Dott. Maurizio Molan, Lei è autore del libro Altezza è mezza bellezza? Saggio sulla statura umana edito da Lindau: quale importanza ha la statura nella vita di tutti i giorni?
Altezza è mezza bellezza? Saggio sulla statura umana, Maurizio MolanNella nostra società l’attenzione all’aspetto fisico è significativa, lo prova il fatto che, tra le varie caratteristiche del corpo umano, la statura è la prima a colpirci. Insomma, la prima impressione che si riceve da una persona è sempre legata alle sue «dimensioni». Nel contesto sociale in cui viviamo, che tende a esaltare certe caratteristiche a discapito di altre, la statura rappresenta un aspetto non trascurabile della nostra identità, tanto da essere indicata anche su alcuni documenti.

Dal punto di vista personale posso affermare che molti ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza mi portano a riflettere su quanto già allora la statura fosse condizionante e persino determinante nella vita di tutti i giorni. Essendo molto alto, avevo i piedi grandi ed era un problema trovare scarpe adeguate, mi era difficile trovare una bicicletta sufficientemente alta per pedalare con scioltezza, per me sedere sui sedili posteriori di un’auto era una tortura e, inoltre, prendevo testate dovunque.

Nel mondo del lavoro, e più in generale nei rapporti sociali, le persone alte sono dotate di un particolare appeal e ciò, al pari di altre condizioni, favorisce un maggiore successo personale e professionale rispetto alle persone di media e bassa statura.

In che modo la statura determina la scelta di un partner, l’attività lavorativa o, più banalmente, il tempo libero?
Un’alta statura è associata solitamente ad attributi positivi quali la salute, il successo e la bellezza. Da questo punto di vista, il detto altezza è mezza bellezza ha un suo fondamento concreto. L’economista americano John Kenneth Galbraith sosteneva che il favoritismo di cui godono le persone alte è una delle forme di pregiudizio più evidenti e tollerate nella nostra società.
A proposito del tempo libero la statura assume un ruolo decisivo nello sport praticato sia a livello dilettantistico sia professionistico. La morfologia di una persona influenza spesso la scelta di una determinata disciplina.

Quale importante valenza simbolica assume nella nostra società la statura?
La statura assume un’importante valenza simbolica quando il vocabolo è utilizzato nel suo significato figurato, relativo all’elevatezza morale o intellettuale della persona. Possiamo dire «un uomo di alta statura morale; uno scienziato di grande statura; una persona di mediocre statura intellettuale». In questo caso la parola «statura» assume significati metaforici, poiché allude a qualità umane oggetto di ammirazione o di dispregio. I termini «gigante» o «nano» presentano connotazioni analoghe: lo dimostrano espressioni come «un gigante dell’economia» o «un nano della politica».
Il termine «altezza» può anche indicare una condizione della persona, uno stato emotivo che si concretizza in espressioni come «non sentirsi all’altezza di una determinata persona, situazione o lavoro».

Qual è la statura media della popolazione mondiale e quella degli italiani?
Nel luglio 2016 la rivista scientifica «eLife» ha pubblica to un ampio studio epidemiologico sulla popolazione mondiale, A Century of Trends in Adult Human Height, coordinato dall’Imperial College di Londra, in cui sono stati messi a confronto i dati delle altezze medie di diciotto milioni di persone nate tra il 1896 e il 1996 in duecento Paesi del mondo. Dall’analisi della notevole mole di dati raccolti si evidenziano sorprendenti variabilità e modificazioni nel corso dei decenni a seconda delle varie aree geografiche. Per questo ritengo poco significativo parlare di statura media della popolazione mondiale, ma piuttosto considerare la statura media delle varie popolazioni e come sono variate nel corso degli ultimi cento anni.
Agli inizi del ’900 gli uomini più alti del mondo erano gli svedesi, con una statura media di 1,72 m; nel 2014 il primato è passato agli olandesi, che oggi raggiungono 1,83 m. I maschi più bassi un secolo fa erano gli abitanti del Laos, di 23 cm più piccoli degli svedesi, mentre oggi il record appartiene agli abitanti di Timor Est, con 1,60 m. Sempre agli inizi del ’900 le donne svedesi, che allora misuravano 1,60 m, condividevano con gli uomini il primato mondiale dell’altezza. Sono state superate oggi dalle lettoni, la cui statura media è di 1,70 m. Le donne del Guatemala, pur passando dall’1,40 m del 1914 all’1,49 m del 2014, continuano a detenere il primato mondiale femminile della bassa statura.

La statura media degli adulti in Italia è oggi 1,75 m per i maschi e 1,62 m per le femmine. Bisogna precisare che tale dato è riferito alla media della popolazione adulta a prescindere dalle diverse fasce di età, mentre i dati forniti dall’Imperial College si riferiscono a una popolazione di giovani adulti diciottenni.

