Dott. Matteo Lancini, Lei è autore del libro Abbiamo bisogno di genitori autorevoli. Aiutare gli adolescenti a diventare adulti edito da Mondadori: cosa significa essere «genitori autorevoli»?
Abbiamo bisogno di genitori autorevoli. Aiutare gli adolescenti a diventare adulti, Matteo LanciniOggi l’autorevolezza deve essere declinata tenendo conto della complessità sociale e del modello educativo che abbiamo messo a punto ed organizzato durante l’infanzia dei figli. I bambini sono nati e cresciuti in una famiglia affettiva, che ha promosso e sostenuto l’espressività sin dalla più tenera età, assecondando il talento e le intenzioni dei nuovi nati. Un modello educativo molto diverso da quello in voga nel passato, quando la famiglia normativa, governata dalla tradizione e dall’autorità paterna, sosteneva un modello educativo colpevolizzante, organizzato intorno a poche ed incisive espressioni, capaci di insediarsi nella mente del figlio per sempre: “devi obbedire” e “prima il dovere e poi il piacere”. Tutto questo, e molto altro ancora, ha contribuito a modificare il funzionamento psichico, affettivo e relazionale dell’adolescente. Tuttavia, come genitori, ma anche come docenti ed educatori, incontriamo alcune difficoltà a riadattare le trasformazioni, che noi stessi abbiamo introdotto nell’educazione dei bambini, quando sopraggiunge l’adolescenza. Ecco, allora, che si rieditano i vecchi modelli educativi basati sul controllo e i limiti dell’espressione di sé, della creatività e del talento individuale. È come se ad una adultizzazione dell’infanzia facessimo seguire un’infantilizzazione dell’adolescenza. L’autorevolezza viene così proposta sotto forma di regole stereotipate e dei famosissimi “no che aiutano a crescere”, che oggi però non sono sufficienti, anche perché spesso impossibili da far rispettare nella società di internet, delle opportunità, e dei rischi, di una quotidianità iperconnessa in ogni luogo e in ogni momento. La funzione adulta autorevole, oltre ad arginare e contenere, deve oggi puntare sulla relazione, sulla capacità di offrire ascolto e avvicinare le risorse utili alla crescita e allo sviluppo del Sé adolescenziale. Un genitore attento e non troppo angosciato dall’adolescenza del figlio e dalle importanti trasformazioni che questa fase dello sviluppo porta con sé. Bisogna stare attenti a non confondere i no, il controllo, la bocciatura con cosa significhi oggi arginare, svolgere una funzione genitoriale e docente contenitiva e limitante. Così come bisogna prestare attenzione a distinguere il buonismo dal tentativo, serio e complesso, di individuare le modalità che consentono ad una madre e ad un padre di essere percepiti dal figlio o dalla figlia in difficoltà come figure di riferimento, realmente autorevoli e rigorose.

Quali sconvolgimenti fisici e psichici affrontano i ragazzi durante l’adolescenza?
L’adolescente è chiamato a realizzare dei compiti evolutivi specifici innescati dalle trasformazioni della pubertà. Deve integrare le nuove dotazioni corporee, cioè accettare il nuovo corpo sessuale e generativo. Non sempre alla trasformazione biologica del corpo corrisponde, infatti, un’integrazione nella nuova immagine di sé da parte dell’adolescente. Inoltre, l’adolescente è impegnato in un faticoso processo di rivisitazione della relazione con i propri genitori reali, e con la loro immagine interiorizzata, che noi chiamiamo separazione e individuazione, così come deve costruire un sistema di valori e di ideali di riferimento nuovi e personali, assumersi nuove responsabilità rispetto al proprio ruolo nella società in cui sta crescendo. Insomma, l’adolescenza rappresenta una seconda nascita. La crisi e il disagio dell’adolescente dipende, in gran parte, dalla mancata realizzazione di questi compiti di sviluppo. Si tratta di compiti evolutivi ineludibili, che se non realizzati lasciano l’adolescente fermo in un eterno presente, non consentendogli di rivolgersi al futuro.

