Arabpop. Arte e letteratura in rivolta dai Paesi arabi, Chiara Comito, Silvia MoresiDott.sse Chiara Comito e Silvia Moresi, Voi avete curato l’edizione del libro Arabpop. Arte e letteratura in rivolta dai Paesi arabi pubblicato da Mimesis: a distanza di quasi dieci anni dalle cosiddette Primavere arabe del 2011, cosa è rimasto di quell’anelito di libertà?
[Chiara Comito] È rimasto moltissimo, tra cui le opere che abbiamo cercato di omaggiare nel nostro libro: romanzi, poesie, murales, dipinti, canzoni, festival, film e documentari che hanno raccontato cosa ha significato la stagione rivoluzionaria cominciata nel 2010. La cultura serve quando qualcuno dall’alto ha deciso di imporre la propria narrazione e raccontare la Storia solo dal proprio punto di vista. Scrittori, artisti e intellettuali hanno invece offerto una contro-narrazione potente che racconta come le rivolte cominciate a partire dall’immolazione del tunisino Mohamed Bouazizi siano nate da un sussulto di libertà, da un bisogno di riforme, dall’esigenza di riappropriarsi degli spazi pubblici per provare a voltare pagina e immaginare un presente e un futuro diverso e migliore. Quell’anelito di libertà vive e sopravvive in queste narrazioni culturali, ma anche nei ricordi di chi quelle lotte le ha vissute e in chi per quelle battaglie è morto. È notizia di pochi giorni fa che l’attivista egiziana per i diritti LGBT Sara Hegazy si sia tolta la vita per l’impossibilità di continuare a vivere, dopo essere stata arrestata e torturata in un carcere egiziano a causa delle sue idee, per chi era e per le battaglie che portava avanti. È nelle persone come lei e in tutti quelli che hanno provato a rovesciare lo status quo che sopravvive quello spirito di libertà. La rivoluzione continua, dicono gli arabi: lo spirito e l’esigenza di maggiore libertà continuano ad aleggiare nelle società arabe.

Le Primavere arabe sono state spesso analizzate come inaspettati scoppi di violenza o come il risultato di giochi di potere tra Stati: chi erano in realtà i protagonisti nelle piazze di Tunisi, del Cairo o di Damasco?
[Silvia Moresi] Purtroppo, in Italia, ma non solo, c’è stata una pessima narrazione da parte dei media delle rivolte arabe del 2011: i suoi protagonisti o sono stati descritti come burattini nelle mani delle potenze occidentali, o sono stati avversati dalle stesse potenze occidentali perché le loro richieste di democrazia, che arrivavano dai settori più marginali della società, non erano compatibili con la logica liberista dell’Occidente.

I protagonisti delle rivolte arabe del 2011 sono stati le ragazze e i ragazzi arabi, scesi in strada, senza alcuna organizzazione né partito politico alle spalle, per chiedere libertà, diritti e per rimettere in discussione ideologie e miti di un passato diventato opprimente. Subito dopo il periodo coloniale, infatti, in molti Paesi arabi si sono insediati regimi comandati da “uomini forti” che, usando la retorica delle parole “sicurezza” e “stabilità”, e infondendo quindi nelle società il terrore del “nemico esterno”, sono riuscite gradualmente a ridurre gli spazi di libertà politica e sociale.

Con le rivolte del 2011 è emerso ciò che maturava da tempo in molti Paesi arabi. Questa giovane generazione, infatti, dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso, grazie ai nuovi network televisivi (al-Jazeera, ad esempio), ma soprattutto grazie ai social network, eludendo la censura, è entrata in contatto con il resto del mondo e ha provato a costruire nuovi spazi di libertà, lontano dai luoghi istituzionali di produzione della cultura “ufficiale”, come le scuole o le università.

La sfera virtuale è riuscita a creare forme di citizen journalism che, dando un’informazione opposta a quella di regime, ha anche accelerato in qualche modo il processo di politicizzazione. Inoltre, nelle chat room e sui gruppi Facebook, finalmente i ragazzi arabi hanno potuto dibattere anche su questioni tabù, e i giovani artisti hanno trovato un luogo in cui potersi esprimersi liberamente, producendo opere nuove, ibride, controverse, ma di grande valore. Come ho scritto nel mio capitolo, il tragico gesto del giovane ambulante tunisino Mohamed Bouazizi, che ha scatenato le prime manifestazioni in Tunisia, porta in sé due importanti elementi che hanno caratterizzato le rivolte: l’enorme frustrazione della giovane generazione, marginalizzata grazie a un sistema clientelare e corrotto, e l’utilizzo dei social network per far conoscere la propria condizione, visto che, prima di darsi fuoco, Mohamed Bouazizi decise di lasciare un messaggio per la madre proprio su Facebook.

