Andare per i luoghi di Ulisse, Maurizio HarariProf. Maurizio Harari, Lei è autore del libro Andare per i luoghi di Ulisse, edito dal Mulino: quanta parte del viaggio erratico di Ulisse si svolse in Italia?
Dobbiamo sempre tener presente che il viaggio di Ulisse è un viaggio raccontato e raccontato poeticamente, nel genere letterario del poema epico, con stesura scritta che seguì una lunga gestazione e trasmissione orale. Quella dell’Odissea non è dunque una geografia reale, ma una geografia dell’immaginazione, che si prestava, nel quadro mediterraneo, a svariate contestualizzazioni.

Commentatori antichi e studiosi moderni si sono spesso impegnati nel posizionare luoghi ed episodi di un racconto marinaro buono per tutte le rotte. Nel capitolo III del mio piccolo libro accenno all’esistenza di almeno due distinti scenari dell’esaltante avventura: quello medio e bassotirrenico, di cui il promontorio del Circeo, il golfo di Napoli, lo stretto di Messina, la Sicilia e le Lipari sono tappe notissime e spesso date per ovvie; e quello, meno risaputo, del mare Adriatico e della sua prosecuzione che è lo Ionio, coi Feaci, per esempio, a Corfù e il paese dei Morti in Epiro.

L’Italia rimane comunque al centro di questa geografia dell’immaginazione, e pertanto un itinerario odissiaco altro non è che un itinerario dell’immaginazione, un itinerario fatto d’immagini. Questo mio Andare per i luoghi di Ulisse si potrà leggere come una guida di viaggio, ma ancor più come guida a un mondo d’immagini.

Dove viveva la Maga Circe?
L’isola di Circe gli antichi l’identificavano col promontorio del Circeo, che in verità non è un’isola, ma ne aveva l’apparenza, se visto a distanza e specialmente da sud-est. Proprio come lo potevano scorgere l’imperatore Tiberio e i suoi commensali dalla Grotta di Sperlonga, con le sue strepitose istallazioni marmoree, che illustravano episodi famosi dell’Odissea.

Scilla e Cariddi sono realmente la trasposizione mitologica dei pericoli dello stretto di Messina?
Un mitografo laico e razionalista come Palefato, discepolo del grande Aristotele, pensava che Scilla non fosse altro che la personificazione mostruosa di una trireme di pirati etruschi, chiamata appunto “Scilla”, terribilmente attiva nelle acque siciliane.

Queste specie di spiegazioni della mitologia classica si sono spesso tentate, perché logiche e dunque rassicuranti; tuttavia partono dal presupposto (sbagliato) di un’irrazionalità strutturale alla mitologia e si propongono come sua correzione. Ma i racconti mitologici, di parole o d’immagini, sono sempre razionali, nella misura in cui davano spiegazione di accadimenti naturali – un gioco di correnti che rende difficile la navigazione, scogli pericolosamente affioranti a pelo dell’acqua – altrimenti incomprensibili.

Dove aveva il suo antro Polifemo?
Tradizionalmente i Ciclopi sono collocati in Sicilia. In quanto abitatori di caverne e collaboratori del dio Efesto nella forgiatura dei metalli, hanno a che fare col mondo sotterraneo, col fuoco e col vulcanesimo. Perciò il loro paesaggio è in particolare quello dell’Etna.

Quali fonti situano la tomba di Ulisse a Cortona?
Ne parlo nel mio capitolo II, dedicato appunto a Cortona.

Troviamo notizia della morte (e presumibile sepoltura) di Ulisse a Cortona in Teopompo, storiografo greco del IV secolo a. C.; tradizione ripresa dal coltissimo poeta ellenistico Licofrone, che colloca la tomba dell’Eroe dalle parti di Gortinea (cioè Cortona), su un colle chiamato Perge.

Sono storie, evidentemente, che miravano a nobilitare le origini di questa città etrusca e dovettero trovare alimento nella sopravvivenza secolare di tumuli monumentali, riferiti ad antichi eroi progenitori. Nel XVIII secolo, epoca della cosiddetta etruscheria, la leggenda della tomba di Ulisse al monte Pergo fu energicamente rilanciata dagli antiquari cortonesi che diedero vita alla celeberrima Accademia Etrusca.