Dottoressa Simeone, Lei è autrice del libro Amori letterari. Quando gli scrittori fanno coppia, pubblicato per i tipi di Franco Cesati: l’amore vissuto è fonte d’ispirazione letteraria?
Amori letterari. Quando gli scrittori fanno coppia Marialaura SimeoneL’amore è da sempre fonte di ispirazione della letteratura. Se pensiamo solo alla nostra tradizione letteraria gli esempi ci vengono dai poeti maggiori: Dante e la sua Beatrice, la Laura di Petrarca, Leopardi e Silvia, fino alle muse più “reali” di Montale. E citando Manganelli “l’amore è un eccellente combustibile per alimentare il malessere che può condurre alla  letteratura”. Amori letterari parla di amori reali, vissuti, spesso sofferti. Ho analizzato diciotto coppie di scrittori che hanno trovato nell’altro non solo l’ispirazione, ma anche la condivisione, lo scambio, i consigli. Fernanda Pivano, ad esempio, aveva ispirato Pavese nella stesura di Estate, Mattino e Notturno, in cambio aveva acquisito quella conoscenza della letteratura americana che le farà scegliere il mestiere di traduttrice. Elizabeth Barrett e Robert Browning si erano dedicati vicendevolmente versi, così come Campana e la Aleramo o Montale e la Spaziani. La Ocampo organizzava delle conferenze sulle poesie di Tagore, spinta dall’amore per lui. Per altri non si è trattato solo di ispirazione ma, come dicevo, di condivisione. La Woolf oltre ad aver fondato insieme a Leonard la Hoghart Press, faceva leggere sempre i suoi scritti al marito e senza il suo supporto non avrebbe avuto lo stesso coraggio nel pubblicarli, gli Shelley hanno collaborato alla stesura di Storia di un viaggio di sei settimane, Hughes e Plath nel primo periodo attingevano agli stessi materiali di ispirazione. Lo stesso che accade a Zelda e Scott Fitzgerald, anche se in maniera molto più competitiva.

Nel Suo lavoro, si è basata sui carteggi privati: in quali casi l’amore è andato oltre approdando direttamente nelle opere?
In verità uno dei criteri di scelta delle coppie è stato proprio il vicendevole influsso nelle opere. Infatti ho dovuto tenerne fuori alcune proprio perché al di là dell’amore e della reciproca professione (seppure in modi o con risultati diversi) non c’era stata una effettiva influenza. È il caso, ad esempio, di Kafka e Milena Jesenska o di Marguerite Yourcenar e Grace Frick. Quindi per ogni coppia del libro possiamo parlare di un amore che ha condizionato anche le opere, con le dovute differenze. Flaubert ha inserito elementi della sua relazione con Louise Colet in Madame Bovary e lei di rimando lo ha irriso in alcuni versi, Moravia pensa alla Morante quando decide di far morire la protagonista femminile de Il disprezzo, i Fitzgerald si rifanno allo stesso materiale autobiografico per la stesura di Tenera è la notte e Lasciami l’ultimo valzer, Montale e la Spaziani si dedicano versi a vicenda, Carducci scrive la poesia Ad Annie e la Vivanti ricorda il suo amante nel personaggio de L’orco ne I divoratori, Verlaine dedica saggi e versi al suo Rimbaud. In altre coppie il riferimento è più nascosto come nel caso di Alda Merini nelle pagine di Manganelli o della Salomé nelle pagine di Rilke, altre volte ancora si tratta di una vera e propria collaborazione, è il caso della Serao con Scarfoglio cofondatori de Il Mattino o di Miller e Nin che scrivono romanzi erotici a quattro mani.

Nel Suo libro spicca sin dalla copertina l’immancabile coppia Sartre-Simone De Beauvoir: un amore atipico in realtà il loro.
È forse la prima coppia che viene in mente quando si parla di amore e letteratura. La loro storia decisamente anticonvenzionale è una grandissima storia d’amore, nonostante i reciproci tradimenti. Anzi a volte forse hanno preferito un menage à trois pur di non escludersi l’un l’altro, definendo la loro storia un “amore necessario” mentre tutto il resto solo “amori contingenti”. All’inizio della loro storia stipulano un patto, un “matrimonio morganatico” contro l’istituzione del matrimonio borghese.  Insieme leggono gli stessi libri, viaggiano, condividono l’impegno politico e sociale. Dal punto di vista letterario Sartre ammette che certo avrebbe scritto anche senza di lei, ma non avrebbe avuto la stessa sicurezza ottenuta grazie alla stima di Simone nei suoi confronti. Per quanto riguarda la De Beauvoir la maggior parte dei suoi libri sono autobiografici e quindi incentrati anche sulla relazione con Sartre. E cerca di tenere in vita con la scrittura, quanto più possibile, il suo amato. Ne è un esempio La cerimonia degli addii che comprende anche Conversazioni con Sartre, un dialogo ininterrotto con il filosofo iniziato 51 anni prima e terminato sul letto di morte, quando Simone resta tutta la notte sdraiata accanto al cadavere, fedele fino alla fine al contratto stipulato all’inizio della loro storia.  

