“America, go away!” di Sara Lucaroni

America, go away!, Sara LucaroniAmerica, go away! Come difendersi dal potere che sta travolgendo il mondo
di Sara Lucaroni
Compagnia editoriale Aliberti

«Si discute di usa traditori dell’Europa, di “catechismo atlantico” finito, come lo definisce lo storico Ludovic Tournès. L’Europa si è scoperta priva di «protezione militare», senza risorse energetiche, assoggettata commercialmente, divisa al suo interno e invasa da focolai nazionalisti che cercano di disgregarla e il focolaio principale è proprio quello oltre oceano. «Il mio messaggio agli europei è: it’s over, è finita. Non si ripara un matrimonio, non c’è un consulente matrimoniale in questo caso», ha detto a proposito del nuovo rapporto usa-Europa il politologo Robert Kagan.

Si discute anche di Trump che ucciderà l’Occidente e di Occidente che tradisce sé stesso, perché sta rinnegando i suoi princìpi bollandoli come roba da sfigati. La roba da sfigati sarebbero il “sentimento” di cui sopra, le regole democratiche, la mediazione al posto del conflitto, la sovranità popolare, il multilateralismo, la protezione dei più deboli, il rispetto della pluralità umana (questi sono anche gli articoli della nostra Costituzione). Che infatti non si sono visti applicati a Gaza. L’Occidente è anche questo, è anche il colonialismo, e l’Europa è questo, ed è ora più che mai difficile sostenere che è solo colpa di Trump, il super cattivo che non guarda in faccia neanche i suoi amici storici. Ora l’Europa ha anche fatto un passo indietro sul diritto d’asilo, con la riforma delle regole sui Paesi di origine e Paesi terzi sicuri: sarà più facile rimpatriare gli irregolari. È questa la frattura che spezza l’immagine della nostra vecchia Europa, quella delle «lucine e dei taxi neri, dei fiumi e dei valzer», diceva Giorgio Gaber, e che scuote anche casa nostra, un’Italia purtroppo a conduzione nera, e la nostra coscienza: il gangster con in mano il più potente arsenale del mondo, la legge del più forte, le scene in Venezuela e anche il vecchio Vietnam o l’Iraq, i resort per ricchi sulle ossa dei morti, lacerano il senso dei valori con cui ci siamo sentiti protetti negli ultimi ottant’anni. È caduto il velo di ipocrisia, nessuno è al sicuro, e i leader di casa sono pusillanimi e senza visioni a lungo raggio o capacità di cogliere scenari futuri. E conta anche per loro da tempo il “chi ha più soldi”, cosa vuole farci e che morale sceglie. Trump è il sintomo di un declino, è l’applicazione al massimo grado di quel che succede, in fondo, anche in Europa: la cartina tornasole sono le persone dalle vite precarie, o i migranti. Chi sono i buoni? Dove sono? Siamo ancora noi?

L’amico e alleato storico ci ha mollato e nel farlo ci ha reso chiare anche le nostre molte debolezze.

Occorre staccarci velocemente da rappresentazioni che non corrispondono più all’America che vediamo adesso. Basta nostalgie per l’ordine mondiale nato nel ’45 e di cui da tempo ne avremmo dovuto affrontare i rimescolii. Se ad esempio la nato (o l’ONU) non funziona più, è anche per questo. Occorre mollare forse anche certa rassicurante tecnocrazia che alimenta l’idea di “sistema” così tanto cavalcato dai nuovi fascisti che vogliono essere “anti” e contro le élite. Serve allontanarsi dalla loro propaganda sul “noi e loro” e dalla loro retorica della “tradizione giudaico-cristiana”: è falsa, è un muro che nega la storia di un intero continente. Serve allontanarsi con urgenza da uno stile di vita che «ha dichiarato guerra alla Terra», così di moda oltreoceano. Serve abbandonare l’idea della nostra superiorità di Occidente assumendoci vecchie responsabilità e ripensandoci come parte di un ordine mondiale dove anche altri possono godere delle opportunità migliori. Non è finito l’Occidente, è solo il suo dominio che è in declino. L’Europa ora dovrebbe diventare concretamente e in modo indipendente il valore di sé stessa. Dovrebbe diventare una potenza centrata su un proprio baricentro, pragmatica e modulabile, una rete solidale e interconnessa. Dovrebbe diventare il proprio stesso principio: comunità di persone, comprese quelle che da secoli arrivavo “da fuori” o che dentro e fuori i propri confini non hanno mai smesso di viaggiare. Comunità. Persone. Che poi ce li abbiamo addosso da un po’ quei «valori da sfigati».

Almeno dalla Grecia di Diogene, quando le antiche polis democratiche andarono in crisi. E da Kant. E Ventotene. Perché il vecchio Mediterraneo, la vecchia Europa, e l’Occidente, non sono altro che un millenario crocicchio.»