“Arabia cristiana” di Michele Piccirillo

Arabia cristiana, Michele PiccirilloArabia cristiana. Dalla provincia imperiale al primo periodo islamico
di Michele Piccirillo
Jaca Book

«Muovendosi dalla Siria che aveva ricevuto il Vangelo della viva voce degli Apostoli Pietro e Paolo, e dalla Mesopotamia il Cristianesimo diffuso progressivamente nelle città e nelle campagne come tra le popolazioni arabe, aveva tentato con i suoi missionari di penetrare anche le popolazioni arabe della Penisola meridionale restata fuori dell’intervento militare romano, che secondo gli scrittori arabi era il luogo di provenienza di tute le grandi confederazioni tribali emigrate nel nord siriano come i Ghassan, i Tanukh, gli Iyad di Hira, i Tayy, gli Amila, i Bekr, i Taghlib, come i Kinda. I missionari provenienti dal territorio romano si mossero lungo le strade carovaniere del commercio nel Mar Rosso raggiungendo le stazioni della costa meridionale della Penisola e la costa etiopica, quelli provenienti dalla Mesopotamia evangelizzarono i porti della costa settentrionale della Penisola con le isole del Bahrein e dell’Oman, avventurandosi poi nell’Oceano fino alla costa indiana.

Lo storico Filostorgio tramanda per il tempo dell’imperatore Costanzo (337-361) la missione di Theophilus Indus alla corte del re di Himyar nell’Arabia Felice. Teofilo era originario dell’isola di Dibus, probabilmente l’isola di Socotra. Giovane diacono fu inviato verso il 340 in Arabia per ottenere dal re la costruzione di una chiesa per i Romani e i sudditi cristiani del regno. Con sé portò doni inviati
dall’imperatore Costanzo, 200 cavalli di Cappadocia e altri splendidi doni.

Il risultato maggiore della missione fu la costruzione di tre chiese, a Zafar capitale del regno, nel porto di Aden stazione importante del commercio tra il Mar Rosso e l’Oceano Indiano, e in una località non identificata sull’ingresso al Golfo Persico. Teofilo dall’Arabia passò nell’isola nativa di Dibus per poi visitare anche alcune località della Grande Arabia dove trovò cristiani molto ortodossi (!) che avevano l’abitudine di stare seduti durante la lettura del Vangelo! Prosegui sulla sponda etiopica latore di una lettera di Costanzo indirizzata ai due fratelli Ezana e Saizana re etiopici di Axum con l’invito a rimandare il siriano Frumenzio missionario e primo vescovo dell’Etiopia già consacrato da sant’Atanasio ad Alessandria per essere riconsacrato da Giorgio di Cappadocia di tendenza ariana. È il re Ezana che in una iscrizione trilingue trovata ad Axum si autodefinisce «re degli Aksumiti e degli Himiariti, di Raidan, degli Etiopi e dei Sabei…», perciò con contatti stretti con la costa meridionale della Penisola.

Secondo le fonti cristiane nestoriane di provenienza mesopotamica, il cristianesimo sarebbe stato introdotto in Himyar da un mercante di Najran di name Hannan o Hayan convertito durante un soggiorno a Hira in Iraq al tempo del re sassanide Yazdegerd (399-420) contemporaneo del re Abukarib As’ad che aveva esteso il suo dominio sulle popolazioni della Penisola divenendo — come recita la titolatura ufficiale delle sue iscrizioni reali — «re di Saba e dhu-Raydan e Hadramawt e Yamanat e dei suoi Arabi dell’Altopiano e sulla costa». La presenza cristiana di fatto è attestata nelle epigrafi trovate nell’oasi di Najran soltanto verso la fine del V secolo. Ciò concorda con quanto racconta Teodoro il Lettore che nella sua Storia Ecclesiastica, scrisse che gli Himiariti si sarebbero convertiti dal paganesimo al cristianesimo al tempo dell’imperatore Anastasio (491-518) fino ad avere un vescovo consacrato per il loro servizio, che una
fonte chiama Silvano.»

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Non perderti le novità!
Mi iscrivo
Niente spam, promesso! Potrai comunque cancellarti in qualsiasi momento.
close-link