Nell’adolescenza i genitori devono confrontarsi spesso con comportamenti difficili dei figli, dall’insuccesso scolastico alla chiusura in se stessi, dall’uso di sostanze ai disturbi alimentari, dal cosiddetto hikikomori all’utilizzo ossessivo di internet e dei social network, fino a gesti autolesivi: quali consigli possono aiutare i genitori ad affrontare questa fase?
L’adolescente che soffre, che non intravede un futuro possibile, esprime spesso il proprio disagio attraverso degli agiti verso di sé o contro l’altro. L’adolescente che non riesce a trasformare in parole l’incertezza, la confusione, e il dolore che sperimenta comunica tramite un’azione ciò che non è riuscito a dire ai propri genitori. Il sintomo contiene in sé sempre un intento comunicativo verso i propri adulti di riferimento. Compito dei genitori è quello di aiutare il ragazzo o la ragazza a trasformare in parole gli stati affettivi che abitano nella propria mente. Per farlo, è opportuno ascoltare ed essere capaci di non farsi troppo spaventare da ciò che un figlio desidera comunque dire. Non è certo semplice né far parlare un adolescente né tollerare il dolore che l’incertezza e la sofferenza del figlio suscita in una madre o in un padre. Tuttavia, questo è quello che serve ad un adolescente in crisi, ascolto e drammatizzazione di ciò che esprime piuttosto che banalizzazione e consolazione. I bambini chiedono alla mamma e al papà di essere consolati se si vedono brutti o se qualcosa è andato storto, l’adolescente chiede attenzione e capacità di tollerare l’importanza, e a volte il dolore, di ciò che si sta sperimentando e comunicando ai propri genitori.

Cosa significa essere adolescenti oggi?
Gli adolescenti odierni affrontano i compiti evolutivi di questo delicato periodo di sviluppo a partire da fasi di vita precedenti in cui hanno sperimentato basse dosi di dolore mentale e frustrazione. In compenso sono cresciuti con un alto tasso di aspettative. Gli adolescenti di oggi esprimono le difficoltà evolutive attraverso problematiche di stampo narcisistico, dovendo gestire il conflitto tra istanze ideali molto elevate e quello che si è, in termini di corpo naturale e capacità di far fronte alle richieste di autonomia e realizzazione di sé, proprie di questa fase del ciclo di vita. Le caratteristiche affettive e relazionali degli adolescenti odierni li rendono più suscettibili allo sguardo di ritorno e di approvazione degli altri, in una società dove il potere orientativo dei coetanei e la competizione individuale sono aumentati a dismisura. La sofferenza adolescenziale è oggi abitata prevalentemente da sentimenti di vergogna, da sensazioni di inadeguatezza e di impresentabilità, determinati da un Ideale dell’io particolarmente esigente. Meno conflitto e trasgressione rispetto al passato, più attacchi al corpo e al Sé nascente. Meno disagi e patologie della colpa, più forme manifeste di vergogna. La delusione è il sentimento più difficile da gestire per gli adolescenti odierni e anche per i loro genitori, ma contemporaneamente rappresenta la modalità elettiva per la realizzazione dei compiti di sviluppo propri di questa fase di crescita. I processi separativi dai genitori avvengono attraverso la somministrazione di delusione delle aspettative coltivate insieme durante l’infanzia, in direzione della definizione di una nuova identità che deve essere costruita e affermata rivisitando attese infantili e ideali grandiosi. Trasgredire ed opporsi all’esigente Super Io era il dettame evolutivo delle generazioni cresciute all’interno della famiglia tradizionale e normativa, l’unica strada possibile per intraprendere il percorso verso la realizzazione del vero Sé. Deludere, almeno in parte, le aspettative di un esigente Ideale dell’Io è il compito doloroso, ma ineludibile, per intraprendere il cammino verso la costituzione di un’identità sufficientemente forte e consolidata nell’epoca del narcisismo.

In che modo è possibile favorire l’autonomia e la responsabilità dei propri figli adolescenti senza lasciarli soli davanti ai problemi?
Gli adolescenti di oggi sono esperti di relazione e dunque necessitano di una madre e di un padre capace di offrire un ascolto attento ma non troppo angosciato e dipendente dalle sorti del figlio o della figlia, altrimenti non comunicheranno le proprie difficoltà, non chiederanno aiuto. Molto spesso, oggi, quando un figlio mente a proposito del voto preso nell’ultimo compito in classe o nell’interrogazione mattutina, agisce in nome della vergogna, del senso di fallimento che sperimenta e che immagina di scatenare nella madre e nel padre. Non si mente per paura della violenta reazione genitoriale ma per la paura di deludere e far soffrire. Prendere un brutto voto a scuola non fa paura rispetto al castigo che potrebbe sopraggiungere e alla rabbia che si potrebbe scatenare in famiglia; il timore più grande che alberga nella mente dei ragazzi e delle ragazze è quello di deludere le aspettative materne e paterne. Andare male a scuola, nella vita, nello svolgimento dei compiti evolutivi, fa soffrire gli adolescenti soprattutto per la possibilità di arrecare un dolore intenso ai genitori. Per questo testimoniare l’idea che è possibile superare le difficoltà della crescita, avvicinare le risorse affettive e materiali utili ad affrontare i momenti difficili, i fallimenti e la sensazione di non farcela costituiscono il modo più consono e autorevole di svolgere la propria funzione paterna e materna in adolescenza. Oggi la madre e il padre autorevole devono fare i conti con la propria delusione, ma soprattutto con quella sperimentata dai propri figli, alle prese con la realizzazione dei compiti evolutivi dell’adolescenza.

