“A Zacinto” di Ugo Foscolo: parafrasi

Composto tra l’agosto del 1802 e i primi mesi del 1803, comparve nell’edizione Destefanis delle Poesie. Solitamente indicato (con titolo che non è però dell’autore) come A Zacinto, il sonetto è dedicato all’isola natale da cui Foscolo si sente diviso per sempre, ma la celebrazione della patria è per il poeta un punto d’incontro di esperienze diverse: gli affetti, l’esilio, il rapporto con la cultura classica vissuto come parte della propria vita, come dimensione mitica che aiuta a capire e a vivere il presente.

Parafrasi

Non toccherò mai più le tue sacre rive dove il mio corpo, nell’infanzia, riposò in culla, o mia Zacinto (oggi Zante), che ti specchi nelle onde del mare greco nel quale nacque giovinetta (vergine) Venere, che rendeva fertili quelle isole col suo primo sorriso, per cui (onde) celebrò (non tacque) il tuo cielo (limpide nubi) e la tua natura verde (le tue fronde) l’illustre poesia (inclito verso) di colui (Omero) che cantò le peregrinazioni per mare volute dal destino (acque fatali), e l’errare in luoghi diversi (diverso esiglio) grazie al quale Ulisse, reso illustre dalla fama e dalla sventura (bello di fama e di sventura), giunse a baciare la sua Itaca petrosa. Tu, o terra che mi sei madre, avrai soltanto il canto del tuo figlio; a me il fato ha destinato una sepoltura senza lacrime.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Non perderti le novità!
Mi iscrivo
Niente spam, promesso! Potrai comunque cancellarti in qualsiasi momento.
close-link