Assolutamente musica, Haruki Murakami, Seiji OzawaÈ la musica il leitmotiv della serie di conversazioni tra Haruki Murakami e Seiji Ozawa contenute nel libro Assolutamente musica, edito da Einaudi. Murakami è infatti un grande appassionato di jazz e musica classica. Nel 2009, la malattia del direttore d’orchestra giapponese e il suo successivo programma di riabilitazione, gli hanno permesso di condurre una serie di incontri. Questo libro è il resoconto di quei pomeriggi con Seiji Ozawa, tra il novembre 2010 e il luglio 2011, trascorsi insieme in tanti posti diversi – Tōkyō, Honolulu, la Svizzera. Il libro, tuttavia, non è «una classica raccolta d’interviste, né un insieme di «conversazioni con una celebrità». Nel corso dei nostri incontri ho capito di voler rendere conto di una risonanza naturale del cuore» afferma Murakami.

Sono tanti i punti in comune tra i due: «Prima di tutto credo che il lavoro ci procuri la gioia più genuina. Malgrado le differenze che possono esistere tra la musica e la scrittura, siamo felici quando siamo immersi nei nostri rispettivi mestieri. […] Poi, ci sprona ancora quella stessa «fame» che era in noi quando eravamo giovani, quel sentimento del «non fare mai abbastanza», di dover perseverare, spingerci sempre più lontano. […] Il nostro terzo punto in comune è l’ostinazione. Siamo pazienti, resistenti, più semplicemente cocciuti. Se abbiamo deciso di agire in un modo, nessuno riuscirà a farci cambiare idea.»

Tuttavia, «lo scopo delle interviste raccolte in quest’opera non è fare un ritratto dettagliato del personaggio Seiji Ozawa. Non sono un reportage o una teoria sul come funziona un individuo. Essendo un appassionato di musica, il mio solo obiettivo era parlare di musica nel modo più aperto e onesto possibile con il musicista Seiji Ozawa.»

Murakami, nel confronto con il musicista, si lascia andare a molte rivelazioni su di sé: «Io, che sono uno scrittore, posso trascorrere giornate intere senza vedere anima viva, senza parlare con nessuno, senza mostrarmi al pubblico: ho questa libertà. Il lavoro di gruppo non fa parte del mio mestiere, e anche se sarebbe bene avere uno scambio con i colleghi, non ne sento particolarmente il bisogno. Tutto quello che devo fare è starmene a casa e scrivere.»

«Come Ozawa, anch’io mi sveglio alle quattro e mi concentro sul mio lavoro, da solo. D’inverno è ancora buio. Non c’è avvisaglia dell’aurora, nessun canto d’uccelli. Passo così cinque o sei ore seduto alla scrivania a scrivere, picchio sui tasti del computer e intanto bevo caffè caldo. È la mia routine quotidiana da più di un quarto di secolo.»

E poi il rapporto tra scrittura e musica: «Nessuno mi ha insegnato a scrivere, non ho mai imparato tecniche di scrittura, e per dirla tutta non ho mai studiato molto. Allora come ho fatto a imparare a scrivere? Ascoltando la musica. Cosa conta di più nella scrittura? Il ritmo. Se in un testo non c’è ritmo, nessuno lo leggerà. Perché mancherà quel senso del movimento che è come una pressione dall’interno, e porta il lettore avanti, pagina dopo pagina… Prenda ad esempio i manuali d’istruzione degli elettrodomestici: se sono tanto ostici, è perché sono completamente privi di ritmo. Oppure uno scrittore esordiente: di solito, dal fatto che i suoi libri abbiano ritmo o no, si può capire se resterà sulla scena letteraria o se sparirà subito. Ma ho l’impressione che la maggior parte dei critici letterari non tengano in alcun conto questo fattore. Si limitano a commentare la raffinatezza dello stile, l’originalità del vocabolario… la coerenza della scrittura, il livello dei temi, le diverse tecniche narrative usate… Secondo me, invece, chi non possiede ritmo non ha alcun talento letterario.»

Insomma, una lettura imperdibile per gli amanti di Haruki Murakami!