“Anfitrione” di Plauto

Anfitrione (Amphìtruo) è una commedia romana di Plauto (ca. 195 a. C.), sul soggetto mitico dell’adulterio del dio greco Zeus (nella commedia di Plauto, il romano Iuppiter) consumato ai danni di Anfitrione. Si ignora l’originale di questa commedia, per la quale si è pensato anche a copioni diversi dai normali testi della commedia nuova, come la farsa in uso nell’Italia meridionale. Plauto definisce la commedia una tragicomoédia («tragicommedia») per l’inconsueta miscela di elementi che presenta: dei ed eroi, che di solito comparivano solo in tragedia, sulla scena assieme ai tipici personaggi della palliàta.

Dopo la partenza di Anfitrione per la guerra, Iuppiter ne prende le sembianze e ne seduce la virtuosa moglie Alcmena. A contrasto stanno i personaggi del dio Mercurio e di Sosia, il paziente e simpatico schiavo.

Gli autori di teatro successivi ripresero il soggetto, che divenne famoso: Lodovico Dolce (Il marito, 1545), Luis de Camões (Os Enfatriões), ma soprattutto Molière (Amphitryon, 1668), H. von Kleist (Amphitryon, 1807) e, in epoca più recente, J. Giraudoux (Amphitryon 38, 1929).

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