multilaterale che non trascura le tradizionali relazioni con la Gran Bretagna e gli Stati Uniti- sì è accostata sempre più ai suoi vicini asiatici, rientrando a pieno titolo come importante attore della dinamicissima area definita “Asia Pacifico”.

Quali chiusure e aperture politico-sociali caratterizzano l’atteggiamento degli Anglo-Australiani nei confronti degli altri?
L’articolato contesto socio-culturale che caratterizza oggi l’Australia deriva da un lungo e acceso dibattito intorno al complesso tema del multiculturalismo: in questo senso, la storia politica della Confederazione è stata contraddistinta da periodici allargamenti e restrizioni all’immigrazione, con un non facile né lineare percorso che avrebbe portato dal cosiddetto assimilazionismo a un orientamento politico pluralistico in senso lato, tuttora in corso di assestamento, volto a rispettare le differenze culturali, la giustizia sociale e l’efficienza economica, con una positiva combinazione di connotazioni pragmatiche. Altro nodo cruciale è sempre stato quello delle relazioni tra i coloni e le popolazioni autoctone: all’iniziale genocidio fondato sul presupposto che il continente fosse “terra nullius” è successivamente subentrata la cosiddetta fase di protezione (e acculturazione) degli Aborigeni, seguita a sua volta da una politica dell’assimilazione, poi dell’integrazione e infine dell’autodeterminazione, fino all’esito fondamentale della riconciliazione (con lo storico discorso di scuse ufficiali che nel 2008 il premier australiano ha pronunciato a nome del governo nei confronti degli Aborigeni per i crimini commessi nel passato contro di loro).

Quali relazioni politiche ed economiche intrattiene l’Australia con la Cina?
I rapporti di natura politica ed economica intercorsi nel tempo tra questi due Paesi estremamente diversi per vicende storiche, politiche, sociali, culturali sono stati alterni e complessi. L’esame critico di un’ampia letteratura anglofona, prodotta da studiosi di varie discipline, evidenzia le tante fasi di un confronto che –seppure in forme alterne, discontinue, contraddittorie e talvolta conflittuali– si è comunque sempre mantenuto vivo e continuo. L’Australia è oggi cosciente di due fattori essenziali e connessi: se da una lato la Cina è al centro della vivacissima, affollata e complessa economia della già citata regione Asia Pacifico in cui essa è inserita, è altrettanto evidente che la posizione strategica della Confederazione in termini economici e politici la pone come perno di una Via della seta orientale parallela e integrata alla ben nota One Belt One Road Initiative. Pertanto oggi Canberra guarda con un misto di cautela e di ottimismo al futuro dei suoi rapporti con Pechino, nella convinzione che sia indispensabile e necessario pianificare in una prospettiva temporale di breve e medio termine le relazioni bilaterali.

Quale approccio al turismo e alla sostenibilità socio-ambientale adotta l’Australia?
Malgrado -o proprio in conseguenza del fatto che- il territorio australiano, seppur vastissimo e poco popolato, sia stato particolarmente sfruttato nei due secoli successivi all’insediamento dei bianchi, i temi della difesa dell’ambiente e della conservazione e valorizzazione dell’heritage hanno suscitato in Australia un’attenzione relativamente precoce e si sono cominciati a perseguire con un certo impegno già negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. Oggi sono numerose le iniziative concertate tanto a scala nazionale che regionale per salvaguardare le ricchezze naturali e culturali del paese in un’ottica di sviluppo turistico sostenibile: in tal senso, i governi hanno in tempi recenti attuato politiche rivolte a incoraggiare la gestione e l’incremento del turismo secondo una prospettiva di sostenibilità ed equità economica e sociale consapevole del valore, della ricchezza e della fragilità dei rari ecosistemi e delle antiche culture locali. L’impulso volto alla salvaguardia e valorizzazione di un patrimonio tanto cospicuo e peculiare viene inoltre sostenuto nella Confederazione da una rete di associazioni governative e non governative, a vario titolo impegnate nel raggiungere obiettivi analoghi e integrati: si pensi per esempio all’insieme dei National Trust of Australia, che promuovono ormai da molti decenni campagne per la protezione degli ecosistemi e la conservazione di edifici e luoghi storici, sostenendo iniziative virtuose nella direzione di un moderno concetto olistico di heritage.