Dal confronto tra le diverse aree geografiche emerge non solo che gli abitanti del Nord, sia uomini che donne, sono più alti di quelli del Sud, ma anche un leggero incremento della statura dall’Ovest all’Est, per cui gli abitanti del Friuli-Venezia Giulia sono mediamente più alti dei piemontesi di 2-3 cm.

Come si è evoluta la statura della specie umana?
La morfologia corporea e quindi la statura dell’uomo moderno è il risultato di un lungo percorso evolutivo che la nostra specie ha compiuto nel corso di milioni di anni a partire dalle più antiche forme di primati vissute circa 55 milioni di anni fa. L’ominide Lucy si colloca nella fase intermedia di tale percorso tra la scimmia e la nostra specie, l’Homo sapiens, che apparve infine sulla scena circa 200.000 anni fa.

È interessante osservare che la divulgazione scientifica ha sovente accreditato l’idea di un modello graduale, progressivo e continuo, valido per i vari aspetti dell’evoluzione umana, statura inclusa, ma in realtà le cose non sono andate proprio così.
L’andamento della statura media in Europa nel secondo millennio, può essere così riassunto: essa è calata leggermente dal XII fino al XVI secolo, per raggiungere i minimi storici tra il XVII e il XVIII secolo. In quel periodo gli europei del Nord avevano perso in media oltre 6 centimetri di altezza, che non avrebbero recuperato fino alla prima metà del XX secolo.

Gli europei sono cresciuti in altezza in misura notevole solo nel corso del ’900. Il tasso di crescita medio in Europa è stato molto elevato, circa 1 cm ogni decennio. A metà ’800 l’altezza media dei maschi adulti in Europa era di 1,66 m, mentre quelli nati negli anni ’70 del XX secolo (120 anni dopo) misuravano 1,78 m.

Quali aspetti psicologici implica la statura?
Le tematiche psicologiche inerenti la statura sono affrontate nel terzo capitolo del libro dal titolo “Cosa vedi quando ti guardi allo specchio” per cui mi sono avvalso del prezioso contributo del Dott. Riccardo Battaglia, medico psicologo, psicoterapeuta a orientamento adleriano. La statura è certamente uno dei parametri più evidenti e oggettivi che caratterizzano il nostro aspetto. Se chiedeste a qualcuno se è meglio essere alti o bassi, la risposta sarebbe scontata: la stragrande maggioranza risponderebbe che è meglio essere alti.
Essere più alti della media generalmente viene considerata una qualità e, al contrario, essere più bassi è considerato un difetto.

Voglio fare ora un breve cenno al problema opposto, cioè al disagio di chi è molto più alto della media. Benché la nostra società sia premiante nei confronti delle persone più alte della media, quando si superano certi limiti anche i «troppo» alti vivono un profondo sentimento di disagio. Ciò avviene soprattutto quando la grande crescita esplode precocemente (spesso nel periodo prepuberale) accentuando, così, il divario con i coetanei. Al pari di tutti coloro che si sentono diversi, anche i giganti si percepiscono come difettosi. A livello del tutto personale posso affermare che scrivere questo libro è stata una formidabile occasione per ripercorrere alcuni momenti della mia vita, in particolare degli anni giovanili. Numerosi sono stati gli spunti di riflessione che mi hanno portato a concludere su quanto, già allora, la mia statura sia stata determinante nella vita di tutti i giorni. Come ho detto nell’introduzione, essendo molto alto, mi sono trovato spesso ad affrontare, sin dalla giovane età, situazioni che mi procuravano un certo disagio e impaccio. Il senso di inadeguatezza che ne scaturiva condizionava sensibilmente i miei comportamenti nel rapporto con i coetanei e nel confronto con gli adulti.

Quali personaggi storici si distinguevano per la loro statura?
Ho analizzato nel mio saggio un certo numero di personaggi storici che ci offrono interessanti spunti di riflessione sulla statura. Essi riguardano non solo il ruolo, spesso rilevante, della statura nelle loro vite, ma anche i riflessi che questa ha avuto nelle vicende storiche di alcuni popoli.
Tra i tanti porto questo esempio: l’ex re d’Italia Vittorio Emanuele III. Sua Altezza Reale Vittorio era alto 1,53 m e fu proprio per tale ragione che il limite di statura per l’idoneità al servizio militare nel regio esercito fu ridotto a 1,50 m. Gli uomini di potere di statura medio-bassa hanno sovente utilizzato stratagemmi per apparire più alti: dall’indossare la corona regale, all’attorniarsi di persone di altezza inferiore (i famosi nani di corte), all’usare alti cappelli e scarpe coi tacchi.

