“Amnesie d’autore. Un secolo di parole e immagini per raccontare i disturbi della memoria (1920-2020)”, a cura di Roberto Mario Danese, Margareth Amatulli e Riccardo Donati

Prof. Roberto Mario Danese, Lei ha curato con Margareth Amatulli e Riccardo Donati l’edizione del libro Amnesie d’autore. Un secolo di parole e immagini per raccontare i disturbi della memoria (1920-2020), pubblicato da Carocci: che rilevanza assumono i temi delle malattie degenerative e dei disturbi amnesici nella letteratura del secolo appena trascorso?
Amnesie d'autore. Un secolo di parole e immagini per raccontare i disturbi della memoria (1920-2020), Roberto Mario Danese, Margareth Amatulli, Riccardo DonatiConsentitemi di spiegare brevemente come è nato questo progetto di ricerca, per comprendere meglio la sua realizzazione. Tutto è cominciato quando il nostro gruppo di lavoro ha partecipato a un bando per progetti scientifici sulla salute. Noi, studiosi di discipline umanistiche, siamo partiti dall’importanza che sin dall’antichità i testi letterari hanno conferito alla dialettica fra memoria e oblio; così abbiamo elaborato una strategia di indagine su come ogni forma di narrazione artistica ha affrontato, nel nostro tempo, i disagi legati alla perdita della memoria. Abbiamo vinto il bando e questo libro è il frutto dei conseguenti anni di lavoro interdisciplinare a livello internazionale. Per tornare alla domanda, direi che i temi dei disturbi amnesici hanno avuto rilevanza non solo in letteratura, ma anche in altre forme di narrazione. Infatti, le questioni relative alle malattie degenerative, del dolore e della morte sollevano interrogativi bioetici che letteratura, arte e cinema consentono di avvicinare da prospettive inedite e feconde, con una complessità di sguardo che può affiancare e integrare la letteratura medica specialistica. Ogni tipo di narrazione, contribuendo a modificare la percezione dei fenomeni amnesici, può fungere da vettore di resilienza tanto individuale quanto collettiva (nella sua dimensione figurativa, interpretativa, curativa o addirittura catartica). Su un piano personale, consentendo tramite la parola e/o l’immagine un lavoro di consapevolezza, riscoperta, reintegrazione dell’io; su un piano collettivo, evidenziando l’impatto che sia le lacune post-­traumatiche sia le malattie neuro­degenerative hanno sulla conservazione della memoria culturale (esemplari in tal senso i casi dei reduci di guerra, dei sopravvissuti all’Olocausto e ai recenti attentati terroristici). In questo modo abbiamo cercato di cogliere l’emergenza e l’utilità di un nesso tra linguaggio scientifico e linguaggio umanistico, alla luce di un dirsi per verba e per immagini sempre meno intransitivo e più aperto ai fenomeni e alle sollecitazioni della società.

In quali forme di rappresentazione letteraria e audiovisiva si manifestano i vuoti di memoria causati da deficit neurologici o da traumi psichici?
Il tema della memoria è da tempo patrimonio riconosciuto delle arti, e ormai anche i disturbi a essa connessi trovano considerevole accoglienza nella rappresentazione letteraria e audiovisiva e nelle dinamiche linguistiche. Nella forma di semplice oblio o di vera e propria amnesia (che la medicina distingue in varie tipologie: ­lacunare, quando colpisce isolatamente gruppi di ricordi, retrograda se inibisce la rievocazione di ricordi precedenti l’evento che l’ha causata e anterograda se provoca l’incapacità di ricordare fatti successivi all’evento traumatico), dipendente da motivi psicologici o neurologici, il vuoto di memoria accede, secondo varie modalità, alla sfera creativa nei suoi temi e nelle sue forme, e si riflette inequivocabilmente nella pratica linguistica. Queste malattie vengono rappresentate attraverso parole e immagini, nella misura in cui l’atto di rappresentazione è determinato o contribuisce a modificare i codici narrativi e formali, incidendo dunque attivamente sui generi e le questioni linguistiche, persino sull’ordine del discorso in ragione di un anomalo trattamento memoriale della temporalità.

Quali sono i più significativi esempi di tali manifestazioni linguistiche dal 1920 post-bellico al 2020 post-pandemico?
Diciamo anzitutto che abbiamo cercato di individuare due campi di indagine: il vuoto di memoria causato dalla degenerazione neurofisiologica, identificato con l’Alzheimer e altre patologie consimili; le amnesie e rimozioni post traumatiche di derivazione psicologica (ivi compresi i casi della allomnesia o ricordi falsati). Le manifestazioni narrative possono essere dunque romanzi, autobiografie e autofinzioni, poesia, letteratura, grafica e canzoni, oltre a opere audiovisive (film, serie tv, spettacoli teatrali), entro un arco cronologico che va dalla fine della Prima guerra mondiale al presente. Abbiamo così voluto analizzare e indagare, anche dal punto di vista antropologico, analogie e differenze nella rappresentazione dei disturbi della memoria in relazione ai diversi contesti culturali in cui uno stesso schema narrativo e/o simbolico viene utilizzato: si pensi soltanto all’evoluzione funzionale del mito di Edipo nella cultura contemporanea, con la trasformazione del tema dell’ignoranza della colpa in quello della rimozione traumatica della memoria della colpa stessa, anche grazie al filtro sincronico dalla rilettura psicanalitica di questo mito. Gli esempi specifici analizzati nel libro sono molti e di diversi ambiti espressivi e culturali (nel libro si possono trovare saggi in italiano, ma anche in inglese e in francese): sarebbe troppo lungo elencarli tutti, possiamo dire che, oltre a saggi sui fenomeni sopra ricordati, nel volume si possono trovare anche creazioni letterarie, report di mostre grafiche realizzate per questa occasione e appunti per una ricerca teatrale in vista della realizzazione di uno spettacolo dedicato proprio ai disturbi della memoria.

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