“Archeologia della Tarda Antichità” di Massimiliano David

Prof. Massimiliano David, Lei è autore del libro Archeologia della Tarda Antichità edito da Mondadori Università: quali problematiche pone l’archeologia del periodo compreso tra l’età severiana e la metà dell’VIII secolo d.C.?
Archeologia della Tarda Antichità, Massimiliano DavidL’archeologo tardantichista è chiamato ad affrontare un ventaglio straordinariamente ampio di problematiche che trovano esplicazione in un areale geografico immenso, dall’Oceano Atlantico all’Indo. È un mondo in fermento di genti stanziali urbanizzate, ma anche di interi popoli – si pensi agli Unni o agli Avari – in movimento sulle lunghe distanze attraverso le steppe euroasiatiche. In questo periodo prendono forma e si impongono nuove religioni monoteistiche come il multiforme Cristianesimo e il Mazdeismo, ma si sviluppano anche nuove organizzazioni politiche. Si affermano nuovi modi di pensare e cambia incisivamente la vita quotidiana della gente comune. Trova nuove modalità di esplicazione l’arte della guerra (è in questo momento che le strategie e le tattiche trovano nella mobilità, nella velocità e dunque nella cavalleria gli strumenti più efficaci in battaglia) e pure le forme di trasmissione della cultura abbandonano progressivamente l’uso del rotolo per passare al veicolo del codice. Si tratta di processi che disegnano nuove società e nuove identità destinate a persistere per secoli fino alla nostra modernità. Il grande calderone tardoantico genera la prima forma riconoscibile di Europa (il mondo carolingio), ma anche la prima economia-mondo unitaria di portata globale e a scala euroasiatica (l’Islam). In questo contesto l’archeologo tardantichista affronta una varietà straordinaria di espressioni della cultura materiale: deve avere dunque tutti gli attrezzi necessari per comprendere una chiesa, ma anche un mitreo; una necropoli, ma anche una catacomba; un corredo funerario vandalo, ma anche un mausoleo imperiale; una città di nuova fondazione, ma anche un villaggio rurale romanizzato; un palazzo imperiale, ma anche una capanna longobarda. L’archeologo tardantichista deve inserire nel suo bagaglio formativo una buona conoscenza linguistica del latino e del greco, ma anche nozioni essenziali per la frequentazione del folto gruppo di idiomi che emergono nell’arco di cinque secoli dal sostrato culturale o nel quadro dei grandi processi di osmosi che coinvolgono popolazioni prima di matrice germanica e poi slava. Uno vastissimo e variegato patrimonio epigrafico (specialmente di carattere funerario) è disseminato nelle terre del Tardoantico. Va aggiunto che la voce dell’archeologia ha un peso estremamente significativo nel riconoscimento delle definizioni erronee (per esempio, risulta evidente che una religione pagana non è mai esistita), dei luoghi comuni (valore epocale della battaglia del Ponte Milvio) o dei falsi storici (“caduta dell’Impero romano”) che avvolgono molti momenti della storia tardoantica.

Quali innovazioni caratterizzano la produzione del Tardoantico?
Le innovazioni del Tardoantico attraversano tutta le produzioni. Marca tutto questo periodo lo sviluppo di nuove tecniche edilizie (la nostra idea del mattone come un manufatto rettangolare si sviluppa in epoca tardoantica) e l’invenzione di nuove forme architettoniche; si definiscono raffinate produzioni suntuarie (speciali tecniche sono elaborate per la produzione di ori e argenti), i servizi di ceramica da mensa sono completamente rinnovati dalle imprese dell’Africa settentrionale; i cantieri navali mettono in acqua imbarcazioni costruite con nuove tecniche; i maestri “eborarii” danno nobiltà agli oggetti più semplici della vita quotidiana come i dittici; la produzione del vetro raggiunge vertici di straordinaria qualità riuscendo a servire ogni esigenza del mercato (l’idea del vetro come ideale corpo diffusore della luce: non si dimentichi che senza questo passaggio mentale oggi non avremmo le lampadine).