Tra le coppie italiane vi sono poi Elsa Morante e Moravia.
Forse la coppia meno innamorata! Entrambi scrittori di successo e molto in vista nei salotti culturali dell’Italia del dopoguerra, hanno vissuto da subito un rapporto privato molto conflittuale. Lei aveva indubbiamente un carattere difficile, “non sapeva stare al mondo” le rimproverava Moravia e lui, per sua stessa ammissione, non ne fu mai veramente innamorato. Non era innamorato – affermava Moravia – ma “affascinato da qualcosa di estremo, di straziante e di passionale che c’era nel suo carattere”. Elsa cercava di annullare Alberto e al tempo stesso, per troppa passione, annullava se stessa. Sin dall’inizio la loro è una relazione tormentata, segnata da allontanamenti e ritorni, bisogno di autonomia ed esigenza di affetto. Già nel Diario 1938 (nato con il nome di Lettere ad Antonio e pubblicato postumo) Elsa si interroga sulla relazione con Alberto (a volte indicato semplicemente  con l’iniziale) raccontando i suoi sogni e gli accadimenti reali. Un libro assolutamente da rileggere! L’unico momento in cui vissero bene la loro relazione fu quando si nascosero in Ciociaria durante la guerra. Periodo che ha dato vita a La storia e a La ciociara. Poi non si sono mai incontrati, a lui piaceva la mondanità lei spesso ne rifuggiva, lui amava viaggiare lei era a disagio negli spostamenti, lui quando erano lontani le scriveva lettere che lei neanche leggeva. Nella mia ricerca sulla coppia ho scoperto anche aneddoti curiosi sulle loro opere, ad esempio uno riguardante Il conformista di Moravia. La scena dell’apparente morte dell’omosessuale era nata da un racconto di Elsa su un suo amante inglese omosessuale. E la morte di Emilia ne Il disprezzo era nata in un momento di odio verso la moglie. Nonostante tutto, Moravia rimase sempre legato alla Morante, preoccupandosi costantemente per lei e per le sue sorti.

Tra Alda Merini e Giorgio Manganelli l’amore fu invece esclusivamente letterario?
Ne La pazza della porta accanto la Merini afferma che Manganelli “non avrebbe mai osato chieder[le] il dono prezioso dell’amore”, in realtà una relazione ci fu, anche se piena di ostacoli e sensi di colpa. Lei aveva quindici anni, lui ventisette, già sposato e con una figlia. Alla loro storia d’amore ha dedicato delle pagine  commosse anche Maria Corti che li aveva frequentati nel cenacolo di Giacinto Spagnoletti e spesso ospitati insieme ad altri noti scrittori del tempo nella sua casa di Milano. Con il tempo la Merini è stata molto più esplicita, ha raccontato Manganelli nei brevi versi della poesia omonima, ha ricordato gli incontri, gli scambi, i favori ne L’altra verità e ne La palude di Manganelli. Ha dedicato anche un divertente racconto all’inseguimento di padre e zio con la scopa di saggina per prenderlo a botte ne La scopata di Manganelli. Lui è stato più criptico, tracce della loro storia sono presenti in Sarcofago nuziale, ma anche nella visione della letteratura come follia presente in molti dei suoi versi e nel saggio Jung e la letteratura. Del resto la follia serpeggia in molti degli scrittori trattati nel libro: da Rilke a Campana alla Woolf alla Plath.

Quale, tra gli amori da Lei raccontati, l’ha colpita di più?
In positivo sono rimasta molto colpita dalla storia di Elizabeth Barrett e Robert Browning. È una storia così romanzesca: una donna che vive reclusa in casa, ammirata per i suoi versi dal più giovane Robert. Lui che le scrive una prima appassionata lettera e lei che acconsente a una fitta corrispondenza e poi a un incontro e a un altro… Fino alla decisione di sposarsi e di fuggire dalla grigia Inghilterra alla volta della solare Italia. A Firenze Elizabeth, che sembrava destinata a tutt’altra vita, rinasce e dà alla luce un figlio e poi viaggia e scrive, scrive, scrive. Mi sembra la storia più emblematica del rapporto tra amore, scrittura e reciproche influenze che è alla base del libro. La stessa fusione che all’inizio si era creata tra Sylvia Plath e Ted Hughes. Iniziata sotto i migliori auspici, con entrambi che dichiarano di non essere mai stati così felici e creativi come da quando si conoscono, finisce, però, nel peggiore dei modi. Le Lettere di compleanno di Ted sono, a mio avviso, uno dei “canzonieri” più belli della storia della letteratura. Si soffre davvero a leggerle e si ha la terribile sensazione che tutto poteva andare diversamente, ma così non è stato. Ma in ogni storia che ho raccontato c’è un pezzo di cuore: ho sorriso con la Spaziani quando porta per la prima volta a casa Montale, ho sofferto con Pavese dell’ennesimo fallimento amoroso, mi sono incuriosita davanti al romanzo surrealista di Anais Nin o ai retroscena de Il conformista di Moravia, mi sono immersa nell’America degli anni ruggenti con i Fitzgerald e nella Parigi dell’Ottocento con Verlaine e Rimbaud, ho riso di gusto per le invettive della Colet nei confronti di Flaubert e della Serao e della Aleramo ho ammirato l’indipendenza e la forza che hanno dimostrato nel rinunciare a un amore doloroso.