Abolire le nascite. Il problema nella Mesopotamia antica, Claudio SaporettiProf. Claudio Saporetti, Lei è autore del libro Abolire le nascite. Il problema nella Mesopotamia antica edito da Jouvence: cosa prevedevano le leggi assire nei confronti di omosessualità e aborto?
Bisogna innanzi tutto ricordare che il materiale in nostro possesso è sempre limitato, anche se i ritrovamenti di tavolette cuneiformi sono stati notevolissimi.
Molte notizie ci vengono dalle leggi assire, da ritenere in genere le più dure e crudeli. Qui troviamo l’unica legge sulla sodomia, che condanna il colpevole ad essere sodomizzato ed alla evirazione. È evidente che si tratta di una condanna al sodomita attivo, e più precisamente ad un atto di violenza, probabilmente pederastia. Per il resto si ha la netta sensazione che la sodomia non fosse da condannare, ma fosse tollerata e autorizzata, tant’è vero che nei templi, in particolare in quelli di Ištar, la dea dell’amore, accanto alle prostitute “sacre” troviamo una serie di personaggi effeminati, musici cantanti e ballerini, presumibilmente a disposizione, anche loro, di fedeli paganti. Nulla a che fare, dunque, con le disposizioni del biblico Levitico. È da notare, comunque, che il “passivo”, era disistimato e dileggiato.

In merito all’aborto, le notizie (sempre dalle leggi assire, ma anche dalle leggi babilonesi di Hammurapi, da leggi sumere ed anche ittite) sono più numerose, perché l’aborto era un reato. Dobbiamo naturalmente rifarci ad una mentalità che non era la nostra, o meglio era molto più accentuata nel volere una figliolanza ed una discendenza, per almeno tre ragioni:

  1. I figli (maschi) erano una forza-lavoro molto utile per la famiglia (o meglio clan), come supporto all’attività del padre.
  2. I figli garantivano la continuità di offerte alla divinità perché il padre, una volta defunto, potesse usufruire di un trattamento di favore nell’oscuro e terribile mondo dei morti.
  3. Infine (ma molto importante) il figlio, con la sua discendenza, costituiva una sorta di garanzia di continuità della specie, e dunque una specie di eternità del seme paterno (e dei suoi antenati).

La “produttrice” di questo “bene”, qual era il figlio, era ovviamente la donna. Nonostante il fatto che certe donne, anche sacerdotesse, potessero assumere un ruolo importante nella società dell’epoca, in genere la donna era in posizione subalterna, soggetta al padre e poi al marito, di cui costituiva quasi una parte del suo stesso corpo. Di conseguenza, l’offesa alla donna, con conseguente aborto, era offesa diretta al marito, a cui si sottraeva quel “bene” che era il figlio. Per questo l’aborto era condannato (con condanna diversificata secondo le classi sociali). La condanna più crudele era nelle leggi assire ed era riservata alla donna che si procurava personalmente l’aborto.

Uno dei casi più pazzeschi delle leggi assire è costituito dalla norma per cui, se un uomo percuoteva la moglie di un altro e così le procurava l’aborto, per punizione si faceva abortire sua moglie.

Quale nesso è ravvisabile con la condanna dell’onanismo presente nella Bibbia?
Riguardo all’onanismo, non riscontro alcun nesso tra Bibbia e documentazione orientale. In effetti, l’onanismo (cioè impedire la fecondazione della donna, nel caso specifico con il coitus interruptus) è un’assurdità per l’antico uomo orientale, compreso l’ebreo. Il figlio era un “bene” prezioso, ed impedirne la nascita sarebbe stato un assurdo masochismo.

Perché dunque il caso-Onan? La spiegazione è semplice: Onan non impediva la nascita di un figlio nell’àmbito di un’unione normale, ma in quello del “levirato”. Era uso in Oriente, sia presso i popoli mesopotamici che in quello ebraico, che se un uomo moriva, la vedova veniva sposata dal fratello, un po’ per tenerla nella famiglia ed impedire che se ne andasse scorrazzando per la Mesopotamia (e così finire col fare la prostituta), ma anche perché, se non aveva dato precedentemente un figlio al marito, il fratello avrebbe provveduto a fare un figlio per lui. In altre parole, attraverso il fratello il defunto avrebbe avuto un figlio postumo che gli avrebbe consentito quella famosa continuità del seme, tanto importante per l’uomo orientale.

Era il caso di Onan. La Bibbia dice che nella sua famiglia c’erano tre fratelli: il primogenito, il secondogenito Onan ed un terzogenito. Morto il fratello, il primogenito diventava Onan, costretto a sposare la cognata vedova. Quali le conseguenze? Bisogna sapere che nelle leggi dell’epoca l’eredità veniva suddivisa con questo criterio: il cespite paterno veniva suddiviso in tante parti quanti erano gli eredi, più una. Sette fratelli? Il bene veniva diviso in 8 parti. Tre fratelli? Suddivisione in 4 parti, e così via. Al primogenito spettavano due parti, ed agli altri fratelli, una.

In quella famiglia gli eredi erano rimasti in due: Onan e il fratellino. Dunque il cespite sarebbe stato diviso i tre parti: 2 a Onan e 1 al fratellino, e così il nostro personaggio avrebbe usufruito di 2/3 del bene. Ma se Onan avesse ingravidato la cognata, il fantolino sarebbe stato inteso non come figlio suo, bensì del fratello, e di conseguenza avrebbe avuto la parte del primogenito. Facendo i facili conti: il bene sarebbe stato diviso in quattro: due parti al neonato, ed una sola ad Onan (e l’altra all’ultimogenito). Cioè Onan avrebbe avuto, questa volta, non i 2/3, ma solo un quarto dell’eredità. Ecco allora che ha impedito la nascita di questo bambino tanto nocivo per lui.

Qui dunque sta il peccato di Onan: un peccato di avidità, ma soprattutto un atto dalla tremenda conseguenza: con il suo coitus interruptus ha privato il fratello dell’unica forma di immortalità cui l’uomo poteva sperare, ed era quasi come condannarlo a morte. Per questo è stato punito; da qui il conseguente divieto della Chiesa di ogni forma di contraccezione, che però si basa su di un presupposto errato.

Quale parallelismo è possibile tracciare con la persecuzione degli omosessuali da parte del regime nazista?
In merito all’ultima domanda, va da sé che non c’è alcun parallelo tra antico vicino-Oriente e persecuzione degli omosessuali da parte dei Nazisti. Himmler aveva spiegato che gli omosessuali venivano condannati perché non davano figli(-soldati) alla patria. Questa motivazione nella Mesopotamia non esisteva, così come non esistevano né persecuzioni né campi di sterminio per gli omosessuali. I tempi moderni ci hanno dato solo follia, così come è stata follia la persecuzione non solo degli Ebrei e degli zingari ma, appunto, degli omosessuali (triangolo rosa) ed anche dei Massoni (triangolo rosso), semplicemente perché costoro erano/sono fautori del libero pensiero: un Gott mit uns molto simile al Dio che ha condannato al rogo Giordano Bruno. Che se poi Dio esiste davvero, bisogna inchinarci alla sua misericordia, visto che non ci ha gratificato di un nuovo diluvio universale.

P.s.: Per un confronto con le leggi, si vedano i miei:
Le Leggi della Mesopotamia, Firenze, Le Lettere 1984.
Antiche Leggi. I “Codici” del Vicino Oriente Antico, Milano, Rusconi 1998.