Andare per la Roma dei papi, Giovanni Maria VianProf. Giovanni Maria Vian, Lei è autore del libro Andare per la Roma dei papi edito dal Mulino. Come ricorda nel libro, «Roma è (anche) dei suoi papi»: quanta traccia di loro hanno lasciato i pontefici nella città?
Nel libro ho voluto tracciare un ideale itinerario che risale nel tempo: dai capolavori artistici contemporanei fino ad arrivare alle catacombe, i celebri cimiteri sotterranei lunghi molte decine di chilometri. E affascina constatare come Roma conservi numerosissimi monumenti voluti dai papi, che hanno caratterizzato la città in modo indelebile. Bisogna infatti tenere presente che i pontefici non sono solo i vescovi di Roma: dalla fine dell’età tardoantica, con l’indebolimento progressivo dell’impero romano d’occidente, di fatto per quasi quindici secoli ne sono stati anche i sovrani temporali. Un periodo lunghissimo a cui ha posto fine, il 20 settembre 1870, la breccia di Porta Pia, con la rapida e inevitabile trasformazione di una città dalla vocazione universale nella capitale del regno d’Italia, tra polemiche a cui hanno partecipato scrittori e intellettuali tedeschi, francesi, inglesi e americani. Da allora per un sessantennio i papi non hanno letteralmente messo piede fuori dai palazzi e dai giardini vaticani. Poi, nel 1929, con i patti del Laterano è nato lo Stato della Città del Vaticano, un territorio che, pur non arrivando al mezzo chilometro quadrato, garantisce internazionalmente l’autonomia della Santa Sede e che dal 1984 è stato inserito per intero nella lista del patrimonio mondiale dall’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Ma è tutta la storia anche urbanistica e architettonica di Roma, risalendo dall’Ottocento fino alla costruzione della città cristiana nel corso del IV secolo, a essere stata segnata dai pontefici.

Come si è espresso il mecenatismo papale nella Città eterna?
In questo cammino a ritroso nel tempo spicca naturalmente il Vaticano, anche quello contemporaneo. Per la verità con realizzazioni non sempre riuscite, come la nuova Santa Marta, un anonimo edificio costruito tra il 1992 e il 1996 di fronte al fianco meridionale di San Pietro per ospitare i cardinali elettori nei conclavi e dove oggi abita il papa. Ma a poche decine di metri vi è invece la grandiosa e bellissima aula delle udienze realizzata nel 1971 da Pierluigi Nervi e voluta da Paolo VI, il papa che ha riconciliato la chiesa con l’arte contemporanea con l’entrata massiccia di moltissimi capolavori nei musei vaticani, i primi musei moderni, che nascono agli inizi del Cinquecento. Proprio in quegli anni viene avviata anche la costruzione della nuova basilica di San Pietro, che comporta la distruzione di quella costantiniana e viene completata un secolo e mezzo più tardi dalle straordinarie realizzazioni berniniane immaginate da Alessandro VII, uno dei pontefici che più hanno trasformato Roma. E dal 1300, con l’invenzione degli anni santi, i papi incidono anche artisticamente sulla città, come in occasione dell’ultimo giubileo straordinario ha raccontato Lucetta Scaraffia in un altro libro del Mulino intitolato Le porte del Cielo, arrivando fino al XXI secolo.

Il Vaticano non rappresenta che l’ultima e più recente dimora dei pontefici: per un millennio essi hanno infatti risieduto in Laterano e poi al Quirinale. Quali ricchezze artistiche e storiche custodiscono questi due complessi architettonici?
Non molti ricordano oggi l’importanza della reggia laica dei pontefici, che tuttavia appare a Émile Zola una «grande caserma gialla dalle finestre nere» quando ormai da quasi trent’anni è divenuta italiana. Risalente al Cinquecento, il Quirinale è nel 1809 lo scenario drammatico dell’arresto di Pio VII, deportato per quasi cinque anni in Francia, e nel 1848 della fuga di Pio IX travestito da semplice prete. Passata la bufera napoleonica, il Quirinale aveva ospitato i quattro conclavi ottocenteschi, dopo quello riunito per cento giorni a Venezia tra il 1799 e il 1800 e prima di quello del 1878, quando i cardinali torneranno a eleggere il papa in Sistina. Residenza magnifica che guarda il colle vaticano, il Quirinale è stato abbellito dai pontefici per quasi tre secoli. Nel 1999 la residenza dei presidenti della repubblica è stata dichiarata da Carlo Azeglio Ciampi «la casa di tutti gli italiani», e questa dal 2019 ospita anche una settantina di opere realizzate da artisti contemporanei. Ben più lunga è invece la storia del Laterano, la cattedrale di Roma dove i papi s’insediano sin dall’età di Costantino, in un complesso che diviene enorme e arriva sino alla seconda metà del Cinquecento, quando Sisto V lo fa sostituire con l’attuale palazzo del Vicariato, facendo anche sistemare di fronte alla basilica il santuario della Scala Santa, che secondo la leggenda è quella salita da Gesù durante la sua passione. La permanenza dei papi in Laterano è un periodo lunghissimo, con il quale può competere solo la residenza millenaria degli imperatori bizantini a Costantinopoli, anche se del complesso lateranense tardoantico e medievale è sopravvissuto nei luoghi originari ben poco: il mosaico del triclinio di Leone III, del 798 o 799, che si affaccia sull’enorme piazza di fronte a San Giovanni, e il Sancta Sanctorum, la splendida cappella medievale a cui si accede dalla Scala Santa.