In che modo la letteratura odeporica ha contribuito alla conoscenza del continente australiano?
Com’è noto, la letteratura odeporica offre un indiscutibile apporto all’approccio in senso lato “umanistico” proposto dalla Geografia della percezione nella descrizione e interpretazione di ambienti naturali e antropici: questo in quanto i resoconti di viaggio aiutano a delineare e a capire la ricostruzione storico-geografica del territorio, risultando in tal modo un’utile fonte e testimonianza per gli studi. Inoltre, i resoconti di viaggio hanno da sempre svolto un imprescindibile ruolo di mezzo di divulgazione per la conoscenza di genti e luoghi anche molto lontani. Ne consegue che l’esame critico e la lettura decodificata e comparata di alcuni resoconti scritti da italiani recatisi in Australia nella prima metà del Novecento ha certamente contribuito a raffigurare e chiarire come una realtà ambientale e culturale tanto distante dalla nostra sia stata in quei decenni percepita, descritta e diffusa presso un ampio pubblico di lettori del nostro paese.

Quale contributo hanno offerto i geografi italiani allo studio del Quinto Continente?
L’attenzione verso il Quinto Continente, manifestatasi presso gli studiosi italiani già nella seconda metà dell’Ottocento, sarebbe poi continuata nel corso dei decenni: ciò viene ben testimoniato dalle numerose notizie -peraltro varie sia nel contenuto che nello spessore qualitativo- comparse in molti scritti pubblicati su riviste geografiche scientifiche e divulgative, su dizionari geografici, o in testi accademici. Tra i temi più trattati nel corso del tempo hanno predominato le scoperte geografiche e la colonizzazione di territori inesplorati, i diversi aspetti di un’economia in veloce sviluppo, le caratteristiche di una realtà sociale e politica complessa e per diversi aspetti all’avanguardia, il genere di vita condotto in zone rurali remote o nelle giovani e dinamiche città, l’emigrazione dei nostri connazionali. Vorrei in particolare ricordare la figura di Joseph Gentilli, un geografo italiano che ha dedicato all’Australia una parte fondamentale dei suoi studi, vivendo per molti decenni a Perth, e diventando un pioniere internazionalmente riconosciuto della Geografia nel Quinto Continente.

Quali vicende hanno segnato l’emigrazione italiana in Australia?
L’emigrazione italiana in Australia costituisce un tema di indagine ormai da tempo molto frequentato, proprio per l’estrema importanza e complessità determinata dalle sue numerose implicazioni storico-politiche ed economico-sociali. Ho pensato dunque di dedicare tutta l’ultima parte del volume a questo argomento, presentando un quadro introduttivo volto a illustrarne gli aspetti quantitativi e qualitativi, e a ripercorrere le sue fasi principali (correnti di provenienza e di arrivo, cause, modalità, sviluppi nel tempo). Ho poi presentato uno specifico periodo storico che ha segnato una fase particolarmente difficile nella vita degli emigrati italiani in Australia: gli anni del fascismo e della seconda guerra mondiale, che sono stati contraddistinti da estrema diffidenza e ostilità nei loro confronti. Ho proposto infine un caso di studio che mi ha impegnato in una ricerca durata parecchi anni: la ricostruzione dell’emigrazione in Australia dalla Valtellina, regione alpina i cui abitanti cominciarono già verso la metà dell’Ottocento a cercare fortuna nel Nuovissimo Continente, risultando in tal modo tra i primi nostri connazionali a recarvisi.

Flavio Lucchesi è Professore Ordinario di Geografia presso il Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano

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