“Antropologia dell’etnonazionalismo nei Paesi Baschi” di Marco Traversari

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Prof. Marco Traversari, Lei è autore del libro Antropologia dell’etnonazionalismo nei Paesi Baschi pubblicato da Ledizioni: per quali ragioni il caso dell’appartenenza etnica basca rappresenta un terreno fecondo per affrontare le tematiche identitarie?
Antropologia dell’etnonazionalismo nei Paesi Baschi, Marco TraversariIl tema dell’etnicizzazione della popolazione che abita i territori storici baschi che si autodefiniscono o è definita, dai media, oppure dagli appartenenti ad altre etnie, basca è un terreno fecondo di ricerca per gli antropologi e più in generale per chi vuole, comprende il significato e il senso del concetto d’identità culturale per molteplici ragioni; i Paesi Baschi sono una situazione particolare perché ci troviamo davanti ad un caso storico che sintetizza numerosi elementi culturali presenti anche in altre situazioni europee dove l’etnonazionalismo ha un peso sociale e politico rilevante nei processi di costruzione dell’identità culturale. Basta citare il caso irlandese, quello bretone o corso che hanno tratti comuni con i baschi, dalla valorizzazione della lingua. Se poi vogliamo estendere la prospettiva geografica, allora è inevitabile includere anche la situazione balcanica dove il discorso sule differenze etniche ha avuto delle conseguenze tragiche.

Inoltre quando nel testo parlo di terreno fecondo, faccio riferimento non solo ai dati etnografici che ho raccolto, ma anche alle contraddizioni presenti in queste forme di nazionalismi o sovranisti che rivendicano l’adesione a quadri ideologici di matrice universalistica come il socialismo oppure il marxismo e contemporaneamente sviluppano delle istanze politiche particolariste dal concetto differenziante di etnia. Nel caso basco ho voluto comprendere come il programma politico degli indipendentisti potesse coniugare da una parte la specificità dell’etnia basca e dall’altra aderire a delle posizioni internazionaliste sul piano politico della solidarietà e dell’identificazione con le lotte di liberazione di altri popoli. In questa direzione è stato fruttuoso, sul piano etnografico, lavorare sul Museo della pace di Gernika dove accanto alla storia basca è presente, dentro una continuità spaziale, del materiale dedicato alle lotte contro la segregazione razziale e Nelson Mandela. Oppure altrettanto interessante è stata l’analisi del museo dedicato a S. Bolivar, figura centrale dell’indipendentismo venezuelano, situato in Bizcaya e simbolicamente raccontato, dai curatori museali, come uno degli antesignani della Patria Basca. Va sottolineato come entrambi i musei siano posti accanto ad archivi etnografici in cui la specificità culturale basca è fortemente enfatizzata come processo di differenziazione dalle altre etnie.

Che relazione esiste tra identità culturale ed etnia?
L’identità culturale non è un insieme di simboli e narrazioni stabili sul piano storico ma una configurazione dinamica fatta di elementi che mutano nel tempo e nello spazio. Questo insieme in alcuni casi è radicato nel concetto di etnia. Concetto percepito dal gruppo sociale come maggiormente stabile, rispetto ad altre definizioni d’identità culturale, e differenziante rispetto ad altri gruppi sociali. Per gli antropologi e gli storici, l’etnia è un processo di auto riconoscimento e adesione a un aggregato umano da parte di alcuni individui attraverso la manipolazione di alcuni elementi presenti nella geografia e nella storia una determinata popolazione. Nella maggior parte dei casi questi elementi sono la religione, la lingua, e una tradizione culturale tramandata tra generazioni anagrafiche dentro di cui gli appartenenti all’etnia si riconoscono e che in alcuni casi è definita dagli storici come il risultato di un’invenzione da parte di determinati attori sociali.

Nel caso basco, coloro che si autodefiniscono baschi, individuano come elemento principale la lingua Euskera. L’appartenenza etnica è quindi la base dell’identità culturale. E l’etnia è basata sulla lingua. Se pensiamo invece al caso statunitense, l’identità culturale non è basata sull’etnia ma si è statunitensi perché si presta giuramento di fedeltà alla nazione americana, possiamo dire alla bandiera statunitense. Un giuramento di fedeltà che non è basato sulla nascita o la genealogia.

