Adil BellafqihAdil Bellafqih, quando è nato il Suo amore per i libri e la lettura?
Purtroppo abbastanza tardi ed è nato per vie traverse. Da bambino amavo le Fiabe Sonore (in particolare Peter Pan, Alice nel paese delle meraviglie e Pinocchio con la voce di Paolo Poli), ma da adolescente leggevo il minimo indispensabile che spacciavano a scuola. Poi più o meno in terza superiore mi è capitato di giocare a certi videogiochi e guardare certi anime che parlavano di libri e letteratura, così mi sono comprato il primo di una lunga serie di libri: Il Conte di Montecristo. Tanto per partire col piede giusto.

Come si diventa scrittori?
Togliendosi dalla testa idee come ispirazione e vocazione (che pure credo ci siano, ma è meglio non farsi sedurre). Scrivere è un lavoro artigianale come tanti, solo che fai con le parole quello che l’artigiano fa col legno. Lo so, sembra sterile, ma quando ti siedi a lavorare quel che accade tra te e la tastiera è magia pura.

Viene prima la passione per la lettura o quella per la scrittura?
Viene prima la passione per il gioco. Da bambini passiamo le giornate a inventarci e raccontarci storie, poi cresciamo, le nostre priorità cambiano e il massimo che riusciamo a immaginare è la cifra che vorremmo sul conto corrente. Perdiamo lo shining, la luccicanza, per dirla con Stephen King. I libri mettono una pezza e danno una scossa all’atrofia immaginativa degli adulti. Scrivere è solo uno dei modi che abbiamo per recuperare un po’ della luccicanza che i bambini hanno negli occhi quando giocano.

Può dare a chi non legge una ragione per farlo?
Qualunque ragione tu dia di solito è rispedita al mittente. Tra le tante, però, la migliore credo l’abbia data Umberto Eco: non leggendo vivi una sola vita, la tua. Leggendo vivi tante vite quanti sono i libri che leggi. Leggere è un modo per vivere di più.

Quanto c’è di autobiografico nei Suoi libri?
Una volta un professore all’università mi disse: “Liberarsi di se stessi per essere liberi di narrare”. Cerco di tenere fede al consiglio, ma qualcosa di autobiografico qua e là scappa sempre. In genere le parti più noiose. Non sono una persona così interessante.

I dati Istat evidenziano come oltre il 60% degli italiani non legga: quali a Suo avviso le cause e quali le possibili soluzioni?
Anche in rapporto all’aumento della popolazione credo di poter dire con sufficiente sicurezza che in questo momento leggono più persone di, che so, cinquant’anni fa. Mai come ora è facile accedere ai libri e internet è pieno di community costruite attorno ai libri, a chi ne parla o ne fa recensioni (i booktuber, per esempio). Credo si dovrebbe prestare più attenzione a queste realtà piuttosto che fossilizzarsi sull’idea di una crisi perenne.

È possibile educare alla lettura? Se sì, come?
Spogliando i libri della loro sacralità e dire che leggere è anzitutto un piacere. A scuola la lettura è vista come una condanna perché a fronte della fatica che fai per macinare I Promessi Sposi in cambio ti sembra di non ottenere niente se non un mucchio di concetti. In compenso tanti leggono fumetti, manga e guardano film e serie tv: perché? Non per ricevere concetti, ma per il piacere di farlo. Se si riuscisse a far passare l’idea che i meccanismi della narrazione a fumetti o seriale sono simili a quelli dei libri e si può leggere per puro piacere e non necessariamente per “imparare” o “studiare” qualcosa, allora credo ci sarebbero molti più lettori in circolazione.

La tecnologia fatta di tablet ed e-book reader insidia il libro cartaceo: quale futuro per i libri?
Non sono un indovino, ma credo che la tecnologia cartacea sia più avanzata di quella digitale. Se un libro ti casca nel water puoi asciugarlo col phon, se ti ci casca un tablet puoi dirgli addio. I libri cartacei resistono alla prova del tempo, tutti i telefoni che ho avuto hanno iniziato a darmi problemi dopo qualche anno. Certo, c’è il cloud, ma anche la capienza dei server in cui stivare le informazioni non è un problema da poco. E comunque la gente non ha smesso di andare in bicicletta solo perché hanno inventato l’automobile.

Quali provvedimenti dovrebbe adottare a Suo avviso la politica per favorire la diffusione dei libri e della lettura?
Penso che in Italia manchi quasi del tutto un’industria culturale. Con industria intendo lo sfruttamento multimediale di una proprietà intellettuale. A parte Montalbano e poco altro abbiamo pochissimi film, fumetti, serie tv e videogiochi (settore che in Italia rasenta lo zero assoluto) ispirati o tratti da opere letterarie. Se si creasse una catena per cui un’opera venisse sfruttata su vari fronti, allora credo che chi fruisce che so, di un film, vada a leggere pure il libro da cui il film è tratto e così via.

Quali consigli si sente di dare ad un aspirante scrittore?
Siamo su internet, quindi facciamo un mini-tutorial e diamo per scontata la regola del leggere tanto e scrivere tanto.

  1. Scrivi regolarmente. Diversamente dallo scrivere tanto vuol dire darsi una disciplina e sgarrare il meno possibile. Prendilo come un orario di lavoro in cui timbri il cartellino.
  2. Mettiti alla prova e partecipa a più concorsi letterari possibili. Se partecipi a dieci devi tenere presente che te ne andranno bene uno o due al massimo.
  3. Non lasciarti sedurre dall’idea di pubblicare subito, soprattutto a pagamento. La pubblicazione è il punto di inizio, non di arrivo.
  4. Persevera, la testardaggine e il lavoro costante pagano più del talento. Per dirla con Bruce Lee, non temo chi ha dato diecimila calci una sola volta, ma chi ha dato lo stesso calcio diecimila volte.
  5. Regola aurea: è sempre colpa tua. Non esiste il complotto delle case editrici cattive e dei concorsi truccati, che pure possono esserci, ma non devi considerarli. Se fallisci (e fallirai, mettilo in conto) parti dal presupposto che hai fallito perché il romanzo o il racconto erano brutti. Fa male, ma se accetti che dipende da te e non dagli altri, allora puoi sempre migliorare ed è tua responsabilità farlo.

Adil Bellafqih è nato nel 1991 a Sassuolo dove vive. Dopo un triennio concluso su Stephen King, ha conseguito la laurea magistrale in Filosofia a Parma con una tesi sulla pulsione creativa, ispirata a Nietzsche e a Jung. Finalista alla XXIX edizione del Premio Calvino con “Baratro”, è stato menzione speciale della giuria dello stesso premio (XXXI edizione) con Nel Grande Vuoto (Mondadori, 2019). Ha pubblicato numerosi racconti partecipando a vari concorsi letterari.