Professoressa Minozzi, Lei è co-autrice del libro Archeologia dei resti umani. Dallo scavo al laboratorio pubblicato per i tipi di Carocci: qual è l’importanza dello studio bioarcheologico?
Archeologia dei resti umani. Dallo scavo al laboratorio Simona Minozzi Alessandro CanciLo studio antropologico dei resti umani provenienti da contesti archeologici ha lo scopo di ricostruire il profilo biologico delle popolazioni antiche e di conoscerne le condizioni di vita e di salute, avvalendosi di tecniche multidisciplinari nel campo della biologia e dell’archeologia. Metaforicamente si potrebbe dire che mentre l’archeologo ricostruisce gli ambienti, gli oggetti e le vesti indossate, l’antropologo identifica chi indossava quelle vesti, ricostruendo i gesti ed i movimenti delle persone che hanno abitato quegli ambienti ed utilizzato quegli oggetti, facendole muovere, lavorare, vivere e morire nuovamente nel nostro immaginario.

Quale rilevanza assumono la tafonomia e la diagenesi nello scavo archeologico?
Ciò che ritroviamo durante lo scavo archeologico di una sepoltura non sempre rappresenta esattamente quello che è stato lasciato nel momento della deposizione, perché diversi fattori possono intervenire ed alterare le condizioni originarie della sepoltura. I fattori diagenetici, che rappresentano quell’insieme di eventi fisici o naturali che inducono alterazioni post-mortali nell’osso, possono modificare la consistenza o la morfologia del tessuto osseo fino a giungere, nei casi più sfortunati, all’irriconoscibilità del reperto o alla sua totale scomparsa.
Gli eventi tafonomici sono invece rappresentati da tutto ciò che può accadere ad un corpo dal momento della sua deposizione fino al rinvenimento, pertanto conoscere e sapere intrepretare questi eventi è di fondamentale importanza per capire cosa è successo in questo intervallo di tempo, ma soprattutto per ricostruire l’originaria posizione del corpo al momento della sepoltura, e la sua relazione con le strutture ed i rituali funebri che l’hanno accompagnata. In ogni caso, lo scavo di una sepoltura non può prescindere dal rilevare in dettaglio tutto quanto può essere utile per l’interpretazione dell’individuo a cui appartiene. Nel libro viene proposta una scheda per la raccolta di tutti i dati utili durante lo scavo.

Come si determinano il sesso e l’età alla morte?
Nel corso degli anni, sono stati proposti diversi metodi per la diagnosi del sesso basati sull’osservazione di una serie di caratteristiche morfologiche e metriche dell’osso, la cui attendibilità dipende dallo stato di conservazione e di completezza dei resti e dal grado di dimorfismo sessuale nei diversi distretti scheletrici.
Il cranio e il bacino sono le parti anatomiche che presentano le differenze maggiori tra i due sessi, in particolare il bacino che nella donna è strutturato per far fronte a gravidanza e parto. Ma anche le ossa lunghe presentano differenze tra i sessi, ad esempio quelle maschili sono in genere più lunghe, più robuste, più pesanti e con inserzioni muscolari più marcate di quelle femminili.
Non sempre è semplice determinare il sesso partendo dai resti scheletrici, a causa della frammentarietà ed incompletezza che caratterizza la maggior parte dei reperti provenienti da scavi archeologici ed anche perché in genere difficilmente un individuo presenterà tutte le caratteristiche tipiche del proprio sesso, mentre molto più spesso si troveranno caratteri intermedi o un mosaico di tratti maschili e femminili assieme.
La valutazione dell’età alla morte in età infantile e giovanile si basa fondamentalmente nel riconoscimento dei diversi stadi di maturazione scheletrica e dentaria che variano durante l’accrescimento in relazione all’età. Per questo motivo la determinazione dell’età nei resti infantili risulta più attendibile di quella effettuata negli adulti, poiché le modifiche scheletriche e dentarie, dalla nascita all’adolescenza, avvengono in modo graduale, prevedibile e chiaramente identificabile. Dopo il termine dell’accrescimento, invece, avvengono pochi cambiamenti strutturali e morfologici nel corso degli anni, per lo più degenerativi e poco regolari, legati all’invecchiamento. Pertanto, è molto difficile determinare con precisione l’età in base ad un singolo criterio, ma i valori dell’età, calcolati mediante più metodi applicabili, dovranno essere soppesati tra loro e collocati in un intervallo di almeno 10 anni in cui è più probabile che ricada l’età del soggetto in esame.