Quale forma e contenuto hanno assunto, nell’epoca della globalizzazione, nazionalismo ed etnonazionalismo?
Le ideologie nazionaliste e l’etnonazionalismo non sono sparite nell’epoca della globalizzazione. I nazionalismi storici europei, irlandese, bretone, basco, catalano sono rimasti e anzi politicamente hanno preso la forma di etnoregionalismo. Con la caduta del muro di Berlino sono emersi altri etnonazionalismi, ritorno sull’esempio dei Balcani e dell’Europa Orientale. Possiamo aggiungere il caso dell’Ucraina o delle ex repubbliche sovietiche. Non è estranea a queste dinamiche anche la costruzione politica di separatismi e secessionismi nell’Europa occidentale. Pensiamo al caso della Lega Lombarda e di alcune forme di autonomismo regionalista che però, come ho evidenziato in un mio precedente lavoro dedicato all’Immaginario leghista (Quodlibet Editore), non si è tradotto in forme politiche organizzate intorno alla centralità del concetto di etnia. Tali fenomeni sono diventati altro e il sovranismo o populismo non può essere ricondotti ai nazionalismi storici, tantomeno ai baschi o catalani.

Che rapporto esiste tra etnonazionalismo e processi di etnicizzazione nei Paesi Baschi
L’etnicizzazione è un processo generato dalle organizzazioni politiche, culturali e religiose che riconoscono una specificità dell’etnia basca che la differenzia rispetto ai catalani oppure i galiziani. Una specificità che fonda le richieste politiche di autonomia dei Paesi Baschi dal governo di Madrid. Ci troviamo davanti ad una circolarità che comprende richieste di autonomia politica ed economica, costruzione di narrazioni identitarie e in passato una storia di conflitti con lo Stato spagnolo che nelle forme più radicali si rendono comprensibile nell’organizzazione politica e militare dell’ETA.

Come si è sviluppata l’indagine etnografica che si è svolta nei Paesi Baschi?
L’etnografia si è svolta in modo classico seguendo la metodologia proposta dall’antropologia classica e va considerata come il punto di partenza del testo. Il libro ha come titolo “Antropologia dell’etnonazionalismo nei Paesi Baschi” e non “etnografia dei Paesi Baschi” perché il mio obiettivo era riflettere sul concetto di identità culturale partendo da un’etnografia svolta nella regione basca della Guipuzkoa dove, come mi disse una giovane donna durante un’intervista sul terreno, il tema dell’identità culturale è “pane quotidiano”. Il lavoro sul campo è stato quindi una precondizione per muovermi nella riflessione antropologica e filosofica intorno alla domanda cosa è l’identità culturale nel tempo presente. In fatti due capitoli del libro sono di carattere teorico e rappresentano una guida per chi vuole approfondire questa tematica. Il libro non è un’etnografia su una zona dei Paesi Baschi ma prende spunto da alcuni elementi etnografici situati geograficamente in un villaggio basco. Del resto se non si parte dal lavoro sul terreno e sull’osservazione partecipante, si rischia di sviluppare un discorso che scivola nella politologia o nella quantificazione della sociologia. A me interessava capire come una persona si autodefinisce culturalmente e come questo insieme di dichiarazioni di appartenenza a uno specifico gruppo, con un nome ben preciso “etnia basca”, caratterizza l’identità culturale di una popolazione. Invertendo le parti mi sono comportato come se un basco fosse venuto in Italia e si pone la domanda cosa significa per un autoctono definirsi “italiano” per poi decidere di approfondire che cosa è l’identità culturale, anche attraverso un lavoro di comparazione tra la cultura basca e quella italiana. Per poi trovare anche degli elementi teorici relativi al concetto di etnicizzazione utili per comprendere i casi catalani o ucraini.