Quali scoperte hanno segnato la ricerca archeologica sul Tardoantico?
Il Tardoantico si è rivelato squadernando un passato spesso rimasto confinato dentro definizioni riduttive come quella di “Basso Impero”. Così è avvenuto quando è cominciata la straordinaria avventura dell’esplorazione delle catacombe nel XVI secolo. Nel secolo scorso attonita meraviglia ha suscitato negli specialisti e anche nel grande pubblico la scoperta della villa del Casale di Piazza Armerina, alla quale ha fatto seguito una serie di altre ville tardoantiche di straordinaria qualità architettonica nell’intero arco del Mediterraneo. Vi sono però anche recentissime scoperte, capaci di proiettare l’archeologo fino al contatto più intimo e ravvicinato con i grandi eventi della Storia, come il rinvenimento delle insegne di Massenzio a Roma nel corso degli scavi della Sapienza alle pendici nord-orientali del Palatino.

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  • David, Massimiliano (Autore)

Quali monumenti e reperti sono da considerarsi essenziali per la comprensione del Tardoantico?
Nell’opera di Mondadori sono individuati circa 150 monumenti/manufatti che sono considerati essenziali per la conoscenza del Tardoantico. Non si dimentichi però questo numero è il risultato di una severa selezione poiché sono inseriti in questo elenco solo i complessi archeologici e i materiali ben databili. C’è poi una vasta congerie di materiali sottoposti ancora a ragionevoli dubbi sulla cronologia. Si consideri comunque la grande varietà delle produzioni e la vastità del quadro geografico in esame. Per la Tarda Antichità è imprescindibile la conoscenza di Roma e Istanbul, ma anche di città e siti come Antiochia, Cartagine, Aquileia e Grado, Gerusalemme, Alessandria, Salonicco, Barcellona, Arles, Vienne-Isère, Treviri, Lione, Londra, Spalato e Salona, Bordeaux, Sofia, Budapest, Verona, Milano, Volubilis, Ostia antica, Carnuntum, Aquincum, Ginevra, Efeso, Nicosia e tutta l’isola di Cipro, Petra, Beyrut, Como, Leptis Magna, Cirene, Tarragona, Siracusa, Ravenna, ecc.

Quali sono le principali esposizioni e i musei più importanti per l’approccio al Tardoantico?
A partire dagli anni Settanta del secolo scorso il Tardoantico è diventato uno dei temi di maggior successo delle grandi mostre archeologiche: ad inaugurare questa lunga serie di eventi (accompagnati sempre da opere bibliografiche di grande utilità e significato) va ricordata la mostra newyorkese “Age of spirituality”. Tutti i più grandi musei archeologici di caratura internazionale presentano materiali utili per la conoscenza del Tardoantico. Così anche i grandi musei delle nazioni affacciate sul Mediterraneo offrono la possibilità di incontrare la Tarda Antichità. Ovviamente ciò vale anche per il resto delle nazioni europee e gli Stati Uniti dove una visita al Metropolitan Museum di New York è irrinunciabile.

Massimiliano David è professore associato di Archeologia Cristiana e Medievale presso l’Università di Bologna. Insegna inoltre Archeologia Cristiana nella Facoltà di Lettere e Filosofia e nella Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici della Sapienza Università di Roma. Dirige dal 2007 il Progetto Ostia Marina, missione archeologica nella città di Ostia antica. È direttore del Progetto Acheloo presso la città di Civitavecchia alla ricerca della città sepolta di Aquae Tauri. Guida progetti di ricerca sulla città di Ravenna e sul suo territorio. È autore e curatore di circa 360 pubblicazioni scientifiche di archeologia. È co-fondatore e co-direttore della collana archeologica PAST e membro del comitato direttivo della rivista «Temporis signa».

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