“I poeti vivono in case piccole” di Giusy Antonaci

I poeti vivono in case piccole, Giusy AntonaciCi sono poeti che abitano il mondo come in punta di piedi, senza rumore, eppure ogni passo che compiono lascia un’impronta luminosa. Giusy Antonaci è una di loro. La sua poesia è un gesto d’ascolto della natura, del tempo, degli affetti, della vita che fugge ma non si arrende.

Fin dal titolo, I poeti vivono in case piccole, la voce autoriale dichiara la propria poetica: l’essenzialità dell’esistere e la vastità dello sguardo. “I poeti vivono in case piccole / con le finestre grandi / per guardare gli abissi dell’anima / e le strade infinite del cielo”. In questi versi d’apertura è già contenuto tutto il suo mondo: la misura umile dell’abitare e l’infinito che vi entra attraverso la parola.

La poesia di Antonaci si muove in uno spazio sospeso tra la memoria e la rivelazione, tra l’amore e la perdita, tra la gratitudine e la nostalgia. È una poesia che non rinuncia alla limpidezza, ma l’attraversa con consapevolezza: “Non occorre guardare il cielo stanotte. / La mia stella invisibile sei tu”. L’io lirico non cerca l’o-scurità dell’enigma, ma la luce discreta della verità umana. Il linguaggio è nitido, quasi trasparente, ma sempre venato da un tre-more interiore che lo fa vibrare.

In molti testi emerge un dialogo costante con la natura, che diventa specchio dell’anima e dimora del sacro. “Questo lago / è la mia anima calma / quando sono con te, / anche se nel mondo / infuria la tempesta.” La semplicità dell’immagine rivela un equilibrio raro: quello di chi riconosce nella quiete non l’assenza di turbamento, ma la sua trasfigurazione. La natura è il luogo in cui la poetessa interroga la propria solitudine e scopre, in filigrana, il senso dell’essere.

L’Autrice scrive per necessità e per amore, mai per compiacere un’estetica. In un verso manifesto afferma: “Io non sono poeta / perché gli altri mi chiamino poeta. / Sono poeta perché la poe-sia / la sento come un fiume scorrere in me”. È qui il centro vi-tale della sua scrittura: la poesia come condizione naturale, come linfa che attraversa il quotidiano e lo redime.

Le sue parole nascono spesso da uno stupore mite – quello che “inabissa l’indifferenza”, come scrive in Stupore ma non rinunciano al dolore del mondo. Ci sono testi che toccano la fragilità della vita, la violenza subita (“Tu, donna, volevi solo vi-vere”), o l’orrore della guerra (“C’è nell’aria bruciante / il sentore d’un fato / avverso agli uomini”). Tuttavia anche nel dolore la poetessa mantiene un respiro etico e universale: le sue lacrime “sono un miracolo di / fragilità e forza / d’andare sempre oltre”.

C’è, in queste pagine, una religiosità laica e accogliente, una fede che non ha dogma ma pietà, una percezione profonda del legame tra la parola e la vita. L’amore, la terra, la bellezza, l’arte: tutto confluisce in un canto che riconcilia. Persino quando scrive “Ora che la mia giornata si è spenta, / per un momento, / solo per un momento, / mi sento una città senza alcun lume”, l’Autrice non cede alla disperazione, ma cerca “l’elettricista della mia ani-ma”, con un sorriso che stempera il buio.

La sua voce si colloca nel solco della grande tradizione lirica italiana, ma con un accento personale, femminile e intimo. L’uso delle immagini – limpide, immediate, mai decorative – restituisce alla poesia il suo compito primario: dire l’essenziale con dolcezza.

In questo senso, I poeti vivono in case piccole non è soltanto il titolo di una raccolta, ma una dichiarazione d’identità e di poetica: la poesia come volontà di abitare il mondo in spazi minimi ma con “finestre grandi”, aperte sull’infinito.

Con questa silloge, Giusy Antonaci ci consegna un diario dell’anima, un atlante affettivo nel quale ogni verso è un frammento di luce. E ci ricorda che, finché “avremo voce”, la poesia continuerà a dire – contro ogni ombra – l’amore per il mondo “anche se pieno d’ombre”.

Aureliano Pizzamiglio

L’Autrice

Giusy Antonaci è nata a Taranto e vive a Roma. Laureata in Filosofia, è docente di Lettere presso un Istituto Statale di Istruzione Superiore. Amante della cultura greco-romana e di arte, anche egizia, è stata autrice presso Il Sestante e scrive per diverse pagine culturali. Ha pubblicato la raccolta di poesie Scriverò d’amore questa sera (Albatros, 2023).