Le piazze virtuali sono così poi servite a organizzare materialmente le piazze reali, e la creatività artistica è letteralmente “esplosa”, dando vita a una importante stagione culturale che con questo libro abbiamo voluto far conoscere al pubblico italiano.

In che modo lo spirito di libertà delle Primavere arabe è stato raccolto ed elaborato da intellettuali, artisti e scrittori arabi?
[Chiara Comito] Ciascun artista ha raccontato le rivolte e il momento di rottura dello status quo in modo diverso, quindi è particolarmente difficile farne una sintesi. Ogni intellettuale elabora il presente e il passato in modo diverso a seconda anche della propria sensibilità: alcuni romanzieri, ad esempio, hanno deciso di scrivere dei memoir o istant book che raccontavano la cronaca degli eventi recenti, mentre altri hanno detto che l’attualità aveva bisogno di maggiore elaborazione per essere messa per iscritto. Alcuni autori siriani hanno preferito dedicarsi al romanzo storico, per rintracciare nella storia recente della Siria le tracce di un presente difficile e dedicarsi così ad un percorso di recupero della memoria storica e culturale del proprio paese, tanto più necessaria in un paese in cui il regime ha imposto la propria narrazione degli eventi storici. In linea generale possiamo dire che scrittori, poeti, pittori, cineasti, street artist, danzatori e musicisti hanno affrontato e abbattuto il muro della censura parlando nelle proprie opere di temi considerati prima tabù, come quello della sessualità, dei diritti LGBT, del colonialismo, delle disparità sociali, della dittatura e lo hanno fatto con una varietà espressiva e stilistica davvero sorprendente che meritava di essere portata al pubblico italiano.

Quali voci hanno, secondo Voi, più sapientemente descritto e incarnato quella stagione?
[Silvia Moresi] Dobbiamo tener presente che il cosiddetto “mondo arabo” comprende Paesi e società anche molto diverse tra loro, e le rivoluzioni sono nate quindi in contesti non omogenei e hanno avuto sviluppi e esiti diversi.

Ciascun artista ha quindi raccontato la rivoluzione del proprio Paese, alcuni artisti invece non hanno racconto affatto la rivoluzione politica, ma sono stati comunque coinvolti dal fermento intellettuale e artistico scaturito da questo periodo.

Inoltre, come abbiamo raccontato attraverso i vari capitoli del libro, la “rivoluzione culturale” ha coinvolto molte espressioni artistiche: narrativa, poesia, fumetto, street art, cinema, arti visive, teatro, musica. È quindi molto complicato, e forse errato, cercare di individuare due o tre artisti “simbolo” di queste rivoluzioni.

Con Arabpop non volevamo rintracciare quegli artisti che hanno raccontato meglio le rivoluzioni, ma fornire al pubblico italiano un quadro generale di quella sorprendete stagione di fermento culturale scaturita dalle rivolte del 2011, che ha sovvertito canoni, mescolato i linguaggi, e che spesso si è allontanata dalla sfera prettamente politica. Insomma, volevamo raccontare, senza la pretesa di essere esaurienti, la cultura contemporanea araba, così poco conosciuta in Italia.

Chiara Comito è arabista, laureata in Lingue e comunicazione internazionale (Roma Tre) e in Relazioni e istituzioni di Asia e Africa (L’Orientale di Napoli). Nel 2012 ha creato “Editoriaraba”, il principale sito web italiano sulla letteratura araba contemporanea. Ha scritto di cultura e letteratura araba per “Internazionale”, “Vice”, “Africa e Mediterraneo”, tra gli altri. Attualmente lavora come analista geopolitica occupandosi di Medio Oriente e collabora con festival letterari e del cinema, case editrici, librerie e biblioteche per promuovere la cultura dei Paesi arabi.
Silvia Moresi, arabista e traduttrice, insegna Cultura e Letteratura Araba Contemporanea presso l’Istituto di Alti Studi SSML Carlo Bo, a Bari. Ha tradotto, per la casa editrice Jouvence, l’antologia
Le mie poesie più belle (2016) del poeta siriano Nizar Qabbani, e la raccolta poetica Undici pianeti (2018) del poeta palestinese Mahmud Darwish. Dal 2017 è inoltre autrice, per “QCode Mag”, della rubrica di letteratura Atlante Letterario Arabo. La rubrica è tradotta in francese e ripubblicata sulla rivista “Orient XXI”.

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