Rispecchiamento, valorizzazione del Sé nascente, fiducia, sono alcune delle espressioni chiave del ruolo materno e paterno odierno alle prese con l’adolescenza del figlio. Non serve vietare, imporre, obbligare e chiedere sottomissione e obbedienza, semplicemente perché non serve all’adolescente odierno e al suo bisogno immutato di adulto autorevole. Molto più stimolante ed efficace, anche se decisamente più impegnativo, è il tentativo di individuare alternative da proporre alle scelte adolescenziali, spiegarne la ricchezza, l’originalità e le opportunità di sviluppo e realizzazione di sé che offrono. Avvicinare creativamente alternative possibili all’utilizzo di internet, videogiochi, televisione o ad altre eventuali esagerazioni o comportamenti rischiosi. Questo è ciò che serve all’adolescente, non la solita frase: “adesso basta perdere tempo, studia!”; Solo così si può aiutare l’adolescente a intraprendere processi decisionali consapevoli, a favore di sé, a sostegno del senso di responsabilità individuale. Ai tempi di internet e del narcisismo è particolarmente importante non interpretare come trasgressivi e oppositivi comportamenti che esprimono in realtà fragilità e senso di inadeguatezza.

Quale modello educativo può essere efficace nella società contemporanea?
Oggi si è chiamati a porre limiti allo strapotere orientativo dei coetanei, alle esigenze di fascino e popolarità, alla spettacolarizzazione e socializzazione di ogni evento privato, alla società degli schermi che pervadano la vita dei bambini a partire dall’ecografia e dalle riprese di genitori e parenti durante la recita di fine anno sin dai tempi dell’asilo. Non ha senso interpretare l’adolescenza sempre come trasgressione e opposizione se il problema principale è la delusione derivante da attese di successo non confermate dalle trasformazioni del corpo e dallo sguardo di ritorno dei coetanei. Porre limiti alla vergogna richiede interventi diversi di quelli che intendono porre limiti al desiderio. Saper leggere negli sregolati, spudorati e spregiudicati comportamenti adolescenziali un eccesso di reazione al senso di inadeguatezza è un compito importante per l’adulto odierno, ancora spesso e troppe volte convinto che si tratti di atteggiamenti sostenuti da un irrefrenabile desiderio di trasgressione e libertà dal giogo infantile, dal Super Io interiorizzato. Oggi serve la relazione autorevole non la punizione privativa, e se proprio non si riesce a rinunciare all’idea che serva la sanzione, meglio punizioni aggiuntive, che lavorino sull’idea che non si è fatto quel che si doveva fare e si è dunque chiamati a farne ancora di più. Più scuola al pomeriggio, più aiuto a fare compiti per gli altri, più impegno nelle pulizie domestiche, non eliminazioni di paghette, playstation e amicizie. Al di là di questo, oggi l’adulto autorevole è chiamato a dare senso ai comportamenti adolescenziali, ad aiutare le nuove generazioni a limitare il pervasivo sentimento della vergogna scatenato da un ipertrofico Ideale dell’Io che li induce a non sentirsi mai sufficientemente belli, popolari e di successo.

Matteo Lancini
Psicologo e psicoterapeuta. Presidente della Fondazione “Minotauro” di Milano e dell’AGIPPsA (Associazione Gruppi Italiani di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Adolescenza). Insegna presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università Milano-Bicocca e presso la Scuola di formazione in Psicoterapia dell’adolescente e del giovane adulto Arpad-Minotauro. Autore di numerose pubblicazioni sull’adolescenza, tra cui: Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali (Edizioni Centro Studi Erickson, 2015) e Abbiamo bisogno di genitori autorevoli. Aiutare gli adolescenti a diventare adulti (Mondadori, 2017).