La Città del Vaticano è uno scrigno di tesori di incalcolabile valore storico e artistico: come si è andato costituendo questo patrimonio dell’umanità?
Bisogna risalire all’età tardoantica e alla basilica costantiniana di San Pietro, luogo di memoria veneratissimo che diviene presto meta di pellegrinaggi da tutto il mondo cristiano. Luogo periferico come il Laterano, il Vaticano gli fa concorrenza per tutto il medioevo, sino a prevalere con l’inizio dell’età moderna. In poco più di un secolo, dalla metà del Quattrocento, accanto alla basilica sorgono così tre cappelle d’importanza artistica mondiale: la Niccolina, affrescata meravigliosamente dal Beato Angelico, la Sistina, la più famosa e la più visitata al mondo, e infine la Paolina. In queste due è il genio unico di Michelangelo a prevalere, ora restituito agli stupefacenti colori originari da un restauro durato quindici anni. Ma in età umanistica e rinascimentale viene costituita anche la moderna Biblioteca vaticana, nasce il primo nucleo dei musei, poi enormemente arricchiti dal mecenatismo papale, fino a giungere al pontificato di Paolo VI, che apre all’arte contemporanea. E accanto alla raccolta libraria ricchissima di manoscritti si affianca dal Seicento l’Archivio, che può vantare una documentazione ininterrotta sin dagli inizi del Duecento.

Ben tredici obelischi egiziani adornano la Città eterna, la più alta concentrazione di tali monoliti al mondo: qual è la loro storia?
Sì, in nessun altro luogo ci sono così tanti obelischi tuttora innalzati, nemmeno in Egitto. Da qui li fecero trasportare gli imperatori romani, dall’età augustea fino alla metà del IV secolo, mentre altri vennero realizzati a Roma su imitazione di quelli egizi, concentrati soprattutto nel tempio di Iside che sorgeva a Campo Marzio, nella zona tra il Pantheon e Santa Maria sopra Minerva. E proprio qui, nel 1665, ne fu collocato uno piuttosto piccolo portato da un elefantino, immagine del pensiero che sorregge la sapienza. Su committenza di Alessandro VII, il monumento fu realizzato da Bernini, che quindici anni prima ne aveva eretto un altro sulla mirabolante fontana dei Quattro Fiumi al centro di piazza Navona. Ma verso la fine del Cinquecento in soli quattro anni Sisto V, l’energico pontefice francescano che ha completato la cupola michelangiolesca, aveva già provveduto a restaurare e a fare innalzare ben quattro obelischi, nei pressi di tre delle maggiori basiliche romane e all’entrata settentrionale della città: davanti a San Pietro, accanto a San Giovanni il più antico e il più alto del mondo, poi dietro Santa Maria Maggiore, e infine al centro di piazza del Popolo. L’impresa sistina fu poi quasi replicata al tempo di Pio VI, che tra il 1786 e il 1792 fece erigere tre obelischi, al Quirinale, a Trinità dei Monti e a Campo Marzio.

Quali sono i luoghi più significativi del cristianesimo primitivo a Roma?
Naturalmente le catacombe occupano un posto unico. Sono una cinquantina quelle cristiane, in parte aperte alle visite, e una decina quelle ebraiche, e dalla fine del II secolo questi cimiteri scavati fuori città, lungo le vie principali, costituiscono le prime proprietà immobiliari della chiesa. I luoghi di culto più antichi erano invece nelle case private dei cristiani, e bisogna arrivare alla svolta costantiniana per la costruzione delle prime chiese. Con realizzazioni uniche, dal Laterano che diviene la cattedrale di Roma alle due basiliche che l’imperatore fa costruire nella prima metà del IV secolo proprio dove erano stati martirizzati tra il 64 e il 67 gli apostoli Pietro e Paolo, i due patroni della città, rispettivamente in Vaticano lungo la via Trionfale e sulla via Ostiense. Qui erano inumati tra sepolture pagane, dove meno di un secolo più tardi le loro tombe erano segnalate da due «trofei», piccoli monumenti simili alle cappelle dei nostri cimiteri. Per mantenere proprio in questo luogo la memoria di Pietro, il primo degli apostoli considerato capostipite del papato romano, Costantino fece interrare la grande necropoli dai suoi ingegneri, che sbancarono per questo un’intera collina per costruire l’enorme chiesa. E la memoria venne mantenuta per oltre dodici secoli, fino alla costruzione, dal 1506, della nuova basilica, anch’essa rigorosamente orientata sulla memoria apostolica. Dal 1939 sono poi iniziati gli scavi che hanno portato alla luce una parte di questa affascinante città dei morti e soprattutto la tomba di Pietro, con la successiva probabile identificazione dei suoi resti mortali. E scendendo nella necropoli, in corrispondenza con la cupola del mondo, s’intravede il luogo dove per la Roma dei papi tutto è cominciato.

Giovanni Maria Vian (Roma 1952) da un trentennio insegna filologia patristica nell’università di Roma La Sapienza. Studia il cristianesimo antico e il papato contemporaneo. Dal 2007 al 2018 è stato direttore dell’Osservatore Romano. Ha pubblicato tra l’altro La donazione di Costantino (nuova edizione, Il Mulino, 2010), Les photos secrètes du Vatican (con Caroline Pigozzi, Gründ Plon, 2017, tradotto in sloveno nel 2019), Montini e la santità (Morcelliana, 2018), Paolo vi, l’uomo che tendeva la mano, Editalia, 2018) e I libri di Dio. Breve storia dei testi cristiani (Carocci, 2020).

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