L’etnografia si è articolata in ue anni di lavoro sul campo attraverso interviste, partecipazione come osservatore a eventi pubblici e analisi di testi e narrazioni. Un aspetto singolare del mio lavoro è che si è svolto nella stessa area geografica e con gli stessi soggetti al centro del romanzo Patria dello scrittore F. Aramburu. Non ci siamo mai incontrati ma abbiamo attraversato gli stessi luoghi e abbiamo ascoltato gli stessi racconti tradotti poi, nel suo caso in immaginario letterario e nel mio in analisi antropologica. Entrambi sono giunti alla conclusione che la specificità dell’etnia basca è nell’uso e nella storia della lingua Euskera.

Quale rilevanza assumono le istituzioni culturali del baserri, dell’ikastola e dell’encierro per comprendere la specificità della cultura basca?
Sono elementi fondamentali per trasmettere la cultura e la storia basca, come appare evidente nel sistema delle ikastolas la volontà pedagogica di mettere in atto dei processi di socializzazione secondaria nelle nuove generazioni al fine di costruire una coscienza nazionalista che utilizzando un concetto preso dal lessico teorico di P. Bourdieu può definirsi “habitus etnico”.

Quest’aspetto della costruzione di una coscienza nazionalista e dell’idea di Patria (non casualmente Aramburu ha dato il titolo Patria al suo intenso e complesso romanzo) è centrale nel sistema scolastico. Il baserri rappresenta il simbolo della cultura materiale basca mentre l’encierro non è un elemento significativo della tradizione basca, ma ho scelto questo momento rituale pubblico perché in esso, attraverso l’agency degli etnonazionalisti, è metaforizzato il conflitto tra la Patria basca e lo Stao spagnolo. In questo caso il punto di partenza è stato l’etnografia di Geertz sul combattimento dei galli a Bali.

Come antropologo ho cercato di vivere dentro queste esperienze. Ho abitato in un baserri, ho seguito e partecipato all’encierro e ho frequentato come osservatore alcune ikastolas.

Quali rappresentazioni dell’identità etnica basca sono prodotte nell’attività pubblica dei movimenti etnonazionalisti?
Nel testo ho rilevato che non è possibile dare una risposta univoca e generalizzante sui soggetti politici, sociali e culturali coinvolti nei processi di etnicizzazione. Le rappresentazioni dell’identità etnica comprendono il recupero delle origini della popolazione basca da individuare nei siti archeologici preistorici oppure l’ampio uso delle riflessioni del biologo italiano L. Cavalli Sforza sulla genetica della popolazione che vive sui territori storici baschi. Per quanto riguarda il nazionalismo della sinistra patriottica importante è il continuo uso della storiografia antifranchista e della repressione subita dal 1939 fino ad oggi. Va ricordato, infatti, che F. Franco dichiarò due regioni storiche basche come “traditrici” e da quel momento, fino alla transizione democratica le popolazioni basche subirono una profonda repressione che arrivò al punto di vietare l’uso della lingua Euskera. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto lo scioglimento dell’ETA ha modificato anche il racconto storico del conflitto che ha contrapposto per più di mezzo secolo l’indipendentismo basco e le politiche centraliste di Madrid. Va anche rilevato come i processi di globalizzazione e il declino postmoderno delle grandi narrazioni abbia reso più fragile il discorso nazionalista e come sempre più spesso si tende a sostituire da parte di studiosi e attivisti politici, e nella popolazione stessa, il termine etnonazionalismo con etnoregionalismo.

Marco Traversari, antropologo culturale, laureato in Scienze Politiche, Filosofia e Antropologia, ha conseguito il dottorato in Antropologia Culturale presso l’Università di Milano Bicocca con una dissertazione sulla costruzione dell’identità culturale in rapporto alla violenza politica nei Paesi Baschi. Ha insegnato nelle università di Milano Statale, Milano Bicocca, Bologna e all’Accademia di Belle Arti S. Giulia di Brescia. Ha pubblicato per Marietti Scuola, De Agostini, Quodlibet, Ebarraoedizioni e Ledizioni di Milano. Svolge l’attività di formatore nel campo dell’antropologia in ambiti non istituzionali. Insegna Filosofia e Scienze Umane come docente di ruolo nei Licei delle Scienze umane. Attualmente si occupa di antropologia della violenza politica e della religione e sta svolgendo un lavoro sul campo intorno alla questione dei confini sulla rotta balcanica e il significato simbolico del filo spinato tra Ungheria e Serbia.

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