Come viene stimata la statura?
Stime di statura da resti scheletrici si possono ottenere, in maniera piuttosto accurata, nel caso in cui si disponga di uno scheletro completo e ben conservato. Solo in questi casi, è possibile misurare e sommare le altezze di tutti i distretti anatomici che contribuiscono a determinare la statura di un individuo. In genere, l’incompletezza dei resti rende questi metodi difficilmente applicabili, pertanto vengono utilizzate equazioni di regressione che permettono di ricostruire la statura utilizzando le misure di lunghezza delle ossa degli arti. Il limite di queste formule è essenzialmente legato al fatto che esse non tengono conto delle dimensioni del tronco e della testa, inoltre risentono di variabilità popolazionistica, pertanto forniscono una stima piuttosto grossolana della statura. Un altro metodo, da non sottovalutare, è la misura “in situ” dello scheletro durante lo scavo della sepoltura, in particolare quando la deposizione è in posizione distesa e supina.

Quali elementi si valutano per ricostruire lo stile di vita e lo stato di salute?
Sono numerosi gli elementi da valutare per ricostruire condizioni di vita e di salute, a partire dal profilo biodemografico e dalla speranza di vita di una popolazione antica, all’esame delle alterazioni scheletriche dovute a malattia. Esistono poi una serie di indicatori scheletrici e dentari, piuttosto frequenti nei resti umani antichi, legati ad arresto della crescita, a malnutrizione, o a malattie che vengono rilevati in modo sistematico durante lo studio dello scheletro e che ci aiutano in questa ricostruzione.

Che ruolo svolgono i denti nella ricerca antropologica?
I denti rappresentano uno dei più importanti serbatoi di notizie sull’individuo a cui appartengono, fornendo indicazioni relative al profilo biologico (età alla morte e sesso), ad episodi di stress nutrizionali o di malattia subiti (ipoplasia dello smalto), alle abitudini alimentari, alle condizioni generali di vita e di salute (igiene orale, affezioni dentoalveolari), all’inquadramento genetico ed alla variabilità popolazionistica, alla provenienza geografica di un individuo ed alle migrazioni (in base allo studio degli isotopi dell’ossigeno o al DNA), ad eventuali attività non alimentari svolte con la dentatura o alla presenza di pratiche culturali o rituali (ad es. modifiche ornamentali dei denti); infine, i denti sono importanti indicatori filogenetici e tassonomici, testimoni di fenomeni evolutivi ed adattativi come il dimorfismo sessuale o le specializzazioni. E’ quindi importante prestare molta attenzione al loro recupero e studio.

Cosa è possibile stabilire dai resti umani cremati?
Diversamente da quanto si possa pensare, la ricaduta informativa di uno studio su resti umani cremati diventa soddisfacente se l’esame viene condotto con tecniche appropriate, che spesso riescono a sopperire all’azione distruttiva del fuoco. Ciò diventa di estrema importanza se si pensa che la pratica crematoria caratterizza in modo esclusivo il rituale funerario di interi periodi della storia dell’uomo, in questi casi lo studio dei materiali cremati contribuisce a chiarire aspetti archeologici altrimenti destinati a rimanere del tutto oscuri. L’esame dei frammenti ossei provenienti dalla cremazione consente spesso di ottenere informazioni simili a quelle che si ottengono nello studio di resti non cremati, come il sesso e l’età o la presenza di alcune patologie. Anche aspetti del rituale funebre possono essere evidenziati, come modalità di raccolta ed eventuale selezione dei resti, numero di individui contenuti nell’urna, temperatura di combustione, ed altro.