Annales” di Tacito

Annales, Tacito

Gli Annales

Benché scritti dopo le Historiae, tra il 115 e il 120, con cinque anni di pausa fra le due opere, gli Annales ne costituiscono il prequel. Sono pervenuti solo i libri 1-6, relativi a Tiberio, e 11-16, dal 47 al 66. Il titolo si ricava dall’opera medesima, in cui l’autore, affermando di narrare avvenimenti di poco conto rispetto alle grandi gesta dell’antichità, scrive: «Non ci sarà nessuno che metterà a confronto i nostri annali con gli scritti di coloro che misero per iscritto le vicende antiche del popolo romano» (Tacito, Annales 4,32,1).

Il titolo riportato dai manoscritti, invece, è Ab excessu divi Augusti (“Libri dalla morte del divino Augusto”). Tacito, nelle Historiae, si era scontrato con il problema del principato; nel risalire all’indietro nella storia partendo dalla fondazione di questo istituto desiderava probabilmente analizzare e comprenderne meglio la natura. Il tema centrale è quello della stabilità dell’impero, dando ormai per scontato che un rector è necessario e i vagheggiamenti repubblicani, ancora remotamente possibili in Livio, sono ormai del tutto anacronistici.

La definizione tacitiana della sua opera come appartenente al genere annalistico ha ragioni ideologiche e sottolinea il tradizionalismo dell’autore e la sua adesione alla cultura senatoria che in tal modo si esprimeva; in realtà, lo schema annalistico non è seguito meccanicamente. Un aspetto di derivazione annalistica è quello dell’oggettività, che Tacito afferma di voler perseguire studiando gli avvenimenti – dice con una formula divenuta celebre – sine ira et studio, “senza coinvolgimento”.

Riassunto

Lo schema seguente, estremamente selettivo, non ha la pretesa di costituire un vero sommario (peraltro, dato il non lineare schema annalistico, difficilmente realizzabile) quanto di sottolineare i principali avvenimenti narrati nei singoli libri.

Prefazione: proclama di obiettività e polemica con gli storici del principato.

Libro 1 (14-15): Tiberio dissimula la sua sete di potere fingendo di non voler accettare la successione; rivolta in Pannonia e in Germania con intervento di Germanico contro Catti e Cherusci.

Libro 2 (16-19): Germanico trionfa e si reca in Oriente, dove muore avvelenato, forse su ispirazione di Tiberio, per ordine di Gneo Pisone, governatore di Siria.

Libro 3 (20-22): Pisone processato si toglie la vita; a Roma si tiene un processo per stregoneria e una sollevazione in Gallia viene soffocata nel sangue. Tiberio chiede la potestà tribunizia per Druso, spianandogli la strada per la successione. In Numidia, rivolta di Tacfarinate.

Libro 4 (23-28): degenerazione di Tiberio, che si trasferisce a Capri, mentre a Roma spadroneggia Seiano, che fa avvelenare Druso e perseguita i seguaci di Germanico e la sua vedova Agrippina. Processo a Cremuzio Cordo e rivolte contro il fisco in Germania. Agrippina Minore, figlia di Germanico e futura madre di Nerone, sposa Gneo Domizio Enobarbo.

Libro 5 (29-31, lacunoso): morte di Livia, madre di Tiberio, ormai senza freni, e accuse ad Agrippina Minore e Nerone. Caduta in disgrazia di Seiano.

Libro 6 (31-36): mentre Tiberio conduce vita dissoluta a Capri, Roma è travagliata dall’usura e dai processi. Tragiche morti di Druso, Agrippina Maggiore, Cocceio Nerva. Tiberio si trasferisce vicino a Roma, ed è indeciso se nominare successore Caligola, figlio di Germanico, o Claudio, suo fratello. Tiberio muore soffocato dal prefetto Macrone, partigiano di Caligola.

(Perduti) Libri 7-10 (37-47): principato di Caligola e primi sei anni del regno di Claudio, fino al 47.

Libro 11 (47-48): Claudio indice i Ludi secolari, nei quali debuttano in società Lucio Domizio (il futuro imperatore Nerone) e Britannico, figlio di Claudio. Messalina, moglie di Claudio, durante un’assenza del marito commette adulterio con Gaio Silio, console designato; entrambi vengono fatti uccidere. All’estero, sommovimenti in Germania di Cherusci e Catti, sgominati da Domizio Corbulone.

Libro 12 (49-54): Claudio sposa incestuosamente la nipote Agrippina Minore, già sposa di Domizio Enobarbo, favorita dal potente liberto Pallante. Essa assume il potere, richiama Seneca dall’esilio in Corsica e lo sceglie come precettore di Nerone, fa nominare Afranio Burro prefetto del pretorio. Nerone sposa Ottavia, sua sorellastra. Agrippina fa avvelenare Claudio e trattenere Britannico nelle sue stanze, mentre i pretoriani acclamano Nerone imperatore. In politica estera, Pomponio Secondo, generale e tragediografo, sottomette i Catti; rivolta in Britannia capeggiata da Carataco. Continuano le guerre in Armenia.

Libro 13 (55-58): decretata l’apoteosi di Claudio, con testo di Seneca letto da Nerone. Agrippina elimina tutti i suoi avversari, fra cui il liberto Narcisso; tutto il potere è in mano a Burro e Seneca. Nerone dà segni di ribellione nei confronti della madre, fa avvelenare Britannico e frequenta di nascosto i bordelli e le taverne di Roma. Nerone si innamora di Poppea e ne fa allontanare l’amante, Otone (futuro imperatore) in Lusitania.
Continua la guerra d’Armenia, con vittorie di Corbulone. In Germania, movimenti di Frisi, Ampsivari, Ermunduri, Catti.

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Libro 14 (59-62): Poppea convince Nerone a eliminare Agrippina, ma un primo avventuroso tentativo fallisce; Agrippina viene allora fatta uccidere da un centurione e da un trierarca. Nerone da Napoli rivendica in senato il delitto, con un discorso scritto da Seneca. Tornato a Roma, inizia la sua carriera artistica come auriga, musicista, poeta. Burro muore in circostanze misteriose; lo sostituisce Tigellino e Seneca, ormai in disgrazia, chiede il permesso di ritirarsi a vita privata, che non gli viene concesso. Nerone ripudia Ottavia, che viene esiliata e poco dopo uccisa, e sposa Poppea, cui il popolo dimostra ostilità. Corbulone prosegue la guerra in Armenia. Rivolta in Britannia.

Libro 15 (62-63): Nasce Claudia Augusta, figlia di Nerone e Poppea. Celebre incendio di Roma e costruzione della Domus Aurea. Persecuzione dei cristiani. Nerone tenta di avvelenare Seneca. Congiura dei Pisoni contro Nerone, con durissima rappresaglia da parte di Nerone; fra le vittime, lo stesso Seneca, Lucano e (nel libro 16) Petronio. All’estero, Corbulone batte Vologese, re dei Parti, che incontra Tiridate convincendolo a supplicare Nerone affinché gli conceda il trono di Armenia.

Libro 16 (64-65): Performances teatrali di Nerone e persecuzione degli spettatori poco entusiasti. Nerone sferra un calcio a Poppea incinta, uccidendola. Nelle proscrizioni muoiono Tito Petronio (forse l’autore del Satyricon), malvisto da Tigellino, e il senatore d’opposizione Trasea Peto.

tratto da Introduzione alla storiografia romana di Massimo Manca e Francesca Rohr Vio, Carocci editore

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