Adriano. Roma e Atene, Emanuele Papi, Andrea CarandiniProf. Emanuele Papi, Lei è autore con Andrea Carandini del libro Adriano. Roma e Atene edito da UTET. A distanza di quasi due millenni, il mito di Adriano rimane intatto: perché?
In verità il mito di Adriano è recente. Dopo la sua morte, nel 138 d.C., Adriano comparve in alcune biografie poco benevole o decisamente ostili, scritte nel III e IV secolo d.C. Poi scomparve dalle lettere e dalle arti per lungo tempo e riapparve alla metà ‘500: Machiavelli lo considerava un “principe buono” e negli stessi anni il papa Paolo III Farnese lo fece raffigurare da Perin del Vaga in un salone di Castel Sant’Angelo a Roma (il fortilizio papale che era stato costruito sopra i resti del suo mausoleo). Ma per la riabilitazione di Adriano bisognerà aspettare la fine del XVIII secolo e la pubblicazione di un’opera che ha avuto molto influenza sulle opinioni: tra il 1776 e il il 1778 il britannico Edward Gibbon pubblicò sei volumi sulla decadenza e caduta dell’impero romano, nei quali Adriano era presentato come il migliore degli imperatori romani e la sua epoca la più felice nella storia dell’umanità. Il successo mondiale e popolare di Adriano è arrivato nel 1951, quando Marguerite Youcenar pubblicò le Memorie di Adriano, un libro stampato in milioni di copie. Da allora Adriano è quasi diventato un’icona pop. In tutto il mondo e quasi ogni anno, sono state inaugurate mostre su di lui e su Antinoo, sono state organizzate commemorazioni e celebrati convegni, sono sorte associazioni e festival con il suo nome. C’è anche un profumo francese: Eau d’Hadrien.

Tra gli imperatori di Roma, Adriano fu quello più legato ad Atene e alla cultura ellenistica?
L’ammirazione per la cultura greca e per la Grecia era una caratteristica dei nobili romani, già da molto prima che Adriano nascesse. Fin dal II secolo a.C. il filellenismo fu anche un modo per distinguersi in società. I romani colti imparavano il greco da piccoli, tenevano in casa schiavi e intellettuali greci, compievano il loro “grand tour” tra le città più famose della Grecia (che non era solo quella della Repubblica Ellenica di oggi ma comprendeva anche l’Asia Minore, il Levante, l’Egitto, le ex-colonie greche dell’Italia meridionale). Atene era una tappa da non perdere: Luciano di Samosata, uno scrittore nato durante il regno di Adriano, scrisse che quella città era speciale e produceva negli animi saggezza e temperanza. I Romani ammiravano il passato della Grecia (i grandi personaggi, la storia e la filosofia, la letteratura e le arti) ma snobbavano i greci del loro tempo e se li immaginavano inaffidabili, corrotti, seduttori e pessimi soldati. Graecus (greco) era diventato un aggettivo dispregiativo. Adriano sin da piccolo mostrò una particolare inclinazione per le dottrine e la cultura greca, con un entusiasmo che andava oltre le righe, tanto che lo canzonavano con il nomignolo di graeculus (grechetto). Quando diventò imperatore, nel 117 d.C., Atene divenne la sua città di elezione (aveva anche preso la cittadinanza ateniese) e ogni tre o quattro anni svernava in Grecia, viaggiando per l’Oriente abitato dai Greci. Il suo legame con l’Ellade fu certamente eccezionale, anche se da accorto imperatore aveva riguardo per tutti: chi comanda gli imperi deve mostrarsi onnicomprensivo e trattare adeguatamente un amalgama di genti e di culture diverse. Gli imperatori prima di lui non si erano mostrati così infervorati sebbene avessero fatto viaggi in Grecia, partecipato alle Olimpiadi e visitato Atene.

Quale monumentale eredità ci ha lasciato questo imperatore?
Adriano aveva la passione per l’architettura ed era un ottimo amministratore dell’impero di Roma, che percorse in lungo e in largo per portare migliorie e difendere i confini. Un suo tardo biografo scrisse che in quasi tutte le città costruì qualcosa (non gli piaceva far scrivere il suo nome sui monumenti, ma dette il suo nome a molte decine di città in Europa, Asia e Africa). Le sue opere segnano ancora i paesaggi: a Roma il Panteon, il tempio per il suo culto a Piazza di Pietra e quello di Venere e Roma accanto al Colosseo, il fronte dei palazzi sul Palatino e poi la Mole Adriana, fuori della capitale la sua villa di Tivoli. Ad Atene non c’è quartiere dove non si trovi una sua costruzione. Non sappiamo se abbia progettato un nuovo “piano regolatore” o se i provvedimenti edilizi siano stati estemporanei. La trasformazione della città fu comunque radicale (alcuni rinominarono Atene Hadrianopolis cioè la città di Adriano), le sue opere sono paragonabili a quelle della Parigi di Napoleone III o della Roma di Mussolini. Per dare una scala di grandezza: la superficie degli edifici da lui costruiti è due volte quella dell’Acropoli. Ancora si vedono i resti della grande biblioteca, l’arco, il colossale tempio di Zeus (che era per gran parte già costruito ma di cui si intestò il merito), ovunque c’erano statue e altari in suo onore e altri edifici per il culto degli dèi e di sé stesso, per la cultura e la pubblica utilità L’acquedotto che fece costruire ha dissetato gli Ateniesi fino a pochi decenni fa.

