“Agostino” di Alberto Moravia

Agostino, Alberto MoraviaEsiste qualcosa di più esasperante di una pulsione insoddisfatta? Qualcosa di più avvilente della consapevolezza di non essere più la persona che si è stati, ma neanche quella che si vorrebbe diventare? Agostino, il giovane protagonista dell’omonimo romanzo di Alberto Moravia, si sente proprio così: un preadolescente impotente di fronte alle nuove, fastidiose, scoperte che la vita lo porta a compiere.

Si rendeva oscuramente conto di essere entrato, con quella funesta giornata, in un’età di difficoltà e di miserie, ma non riusciva ad immaginare quando ne sarebbe uscito.

Siamo nel 1943 quando Alberto Moravia termina la stesura di Agostino. La Seconda Guerra Mondiale imperversa ancora, e un romanzo che racconta il percorso di formazione di un tredicenne verso la sua sessualità e quella delle persone che gli stanno attorno, non è di certo ben visto dal regime fascista. Il libro viene sì pubblicato presso la casa editrice romana “Documento”, ma la sua tiratura viene limitata dalla censura fascista a sole 500 copie. Si dovrà attendere la fine del conflitto per godere del pieno trionfo di Agostino, che sarà considerato all’unanimità dalla critica una delle opere meglio riuscite dello scrittore. Perché? Perché, in una produzione così florida quale quella di Alberto Moravia, proprio Agostino viene considerato un capolavoro? Agostino, che non è altro che un brevissimo romanzo che si legge in una giornata e che racconta le scorribande di un gruppo di giovani teppisti? Forse proprio per questo: perché nella sua semplicità accomuna qualsiasi lettore, di qualsiasi epoca.

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Agostino
  • Moravia, Alberto (Autore)

Agostino ha tredici anni, è ancora un bambino e si è sempre sentito tale. Si trova in quella fase di serenità, puerizia e leggerezza a cui tutti vorremmo ritornare. Ma improvvisamente qualcosa cambia, e Agostino, senza riuscire ad accorgersene o a evitarlo, è qualcun altro. Scopre, non senza dolore, l’esistenza della sessualità, e questo inevitabilmente disgrega il rapporto tenero e infantile che fino al giorno prima intratteneva con la madre. Entra in contatto con il potere, ripugnante, della menzogna; ed è testimone, per la prima volta, della disparità di classe di cui la società è impregnata, ma che mai prima di quel momento aveva notato, imbellettato com’era sul suo trono borghese. Non è più un bambino, ma non è ancora un adulto. Ma allora, che cos’è? È proprio questa domanda, questo sentimento di insoddisfazione perenne, che attraversa tutte le pagine del libro, fino all’ultima riga. Agostino è dentro ognuno di noi, perché tutti noi abbiamo attraversato quella oscura soglia tra l’infanzia e l’adolescenza, con in spalla uno zaino colmo di rabbia verso un mondo che avremmo voluto dominare, ma che non riuscivamo a comprendere.

Così si trovava ad aver perduto la primitiva condizione, senza per questo essere riuscito ad acquisirne un’altra.

Trama

In una località marittima, Agostino, un ragazzino borghese di tredici anni, e sua madre trascorrono serenamente la villeggiatura estiva. La madre di Agostino, vedova, è una donna ancora molto avvenente e per questo non passa inosservata agli occhi degli uomini del paese. Agostino questo lo sa, e nutre per lei una soddisfazione orgogliosa, come quella che si prova per una cosa che si è gli unici a possedere.

Ma l’armonia di questo rapporto madre-figlio viene interrotta con l’arrivo di un giovane uomo, che corteggia la madre, modifica il rapporto affettuoso tra i due protagonisti e getta Agostino nell’ombra. O almeno, questo è ciò di cui il ragazzino si convince.

Agostino, quasi come spinto da un moto di ribellione, si avvicina a un gruppo di giovani molto diversi da lui per temperamento, educazione ed estrazione sociale. Sono rozzi, violenti e maliziosi: tutto ciò che Agostino non è, ma da cui viene magneticamente attratto. Saranno loro a iniziarlo per la prima volta alla scoperta della sua sessualità, e non solo. Agostino si ritroverà così intrappolato all’interno di un dissidio interiore: la smania di diventare un adulto e contemporaneamente l’umiliazione di trovarsi ancora in un corpo da bambino.

Temi

Due sono le principali tematiche affrontate con una semplicità graffiante da Moravia: la sessualità e la disparità di classe.

Per quanto riguarda la prima, ciò che anticipa e accompagna l’iniziazione al sesso di Agostino è innanzitutto la scoperta della femminilità della madre. Il ragazzino, spiando da una fessura della porta, intravede per la prima volta il corpo materno nei termini di un corpo di donna, e, in quanto tale, sensuale e desiderabile. Ed ecco che, improvvisamente, prende atto dell’autentico mistero della femminilità materna: la donna è sì sua madre, una tenera figura genitoriale, ma è anche una donna come le altre, un corpo sessuato che prova e genera pulsioni erotiche. Questa è la vera scoperta di Agostino, una consapevolezza terribile e dolorosa alla quale, forse, non sarebbe voluto giungere.

Per questo motivo, l’intero romanzo potrebbe essere considerato un percorso di apprendistato che prende le mosse da una situazione di stasi, che è la condizione di innocenza propria dell’Agostino delle prime pagine, e giunge a un improvviso sconvolgimento. L’amicizia sudicia che intrattiene con ragazzi completamente diversi da lui lo proietta in una realtà che fino ad allora non era stato in grado di vedere con i propri occhi: Agostino vede la difficoltà, la fragilità, i turbamenti che diventare grande comporta, senza però diventarlo pienamente. E per questo resta fastidiosamente bloccato sulla soglia. Umberto Saba, nella sua recensione, scrisse che “Agostino è il miglior libro di Moravia, ma i personaggi insudiciano l’amore”: il percorso adolescenziale del ragazzino avrebbe potuto seguire il proprio corso naturale, ma l’invasione del sesso e dei conflitti sociali ne deturpano l’andamento.

Ma non è solo l’iniziazione sessuale a guidare le pagine di questo romanzo. Più sottile, e per questo disarmante, è la critica che Moravia intrattiene verso la classe borghese. Critica che si ritrova in più passi in maniera implicita, ma che si rende chiara durante l’incontro tra Agostino e il padre del bambino con il pallone. Agostino, in questa occasione, finge soltanto di uscire dalla classe altolocata a cui appartiene: ma questa messinscena permette di smascherare le ipocrisie della coppia agiata padre-figlio, sottolineando il possesso materiale che corrode non solo loro, ma ogni rapporto umano.

Non è la prima volta che Moravia si cimenta in tale critica (Gli indifferenti ne sono un esempio). È un letterato, e in quanto tale è egli stesso un uomo borghese. Questo dovrebbe farci supporre che non possa criticare la sua stessa classe sociale. E invece lo fa, con una forza disarmante. È questo che lo rende così memorabile: Moravia è forse l’unico romanziere della tradizione italiana ad aver svelato la corruzione e l’ipocrisia della borghesia in cui egli stesso era immerso. E questo conferisce ad Agostino, in parte, anche una valenza civile.

Ilaria Prazzoli

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