20 città. Racconti reali e surrealidi Gaetano Zanoli
Il Rio
20 camei, 20 racconti, il più delle volte autobiografici, nei quali altrettante città fanno da sfondo a momenti di vita vissuta, incontri, ciascuna con la fervida capacità di alimentare i ricordi, perché «il futuro è un cambiamento sottile, che vedi e non vedi, che afferri pian piano, come una nebbia tossica che avvolge i vecchi edifici medievali di sempre, come una scritta che da lontano sembra la stessa ma da vicino è in un’altra lingua.». Un riuscitissimo esercizio di psicogeografia situazionista nel quale ogni via, ogni piazza, ogni scorcio rievoca emozioni mai sopite.
20 racconti ambientati ciascuno in una città diversa della quale con sapiente maestria l’Autore sa trarre pennellate in grado di proiettare il lettore fin dentro l’anima dei luoghi, rendendoli pulsanti di vita; la vita che si dipana in storie, piccole o grandi, ma sempre dense di umanità.
Come il degrado di Venezia, un tempo «la Nuova York del mondo conosciuto. Oggi Luna Park storico con patina culturale» dove «la pressione dei turisti è talmente alta che è materialmente impossibile raccogliere le cartacce» e dove «bande di giapponesi, slavi, balcanici che scorrazzano di giorno e di sera, chiassosi e bevuti, come in un parco divertimenti.»
Torino rievoca i ricordi giovanili delle visite al «museo dell’automobile, edificio di un moderno elegante e un po’ rétro in cui cercare i miei sogni giovanili, dopo essere passato al Valentino dove i giardini alberati davanti al villaggio medievale si specchiano nel fiume» o delle escursioni in Val d’Aosta, «dal confine sempre dubbio, la certezza di esserci davvero solo dopo il passaggio sotto al forte di Bard».
E poi Bologna, la città degli studi giovanili, dove l’Autore si è laureato nell’ormai lontano 1975 e dove vive l’esperienza di «riappropriarsi di una città, da estraneo.» Ecco «via Zamboni, dove da estraneo (un aspirante ingegnere al DAMS!) ho dato un esame di semiotica con Eco e ho preso un ventotto con battuta ironica, ma ancora non sapevo che lui sarebbe diventato anche un sopraffino romanziere con Il nome della rosa. Oggi lo so.»
Scorrono così le mete di viaggi, esplorazioni, a volte brevi, a volte più intense ma sempre capaci di rivelare quell’umanità di cui l’Autore è attento osservatore: Bolzano, Praga, Londra, New York e «la sensazione che la città sia difficile da montare, come un enorme toro meccanico che ti costringe ad avere muscoli d’acciaio nell’interno delle cosce, e intelligenza per anticipare ogni suo movimento imprevisto».
Una rutilante sequela di luoghi, avventure e amori, ciascuno disegna una «mappa variegata dei sentimenti del luogo»: dall’Italia del sud (Lecce, Trapani, Lampedusa) all’Europa del nord (Göteborg, Wernigerode). Vite, vita.
E poi il tragico ricordo del padre suicida e l’angosciante domanda: «Solo sei mesi sono invece passati dalla mia venuta al mondo alla tua scomparsa. Perché non ti sono bastato io, con la mia nascita, per uscire da quel vortice di depressione? Non sono stato capace di darti quella forza che un figlio dona a tanti padri, non sono stato un evento abbastanza felice da riempire quel vuoto che si stava allargando nella tua mente.»
È ormai però giunta l’ora che il passato lasci spazio al futuro, incarnato dal giovane Nick, in una Bologna ormai senza tempo, «senza più farmi tentare dai luoghi del mio ieri. E se un giorno ti guarderai intorno, forse ti imbatterai in qualcosa di mio. Non importa se le cose che ho fatto sembrano poche, in confronto alle mille informazioni che ho preso in quelle aule […]. Non importa se ho scelto la periferia dell’impero, dove si è sempre un po’ più in ombra, e se ho rinunciato a combattere ferocemente per qualcosa che pensavo di meritare e non ho avuto. Mi sono costruito la mia strada, ho scavato e posato la ghiaia di sottofondo, ci ho camminato tanto, ho incontrato persone che – miracolo – si sono fidate di me. Tutto ciò non importa, perché ci sono figli che mi prendono teneramente in giro, ci sono volti, ci sono persone, che in qualunque posto mi trovi – nel centro della capitale, o nei sobborghi di immigrati pieni di vite aliene, o nelle arterie dense di umane costruzioni ai piedi di ciò che rimane delle colline, o nei porti della città – per me sono casa.»
L’Autore
Gaetano Zanoli, carpigiano, classe 1951. Laureato in ingegneria edile e architettura. Membro del gruppo musicale “The lonely hearts” negli anni ’60. Consigliere comunale negli anni ’80. Ha pubblicato nel 2019 il suo primo libro Centocinque Poesie, menzione di merito al IX Premio Letterario Internazionale Città di Sarzana, mentre nel dicembre 2024 è uscito il secondo libro di poesie Di stelle scintillano i rami. La raccolta 20 città. Racconti reali e surreali ha ottenuto ottime recensioni e vari riconoscimenti: 1° classificato sezione “racconti” al Premio Letterario Internazionale Città di Sarzana; 2° classificato al premio Giovane Holden a Viareggio 2023; menzione speciale al Premio Città di Salsomaggiore 2023