Quali innovative scoperte hanno riguardato i siti archeologici adrianei?
Non ci sono solo nuove scoperte ma anche nuove ricostruzioni e interpretazioni di contesti già noti. La villa di Tivoli (Villa Adriana) era stata una creazione dell’imperatore, un unicum con le antologie di monumenti internazionali e con il trionfo dell’eclettismo e della contraffazione, paragonabile agli edifici che Ludovico I di Wittelsbach faceva edificare in Baviera nell’800. Scavi in corso e nuovi rilievi 3D stanno portando alla luce diverse novità su quella villa/città, che si estendeva per oltre 120 ettari. Nel nostro libro vengono ricostruiti con disegni più di 50 contesti adrianei di Roma e Atene basati sull’analisi dei resti, integrando le strutture visibili in base ai confronti con altri monumenti, alle incisioni dei viaggiatori, alle descrizioni degli scrittori antichi, alle epigrafi. Non sono immagini decorative o accessorie ma sono il frutto di un lavoro impegnativo e illustrano il mondo di Adriano più di tante parole. Non passa anno senza che gli archeologi trovino un nuovo monumento o una nuova iscrizione dell’età di Adriano. Recentemente studiando il foro di una città ai confini estremi dell’impero romano, Sala presso Rabat in Marocco, ho potuto ricostruire un grande arco onorario con un’iscrizione che nominava Adriano.

Quale importanza ebbe Antinoo nella vita di Adriano?
Adriano non aveva rapporti facili. Aveva antipatia per la moglie, che era anche sua parente e che aveva un caratteraccio: morosa et aspera, l’avevano definita, bisbetica e intrattabile. Plotina, la consorte di Traiano, aveva fatto false carte per farlo diventare imperatore e Adriano si legò a lei con un’inossidabile amicizia amorosa. Con gli amici e gli intellettuali aveva spesso rapporti burrascosi, era anche permaloso e vendicativo. Con Antinoo, da vivo e da morto, ebbe una relazione speciale e anche ossessiva. Antinoo era un greco della Bitinia (una provincia romana che ora si trova nella Turchia settentrionale). Quando si incontrarono era un ragazzino di 12 o 13 anni e divennero inseparabili (forse praticavano anche la pederastia, come nella Grecia antica che Adriano tanto ammirava o come Giove/Adriano con Ganimede/Antinoo). Nel 130 dopo Cristo, durante una crociera sul Nilo, Antinoo cascò nel fiume e affogò. Gli storici antichi e moderni non sono d’accordo sulle cause della morte: incidente (come Adriano scrisse nella sua autobiografia) o assassinio o suicidio come sacrificio volontario per allungare la vita all’imperatore, secondo il consiglio dell’astrologo di fiducia. Adriano pianse come Achille per la morte di Patroclo o come Alessandro Magno per Efestione. Ma a Roma c’era la convenzione che i maschi dovessero trattenere le lacrime e così lo biasimarono per quella reazione da femmina. Antinoo divenne un dio venerato in tutto l’impero, a lui venne dedicata una città dell’Egitto, ovunque comparvero templi, fu istituito un festival in sua memoria e fu replicato con una quantità straordinaria di immagini avvenenti, molte delle quali sono sopravvissute e hanno contribuito a renderlo famoso. Adriano lo riconobbe anche in un astro al quale dette il suo nome (spesso dèi ed eroi erano stati trasformati in stelle e costellazioni). Ma c’è anche un altro personaggio, meno famoso di Antinoo, che fu caro ad Adriano. Nel 136 d.C., due anni prima di morire, Adriano adottò Lucio Elio Cesare, un nobile dandy e delicato ma anche un valente militare, forse una passione senile o un figlio bastardo tenuto nascosto fino alla morte della moglie. Ma Elio Cesare morì poco dopo per uno sbocco di sangue e allora fu adottato Antonio Pio che divenne il suo successore, un imperatore serio e posato molto diverso dal turbinoso ed eccentrico Adriano.