Che nesso esiste tra statura, salute e reddito individuale?
Nel 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha proposto un nuovo strumento per inquadrare in modo obiettivo e sintetico lo stato di salute a livello globale attraverso una serie di indicatori. Nell’elenco la statura non è considerata tra gli indicatori di benessere e di qualità della vita, contrariamente a quanto accade per altri parametri quali reddito, longevità, livello di istruzione e ambiente di vita.

Nel mondo vi è una forte correlazione tra ricchezza e statura, lo si vede in modo particolare in Europa dove ricchezza e altezza crescono insieme da tempo.
Nel corso degli ultimi anni varie ricerche hanno dimostrato che essere alti comporta un migliore stato di benessere lavorativo: le persone più alte godono di maggior rispetto e considerazione sul posto di lavoro e spesso percepiscono salari più elevati rispetto a quelle più basse.

Essere alti, oltre a migliorare l’autostima degli impiegati, stimolava maggiore rispetto e considerazione da parte dei colleghi. La relazione fra altezza e guadagni è risultata particolarmente significativa nelle professioni inerenti alle vendite e al management. Negli esercizi commerciali, per fare un esempio, i venditori più alti sono considerati più persuasivi dai clienti, e ritenuti in grado di negoziare in modo più efficace. L’altezza ha quindi un grande impatto sul successo e rappresenta uno status ai fini della carriera.

Chi sono stati gli uomini più alti e più bassi della storia?
Numerosi personaggi sono passati alla storia con un soprannome che richiama un particolare carattere fisico o psicologico distintivo e curioso. Ed è per tale ragione che sono ricordati anche da persone che non nutrono particolare interesse per la Storia. È il caso, ad esempio, di Pipino III , re dei Franchi e padre dell’imperatore Carlo Magno, ricorda to per la bassa statura con il soprannome di Pipino il Breve.

Un tema che ricorre frequentemente nella storiografia riguarda il binomio altezza-potere. Di solito siamo portati a pensare all’alta statura come sinonimo di potere e supremazia. Ma non è sempre così. Attila, il mitico re degli Unni lo immaginiamo come un uomo alto e possente, ma « il flagello di Dio» era basso di statura.

Vi è una sola persona che può vantare, a buon diritto, di essere stato il più alto e il più basso della storia.. Si tratta dell’austriaco Adam Rainer (1899-1950); il suo caso è certamente stupefacente, in quanto è l’unico uomo a essere stato sia nano sia gigante. A 21 anni Adam era alto soltanto 1,18 m. Da quell’età, però, iniziò a crescere e crebbe talmente tanto che a 30 anni la sua statura era di 1,90 e a 51 anni, quando morì, aveva raggiunto la ragguardevole altezza di 2,34 m. La causa dello sconvolgente aumento staturale di 116 cm fu un tumore dell’ipofisi che produceva una quantità eccessiva di ormone della crescita.

Quale altezza è da considerarsi “normale”?
La parola «normale» è proprio il vocabolo usato per designare un tipo di distribuzione statistica, detta oggi gaussiana in onore del matematico tedesco Carl Friedrich Gauss.

L’esperienza ci insegna che le variabili del genere umano come l’età, la statura, il peso, e numerose altre, non sono distribuite in maniera uniforme all’interno della popolazione: alcune caratteristiche sono poco frequenti, per esempio sono rari i soggetti molto grassi o molto bassi, mentre è abbastanza comune, quando usciamo di casa e passeggiamo per strada, vedere persone dall’altezza o dal peso che definiamo, appunto, «normali».

Anche per questo la statura media nelle società più evolute va gradualmente aumentando. Ciononostante, le differenze individuali ci sono e continueranno ad esserci, e la famosa curva gaussiana sarà sempre lì a dimostrarci che per fortuna non siamo tutti uguali.

Maurizio Molan (1953), medico chirurgo, è specialista in Chirurgia Generale, Chirurgia Toraco-polmonare e Chirurgia Sperimentale e Microchirurgia. Ha svolto attività clinica per 35 anni nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, come chirurgo generale ad indirizzo oncologico. Attualmente svolge attività libero professionale. Dal 2005 partecipa a missioni mediche e umanitarie in Africa, Bangladesh e Perù. È membro del consiglio direttivo di Need You Onlus di Acqui Terme (AL), con la quale ha realizzato numerosi progetti umanitari, soprattutto educativi, producendo libri didattici per i bambini, in particolare con autismo. Si occupa di attività divulgative, culturali e di medicina preventiva nelle scuole e nelle UNITRE.
È stato autore, coautore o promotore di:
Immagini di un popolo invisibile, 2007 – Vanillaedizioni; C’è un solo cielo per tutto il mondo, 2011-s.n.; Le due metà del cielo, 2012-s.n.; Non c’è amore sprecato, 2014-s.n.; In Lei tutte le donne del mondo, Piviere Editore 2016, Una giornata di Ivan, 2017-s.n. Altezza è mezza bellezza? è il suo primo saggio pubblicato.

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